Da dimora privata a spazio di accoglienza e rinascita: la storia di Villa Piazzo e di Robert
Villa Piazzo è un’antica residenza privata che oggi, grazie al lavoro dell’associazione Pacefuturo, ospita percorsi di accoglienza e inserimento di giovani migranti. Vi raccontiamo la storia di uno di loro, Robert.
Il testo che segue è frutto di un lavoro svolto dai ragazzi e ragazze nel corso di un workshop dal titolo “Comunicazione consapevole e storytelling trasformativo“, organizzato da Pacefuturo e Italia che Cambia. Si è trattato del primo step del più ampio progetto “Impronte di Pace”, ospitato presso Villa Piazzo, a Biella, che ha avuto come relatore Daniel Tarozzi, giornalista di Italia che Cambia.
Nel corso della prima giornata siamo stati introdotti al concetto di comunicazione consapevole e di storytelling, cercando di fornirci strumenti necessari alla creazione di contenuti volti alla valorizzazione di un territorio o di progetti che si sviluppano all’interno di un territorio per trasformarlo in meglio. Abbiamo così avviato discussioni partecipate e condiviso esperienze e opinioni, ognuno con la propria radice di provenienza, e siamo entrati in contatto con la realtà di Villa Piazzo cercando di conoscerla il più possibile.
Il workshop si è poi concluso nel corso della seconda giornata dove ci siamo divisi in due gruppi con lo scopo, ognuno, di creare un contenuto che potesse promuovere le attività portate avanti da Pacefuturo. Essendo in quattro e con poco tempo a disposizione, ci siamo divisi di conseguenza i compiti nel reperire le informazioni tra l’introduzione, i due luoghi citati nel testo e l’intervista a un importante testimone come Robert, cercando poi una stesura comune alla fine. Ne approfittiamo per ringraziare tutte le persone coinvolte.
Camilla Perino, Dennis de Wit, Valeria Frigerio e Rocco Zumaglini
«Quando sono arrivato qui era notte, non c’era nessuno e mi sentivo spaesato», ci racconta Robert, rifugiato accolto da Pacefuturo, associazione no-profit la cui storia è stata raccontata in questo podcast, impegnata dal 2014 nell’attuazione di progetti sostenibili, volti a dare nuova vita a luoghi e persone nella comunità di Pettinengo. «Ad accoglierci a Villa Piazzo ho trovato Andrea, direttore di Pacefuturo, e Nicola, operatore dell’associazione».

L’accoglienza di rifugiati politici e richiedenti asilo è stato il primo progetto avviato a Villa Piazzo, edificio costruito a circa a meta del XIX secolo e che per un lungo periodo è rimasto di proprietà della famiglia Bellia, impegnata con successo nell’industria laniera locale. Successivamente venne acquistata, negli anni Cinquanta, dalla famiglia Pavia, che dopo trent’anni, decise di donarla all’Amministrazione Comune di Pettinengo, trasformandola così da luogo privato a luogo pubblico.
In questo processo ha giocato un ruolo fondamentale Angelo Pavia che, insieme ad altri soci, ha dato vita a Pacefuturo con lo scopo di creare un luogo di incontro, accoglienza e condivisione, dove portare avanti progetti culturali, di pace e convivialità. Il progetto di accoglienza si è inserito in un contesto culturale di diffidenza e paura, dove i migranti venivano accolti dai lampeggianti nel buio della notte, lontano dalla comunità in cui si dovevano inserire.
La vera forza dell’associazione, ci racconta Robert, fu proprio l’umanità dimostrata dagli operatori, in contrasto con l’accoglienza rigida e forzata da parte della comunità: «La cosa che mi colpì fu il rispetto dimostrato da Pacefuturo nell’accoglierci. Dopo un lungo viaggio, era proprio quello di cui avevamo bisogno». Con impegno e coraggio Pacefuturo è riuscita nel corso degli anni a dare il via a un cambiamento culturale, spostando l’accoglienza da un processo centralizzato e nascosto a uno più diffuso e condiviso, permettendo ai rifugiati di sentirsi parte attiva dalla comunità di Pettinengo.

«Nei giorni successivi, le persone dell’associazione mi hanno fatto sentire immediatamente come parte integrante della comunità di Pettinengo», ricorda Robert proseguendo il racconto. «Non ero uno straniero, ma uno di loro, parte integrante della loro famiglia. Mi hanno subito accolto nelle loro attività quotidiane: mi portavano a fare la spesa, mi portavano a casa loro, acquistavano per me abbigliamento e cibo. Mi hanno dato accesso a qualsiasi cosa di cui avevo bisogno, e grazie a loro, non mi sono sentito limitato. Qui a Pettinengo potevo fare tutto ed esprimere me stesso senza limiti».
In quest’ottica di cambiamento, hanno la possibilità di trasformarsi e trovare nuova vita non solo le persone che fanno parte di questa realtà, ma anche i luoghi. Portiamo l’esempio della vecchia casa del custode abbandonata, parte del complesso di Villa Piazzo. Pacefuturo l’ha ha ristrutturata e trasformata in spazio di accoglienza e integrazione per persone con disabilità attraverso la collaborazione con l’associazione biellese Dopo di Noi.
Quando il progetto purtroppo non è più potuto proseguire, è emersa nuovamente la necessità di reinventarsi e la casa, offrendo la possibilità di autofinanziamento delle attività svolte, si è trasformata nell’“Elefante Fritz”. Uno spazio immerso nella pace e nel silenzio della natura in cui chi vi soggiorna ha la possibilità di intraprendere un viaggio trasformativo entrando in contatto con persone provenienti da mille luoghi differenti.
La cosa che mi colpì fu il rispetto dimostrato da Pacefuturo nell’accoglierci. Dopo un lungo viaggio, era proprio quello di cui avevamo bisogno
Il più recente progetto di cambiamento portato in atto da Pacefuturo si chiama invece “The sPace”, ospitato da un altro immobile che si trova dalle parti di Villa Piazzo, pur non facendone parte. In principio era la dimora del dottor Camillo Norcia, più tardi fu sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Ora, dopo essere stata rinnovata, è di nuovo luogo di aggregazione per la comunità di Pettinengo con il suo centro diurno per anziani e l’ostello per i viandanti che decidono di soggiornarci per fuggire dalla propria quotidianità. Il tutto senza trascurare il passato e cercando di riutilizzare quanto più materiale possibile.
«Pacefuturo mi hanno aiutato a ottenere un nuovo inizio, permettendomi di esercitare quello che era già il mio lavoro in Gambia. Grazie alle otto lingue che già conoscevo e all’italiano che l’associazione mi ha permesso di imparare, ho iniziato a lavorare come mediatore culturale e traduttore per l’associazione. Grazie alla mia esperienza e alla mia professionalità, ora aiuto le persone che come me hanno lasciato il loro paese di origine, e hanno solo bisogno di essere accolte da persone amichevoli, professionali e capaci», conclude Robert.
Vuoi approfondire?
Ascolta il podcast con la storia di Pacefuturo, l’organizzazione che gestisce Villa Piazzo.
Guarda il video con il workshop di Daniel Tarozzi.











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