24 Giugno 2026 | Tempo lettura: 6 minuti
Ispirazioni / Questione di risorse

Il successo della Norvegia come paese petrolifero: un modello non replicabile

Per sostenere i vantaggi di un’economia petrolifera spesso si cita il caso della Norvegia. Il paese scandinavo però è un modello che non si può replicare da nessuna parte. Ecco perché.

Autore: Source International
norvegia3

In un precedente articolo di questa rubrica, abbiamo parlato della “maledizione delle risorse”, quel fenomeno per cui i paesi più ricchi di risorse naturali siano poi alla fine i più poveri da qualunque punto di vista lo si guardi. I sostenitori del modello estrattivista portano però sempre l’esempio della Norvegia come di un modello virtuoso di paese che ce l’ha fatta. Un paese che oggi è uno dei più ricchi del mondo, che ha uno dei sistemi di welfare più solidi ed efficienti del mondo e che deve tutto questo all’estrazione petrolifera. 

Nel secondo dopoguerra la Norvegia era uno dei paesi più poveri d’Europa. Grazie all’estrazione di petrolio e alla sua gestione, in 30/40 anni questa economia scandinava si è posizionata dove si trova oggi: al vertice di molte statistiche. In questo articolo vedremo le condizioni uniche che hanno portato fin qui la Norvegia e capiremo perché il modello norvegese non è replicabile altrove, soprattutto nei paesi del sud globale, il più colpito dalla “maledizione delle risorse”.  

Abilità della classe politica

Partiamo dal primo punto, il più facile. La Norvegia ha avuto e ha tuttora una classe politica lungimirante ed efficiente che è stata in grado di ottenere il massimo dal petrolio, in particolare con la creazione del fondo sovrano. Il sistema democratico e le istituzioni solide e trasparenti hanno fatto il resto. Anche se questo è decisamente un punto a favore del modello norvegese, vedremo poi che è ben diverso pensare di poterlo replicare in altri contesti.

Norvegia
Il complesso petrolifero Ekofisk

Fin dalla scoperta del primo giacimento nel 1969 la Norvegia ha fatto confluire i profitti del petrolio in un fondo che investe all’estero, diversificando così i profitti del petrolio sul lungo termine. Questo modello è stato ripreso anche da alcuni Stati del golfo in tempi più recenti, ma con effetti molto diversi. La corruzione endemica in molti paesi produttori è un ostacolo al poter replicare il modello norvegese, ma come abbiamo già visto è proprio il modello estrattivista a fomentare la corruzione e la Norvegia ne è la classica eccezione che conferma la regola.   

La tassazione dei profitti petroliferi

Secondo punto chiave. La tassazione sui profitti petroliferi è del 78%! Lo ripeto: 78%! La Norvegia è stata molto abile politicamente a sfruttare la sua posizione in Europa e nella NATO e, nel pieno della Guerra Fredda, ha potuto giocare abilmente le sue carte politiche e applicare una tassazione così alta – che di fatto è una nazionalizzazione – senza che nessuno intervenisse.

Ogni altro paese che ci ha provato è stato vittima di colpi di stato orchestrati – a volte nemmeno tanto di nascosto – dalle compagnie petrolifere. Iran, Ecuador, Angola, Burkina Faso, Algeria, Libia, Indonesia, sono solo alcuni casi di paesi che a un certo punto nella loro storia hanno provato a fare quello che ha fatto la Norvegia e sono stati colpiti da golpe, invasioni e/o attacchi di varia natura.

La Norvegia è all’intero di un contesto di educazione e tecnologia che non è replicabile nel breve termine in altri paesi

L’ultimo caso è quello del Venezuela, un paese in cui il petrolio era di fatto nazionalizzato con un sistema sostanzialmente copiato dalla Norvegia in cui le imprese pagavano una tassazione del 60%. A gennaio di quest’anno però, gli Stati Uniti hanno di fatto rapito il presidente Maduro e sappiamo che poche settimane dopo le prime imprese occidentali hanno firmato i primi accordi per l’estrazione del petrolio. La Norvegia si è salvata da tutto questo perché posizionata sul confine della guerra fredda in un’epoca in cui la sua stabilità politica ed economica era fondamentale agli interessi dell’occidente.  

La vicinanza a consumatori affidabili

La Norvegia vende quasi tutto il suo petrolio in Europa. La zona petrolifera della Norvegia è nel mare al largo di Stavanger, nel sud del paese, di fatto a poche decine di chilometri dai suoi consumatori. Il che rende il sistema più efficiente, più economico e meno vulnerabile e/o volatile. Per paesi come l’Ecuador o il Perù esportare il petrolio è molto più complesso. 

Norvegia
La città di Stavanger

Innanzitutto il petrolio si trova in Amazzonia e in qualche modo bisogna fargli svalicare nientemeno che le Ande e portarlo sulla costa. Poi da lì servono porti, navi, giorni di viaggio durante i quali può succedere di tutto: può cambiare il prezzo del petrolio, per esempio, o può essere istituito un blocco navale come quello in Iran o in Venezuela. Inoltre, vendere in Europa è decisamente più affidabile che vendere da altre parti del mondo. Il sistema democratico e lo stato di diritto dell’Europa garantiscono degli acquirenti solidi e fidati, pagamenti costanti e rispetto dei contratti.  

Popolazione

Avere moltissimo petrolio e doverne redistribuire gli utili tra 5 milioni di abitanti è molto diverso che doverlo fare con i 242 milioni di abitanti della Nigeria. E il paragone non è affatto casuale. La Norvegia e la Nigeria producono circa la stessa quantità di petrolio all’anno – 1,87 milioni di barili la Norvegia; 1,80 milioni di barili la Nigeria – ma la popolazione tra cui “dividere” questi proventi è 43 volte superiore in Nigeria e si prospetta un’ulteriore crescita. Le proiezioni vedono la Nigeria toccare i 500 milioni di abitanti nel 2050, ovvero 100 volte di più che la Norvegia!  

Il modello norvegese funziona perché il rapporto tra popolazione e quantità di petrolio è enorme. Gli unici altri paesi ad avere un rapporto simile sono alcuni paesi del golfo, ma in quel caso è perché la ricchezza viene redistribuita solo tra i cittadini e non ne beneficiano i milioni di immigrati senza cittadinanza. Se venisse distribuita tra tutti gli abitanti di quei paesi il boom economico dei paesi del golfo sarebbe molto diverso da quello che vediamo oggi.  

78%

L’aliquota imposta dalla Norvegia sui profitti petroliferi

5 milioni

La popolazione della Norvegia. Quella della Nigeria, che produce lo stessa stessa quantità di petrolio, è di 242 milioni

1969

L’anno in cui è stato scoperto il primo giacimento petrolifero in Norvegia

Il contesto Europeo

La Norvegia è in Europa. È all’intero di un contesto di educazione e tecnologia che non è replicabile nel breve termine in altri paesi. I giovani norvegesi negli anni 70/80 – quelli del boom norvegese – venivano incentivati ad andare a studiare all’estero per poi tornare e contribuire allo sviluppo del paese e di una economia diversificata. Se oggi vediamo la Norvegia essere leader nelle tecnologie rinnovabili è perché per anni le sue migliori menti hanno potuto studiare nelle università più prestigiose del mondo

Chiaramente è molto diverso dalla Nigeria o dall’Angola, dove i giovani non possono nemmeno accedere alle grandi università europee o statunitensi sia per questioni economiche che per questioni migratorie. E quindi in questi paesi non si riesce a sviluppare un modello tecnologico-industriale alternativo come è invece stato fatto in Norvegia, ma la colpa non è dei paesi produttori ma delle politiche migratorie e in generale dell’accesso all’istruzione.  

Per concludere, la Norvegia rappresenta la classica eccezione non replicabile. Un modello che funziona perché in quel luogo, in quel contesto, con quelle risorse e con quel sistema e che se si prova a trasportare o copiare in contesti diversi semplicemente non funziona. I fautori del modello estrattivista citano costantemente la Norvegia come il modello da seguire, omettendo tutte le peculiarità del modello norvegese e dimostrando una capacità di comprensione dei contesti diversi molto limitata.