19 Maggio 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

Richiamo del Bosco, torna il festival che intreccia natura, relazioni e cura del territorio 

Nel cuore delle Alpi biellesi, un collettivo di guide ambientali propone il festival “Richiamo del Bosco” che unisce cammini, forest bathing, arte e inclusione sociale. Un’esperienza diffusa che mette al centro il bosco come spazio di relazione, ascolto e trasformazione.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
richiamo del bosco7
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Nel cuore del biellese, tra boschi di faggi, torrenti alpini e piccoli paesi fuori dalle rotte più battute, da alcuni anni esiste un’esperienza che prova a mettere insieme natura, relazioni, benessere e territorio. Si tratta del festival Richiamo del Bosco – quest’anno in programma dal 12 al 14 giugno presso il Santuario di San Giovanni d’Andorno in Valle Cervo – fortemente voluto da un collettivo di guide ambientali che si sono poste una domanda semplice: “Che cosa succede quando il bosco non viene vissuto soltanto come spazio naturale, ma come luogo di relazione, ascolto e trasformazione personale?

L’idea iniziale del collettivo di guide era quella di accompagnare le persone nel bosco attraverso cammini, pratiche di forest bathing, attività escursionistiche e momenti di ascolto. Con il tempo però il progetto ha allargato il proprio orizzonte fino a diventare una rete di esperienze che intrecciano arte, educazione ambientale, inclusione sociale, turismo responsabile, alimentazione naturale, pratiche meditative e lavoro sul territorio.

Il nome stesso, “Richiamo del Bosco”, nasce dall’intuizione del bosco come luogo che richiama le persone a uno stato di maggiore presenza, di connessione con sé stesse e con gli altri. Un richiamo che non riguarda solo la dimensione individuale, ma anche quella collettiva. Una modalità che si riflette anche nella maniera in cui lavora il collettivo al proprio interno. Le decisioni vengono prese insieme, in cerchio, cercando ascolto reciproco e cooperazione. Non esiste una figura centrale che decide per tutti, ma un gruppo di persone unite dall’amicizia, da passioni comuni e dalla volontà di sperimentare forme di collaborazione fondate sulla relazione umana.

Richiamo del Bosco
Marco Bo conduce un cerchio

Richiamo del Bosco, il festival tra natura, arti, territorio e inclusione

«Il festival, giunto alla sua terza edizione, celebra la natura attraverso pratiche aperte a persone di tutte le età e condizioni. Progressivamente si è aperto anche alle arti, alla danza, alla musica e alla poesia. Ad esempio, dalla collaborazione con Translational Music ed Emiliano Toso è nato il Healing Music Festival che, ogni fine agosto, ci riunisce per tre giorni dedicati alla musica del benessere. Non si tratta soltanto di organizzare eventi in natura, ma di creare occasioni in cui le persone possano fermarsi, rallentare e vivere. Un contesto capace di amplificare esperienze anche molto differenti tra loro e renderle accessibili a pubblici diversi», racconta Enrico De Luca, uno degli ideatori.

L’accessibilità è uno dei punti centrali del progetto: da anni infatti il collettivo collabora con realtà che si occupano di inclusione sociale, lavorando con persone ipovedenti, non vedenti e con differenti fragilità cognitive. Il bosco è un meraviglioso connettore delle tante e varie esperienze di vita e dal racconto delle guide emerge spesso come queste attività abbiano modificato anche il loro stesso modo di stare nel bosco.

«Le persone ipovedenti, ad esempio, utilizzano in modo più intenso l’ascolto, l’olfatto e il tatto, portando l’attenzione su aspetti che spesso chi vede tende a trascurare. In questo senso il bosco diventa uno spazio in cui le differenze non vengono semplicemente accolte, ma diventano occasione di apprendimento reciproco», sottolinea Marco Bo, tra i fondatori del collettivo.

Un altro tema importante per Richiamo del Bosco riguarda il rapporto con il territorio. Le attività proposte non si limitano all’esperienza naturalistica, ma cercano di mettere in relazione chi arriva da fuori con le persone che abitano questi luoghi: agricoltori, piccoli produttori, strutture ricettive, ristoratori e comunità locali. Molti dei membri del collettivo arrivano da esperienze legate al turismo responsabile e portano con sé l’idea che il viaggio debba generare relazioni e non consumo del territorio. Da qui nasce anche l’attenzione al “non lasciare tracce”, inteso non solo in senso ambientale, ma anche culturale e sociale, per evitare dinamiche estrattive e costruire esperienze capaci di lasciare memoria, relazioni e desiderio di tornare. 

Richiamo del Bosco

L’alimentazione, ad esempio, è parte integrante di questo approccio. Durante le attività che il collettivo propone vengono valorizzati prodotti locali, cibo naturale e realtà agricole del territorio, non come semplice proposta gastronomica, ma come elemento coerente con una visione più ampia del benessere. Secondo il collettivo, il cibo, il corpo e l’ambiente sono strettamente collegati, per questo molte esperienze includono incontri con produttori locali o momenti dedicati alla scoperta di un’alimentazione più consapevole.

«Per noi il festival è anche un modo per celebrare la collaborazione che ci unisce, un’attività lavorativa che in realtà coincide profondamente con la nostra passione. È il modo con cui proviamo a lasciare un’impronta su questo territorio e nelle persone che arrivano da fuori per conoscerlo», continua Marco. 

E a proposito di impronte, durante il festival verrà presentato e proiettato il documentario “Che tracce lasciamo? Sul Cammino di Oropa, tra i passi che cambiano noi e i luoghi”, realizzato da Daniel Tarozzi, fondatore di Italia che Cambia, con Movimento Lento. Durante il festival sarà inoltre protagonista, insieme a Giuseppe Barbiero e Marcella Danon, di un incontro dedicato a ecopsicologia e biofilia, per riflettere sul rapporto profondo tra esseri umani e natura e sulle pratiche capaci di rigenerare questa connessione. 

Che cosa succede quando il bosco non viene vissuto soltanto come spazio naturale, ma come luogo di relazione, ascolto e trasformazione personale?

Lentezza, ascolto e cura grazie al Richiamo del Bosco

Per quanto riguarda il pubblico proveniente da fuori invece, nel corso di queste tre edizioni il festival ha registrato una crescita significativa. Negli ultimi anni Richiamo del Bosco ha iniziato a lavorare anche con aziende e gruppi professionali. Le pratiche di forest bathing vengono utilizzate come strumenti per favorire collaborazione, ascolto, creatività e riduzione dello stress all’interno dei gruppi di lavoro.

In generale, le persone che partecipano alle iniziative proposte arrivano per motivazioni molto diverse. Alcune sentono semplicemente il bisogno di staccare la spina, soprattutto persone adulte immerse in ritmi lavorativi intensi e frenetici che cercano uno spazio in cui rallentare e ritrovare un po’ di respiro. Altre arrivano da percorsi già legati al mondo olistico e spirituale e cercano un luogo in cui sentirsi accolte, uno spazio in cui ritrovare ossigeno e tempo per sé.

Negli ultimi tempi si sta avvicinando anche un pubblico più giovane, spesso coppie o persone tra i 20 e i 40 anni, incuriosite da questo movimento che riporta le persone nei boschi e a un contatto più diretto con la natura. In molti emerge una voglia autentica di riavvicinarsi all’ambiente naturale e di comprendere più a fondo ciò che il bosco può raccontare e trasmettere. Ci sono poi molte persone che arrivano nel bosco perché sentono un forte bisogno di silenzio, di quiete e di allontanarsi da uno stato di stress continuo. 

Richiamo del Bosco
Emiliano Toso

«Qualcuno parla di spiritualità, ma spesso questa parola viene percepita come qualcosa di distante o astratto. Io invece penso a qualcosa di molto concreto che ha a che fare con l’umanità. Mi piace citare Einstein quando dice: “La mente intuitiva è il dono sacro che l’umanità ha ricevuto. La mente razionale è il suo servo fedele”. Oggi abbiamo dato troppa importanza alla mente razionale, dimenticando quella intuitiva. Per questo, quando parliamo di spiritualità, parliamo soprattutto della possibilità di ritrovare quella parte umana, intuitiva e creativa che ognuno di noi possiede. Esperienze che diventano come piccoli semi destinati a germogliare dentro di noi e nella vita quotidiana», commenta Marco Bo.

Il territorio in cui si svolge il festival Richiamo del Bosco è ancora relativamente poco conosciuto dal turismo mainstream. Il biellese, stretto tra montagne, vallate e piccoli centri, non è un luogo di passaggio ed è forse anche per questo che molte persone che partecipano alle attività raccontano di scoprire qui un ritmo diverso fatto di relazioni più dirette, tempi più lenti, una natura meno trasformata.

Sicuramente il Cammino d’Oropa ha contribuito negli ultimi anni a far conoscere questa parte di Piemonte, ma per le guide di Richiamo del Bosco la sfida è soprattutto quella di accompagnare le persone fuori dal percorso principale, dentro i territori laterali, nei piccoli paesi, nelle realtà agricole e nei boschi che circondano il cammino. In un tempo segnato da accelerazione, isolamento e sovraccarico, per gli ideatori di Richiamo del Bosco le relazioni, il silenzio, l’ascolto e la cura sono pratiche quotidiane da vivere insieme camminando nel bosco.

Questo articolo rientra nella campagna di comunicazione legata al progetto “Io non lascio tracce – Benessere in Movimento Lento”, finanziato da Compagnia di San Paolo sul Bando Sportivi Per Natura.

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