A scuola nella Riserva di Vendicari: GROW sperimenta il Montessori outdoor
Nato dall’esperienza di Piccoli Passi, GROW riunisce oggi oltre trenta famiglie e intreccia outdoor education, metodo Montessori e vita comunitaria.
Come sarebbe andare a scuola all’interno di una riserva naturale come quella di Vendicari? Per alcune bambine e bambini questa è già la quotidianità. Qui diversi anni fa è nato Piccoli Passi, un centro di educazione in natura che nel tempo si è trasformato fino a confluire nel progetto GROW Montessori in Natura. Si tratta di un’esperienza che ha ridefinito la propria identità ereditando oltre dieci anni di lavoro, anche sperimentale, sull’outdoor education e un patrimonio di famiglie, relazioni e connessioni profondamente radicate nel territorio.
Negli ultimi due anni la comunità di GROW, formata da famiglie ed educatori locali e internazionali, si è interrogata sulla direzione da prendere: nella primavera del 2026 ha deciso anche di costituirsi come associazione di promozione sociale. Una forma organizzativa che permette di rispondere meglio agli adempimenti normativi e di investire maggiormente nella costruzione pedagogica dell’outdoor education.

«Io ho tre figli e ho avuto diverse esperienze di forest school e di scuole parentali. Spesso questi percorsi nascono dall’entusiasmo di vedere i propri figli crescere in un ambiente naturale attraverso un’educazione più libertaria. Non sempre però dietro questa scelta c’è una riflessione pedagogica altrettanto approfondita, capace di mettere davvero al centro i bisogni del bambino nelle diverse fasi evolutive», racconta Veronica, mamma torinese che si è trasferita in Sicilia per GROW e oggi è volontaria e attivista del progetto.
Dalla natura a una pedagogia strutturata: la scelta di Montessori
A questo si aggiungono le richieste del sistema pubblico. Nella scuola primaria e secondaria di primo grado i bambini devono sostenere gli esami di idoneità e occorre quindi confrontarsi anche con le indicazioni ministeriali. Puoi avere un contesto meraviglioso ed educatori eccezionali, perfettamente in sintonia con la visione delle famiglie, ma come avvengono gli apprendimenti? Come si affrontano i programmi di matematica, italiano e le altre discipline previste?
«Non vogliamo semplicemente stare in natura e poi fare i compiti. Vogliamo capire quali pedagogie possano garantire un apprendimento esperienziale e autonomo, coerente anche con quello che oggi sappiamo grazie alle neuroscienze. Un apprendimento si consolida perché il bambino ha fatto esperienza di qualcosa, l’ha toccata e compresa, invece di limitarsi a memorizzarla e ripeterla», sottolinea Veronica.
Questa riflessione ha portato la comunità di GROW – costituita da circa 32-33 famiglie insieme a Davide, proprietario de Il Roveto, una masseria storica del 1762 situata nel cuore della Riserva Naturale di Vendicari dove ha sede il progetto – a confrontarsi con diverse esperienze internazionali: Summerhill, Forest School, Green School, Montessori, Earth Kinder, Steiner-Waldorf.

Come racconta Veronica, «dopo diverse assemblee ci siamo chiesti quale esperienza ci ispirasse maggiormente. Un elemento che ci ha colpito del metodo Montessori è il concetto di ambiente preparato, come l’ambiente possa nutrire il bambino, le sue emozioni, i suoi apprendimenti e il suo sviluppo bio-psico-sociale. Ci siamo accorti che può offrire una struttura capace di tenere insieme molti aspetti, dalla vita pratica alle arti, dalle scienze al linguaggio. Abbiamo quindi cominciato a studiarlo e a cercare esperienze nelle quali venisse applicato in contesti outdoor».
Il metodo Montessori è spesso associato ad ambienti interni molto curati e organizzati, con materiali specifici e insegnanti chiamati guide. A GROW mancava proprio il collegamento tra questo approccio e un’esperienza continuativa in natura. Grazie al contatto con Fondazione Montessori Italia, la comunità ha scoperto che l’applicazione del metodo Montessori in natura rappresenta ancora un terreno relativamente nuovo e la Fondazione stessa è interessata a osservare questo tipo di sperimentazione.
Un’esperienza educativa di questo tipo rischia di essere accessibile solo a una fascia ristretta di famiglie?
GROW ha quindi lanciato due call internazionali per individuare insegnanti con esperienza Montessori in natura o in contesti educativi affini. Sono arrivati circa 150 curriculum da tutto il mondo. La selezione, svolta anche con il supporto di Fondazione Montessori Italia, ha portato all’individuazione di due guide: una proveniente dall’India, che si occuperà della scuola elementare, e una dalla Spagna, che seguirà la primaria.
«Maria Montessori ha sviluppato e sperimentato parte del suo lavoro sulla primaria proprio in India durante la Seconda guerra mondiale. Le esperienze asiatiche hanno quindi una storia significativa in questo campo e questa guida porta con sé un patrimonio culturale ed educativo molto radicato. In generale si tratta di qualcosa di nuovo, di una sperimentazione che potrà essere utile anche per altre esperienze future al di fuori della Sicilia».

Le due guide, che resteranno a GROW per almeno i prossimi tre anni, saranno affiancate dagli educatori storici del progetto, fondamentali per preservare la relazione di prossimità costruita negli anni con i vari gruppi. La continuità è un tema particolarmente importante in un contesto in cui alcune famiglie scelgono questo tipo di esperienza solo per un periodo limitato, trascorrendo un anno in Sicilia per poi tornare nel proprio Paese.
«Noi non vogliamo diventare una scuola legata a una sorta di turismo educativo. Vogliamo che le persone possano restare e che costruiscano uno scambio reciproco con il territorio, sia come famiglie sia attraverso i bambini. Anche per questo è importante avere una proposta pedagogica forte, altrimenti tutto rischia di diventare troppo fluido».
GROW una scuola internazionale, ma per chi?
La comunità di GROW riunisce famiglie di dodici nazionalità e circa l’80% dei bambini proviene da famiglie straniere. È quindi legittimo chiedersi se un’esperienza educativa di questo tipo rischi di essere accessibile soltanto a una fascia ristretta di famiglie. «Negli ultimi quattro o cinque anni le rette erano diventate piuttosto alte, ci siamo interrogati anche rispetto alla scarsa presenza di bambini siciliani cercando di individuare cosa stavamo sbagliando», continua Veronica.
GROW ha deciso di intervenire su più fronti: identità, comunicazione e costi. Sono state rafforzate le pratiche di economia circolare, attraverso la donazione e il recupero di prodotti e materie prime, cercando di ridurre anche i costi della mensa biologica. Alcune famiglie hanno iniziato a occuparsi direttamente della pulizia di alcuni spazi. La retta si è abbassata a 370 euro al mese e comprende un servizio full time, mensa biologica a pranzo, due merende di frutta al giorno, bilinguismo, materiali Montessori, attività outdoor e uscite.

GROW sta provando così a mantenere la retta più bassa rispetto a quella di alcune realtà parentali promuovendo anche sconti – per coppie di fratelli o sorelle – e possibilità di detrazione. «Per noi inclusione significa soprattutto riuscire a parlare alle famiglie del territorio e farle entrare nel progetto. Quando la retta è stata abbassata, per esempio, si è iscritta una bambina di Pachino. La mamma ha anche deciso di partecipare ai turni della mensa ottenendo così un’ulteriore riduzione della retta».
Quando la scuola finisce e resta la comunità
Durante la settimana la comunità si riunisce anche al di fuori delle attività strettamente educative. Il martedì e il giovedì mattina ci si ritrova per una lezione di yoga con Cristina sotto i pini, si condivide il pane fresco a lievitazione naturale sfornato da Vincenzo oppure ci si incontra per celebrare ricorrenze stagionali e culturali. Non si tratta di impegni rigidi, ma di estensioni di una vita condivisa, aperte a chi ha voglia di partecipare. GROW è plasmato dalle persone che ne fanno parte e i genitori sono invitati a contribuire mettendo a disposizione idee, competenze e iniziative.
«Le famiglie hanno sempre partecipato», prosegue Veronica. «Naturalmente, come in tutti i gruppi associativi, c’è chi riesce a fare di più e chi meno, ma il principio è che chi entra nel progetto entra anche nella comunità. Esistono ruoli diversi e modi diversi di esserci, ma la componente partecipativa per noi è fondamentale».
Una caratteristica che, ammette Veronica, può rappresentare anche un ostacolo per alcune famiglie del territorio. «Chi, per esempio, gestisce un bar o lavora fino alle nove di sera può pensare di non avere il tempo necessario per partecipare. Non imponiamo naturalmente lo stesso livello di partecipazione a tutti, ma chiediamo almeno di condividere alcuni rituali, celebrazioni e momenti comunitari».

Anche Veronica lavora full time e spesso fatica a essere presente fisicamente. Per questo cerca di occuparsi soprattutto delle attività che può gestire da remoto, come alcuni rapporti con i fornitori. Ma è proprio nella dimensione comunitaria che dice di aver trovato uno degli aspetti più importanti dell’esperienza. «Io sono sola con i miei bambini e non ho la famiglia vicino. Dentro GROW ho trovato una rete di supporto reale. Anche se lavori, c’è qualcuno che può riaccompagnare i bambini a casa. Nel fine settimana le famiglie organizzano merende e momenti insieme».
Il servizio educativo termina, ma la comunità continua. La mutualità tra le famiglie riguarda la cura dei bambini e molti altri aspetti della quotidianità. Uno di questi è il second hand e l’economia circolare degli abiti. «Ci scambiamo continuamente vestiti dei bambini. Io quest’anno avrò speso forse 50 euro in abbigliamento perché esiste un vero e proprio mercatino interno di seconda mano». Anche questi aspetti, secondo Veronica, aiutano a leggere diversamente il tema della retta. «Se guardi soltanto la cifra puoi pensare che sia alta, ma se consideri tutto ciò che comprende la prospettiva cambia».











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