6 Novembre 2026 | Tempo lettura: 6 minuti

Etichette del miele: cambiano le regole. Ecco i consigli dei produttori su come scegliere

Le nuove regole sull’origine aiutano a leggere l’etichetta, ma non bastano a valutare la qualità del miele. Il 15 novembre Mielerie Aperte invita a incontrare i produttori.

Autore: Paolo Cignini
etichette miele

Come scegliere il miele basandosi sulle informazioni riportate sull’etichetta? La questione riguarda molti alimenti, ma nel caso del miele c’è una novità precisa: da giugno 2026 le regole sull’origine dichiarata in etichetta sono diventate più dettagliate. Il 15 novembre, con la giornata nazionale di Mielerie Aperte, alcune di quelle domande potranno essere rivolte direttamente agli apicoltori.

L’origine del miele, tra etichette e nuove regole

Un vasetto può riportare il nome e l’indirizzo di un’azienda italiana anche quando il miele proviene da un altro Paese. L’azienda potrebbe averlo acquistato all’estero e successivamente confezionato in Italia. Per conoscerne l’origine dobbiamo quindi cercare un’informazione specifica: il Paese in cui il miele è stato raccolto dalle api, che non coincide necessariamente con la sede di chi lo commercializza.

Dal 14 giugno 2026 sono applicabili le disposizioni della direttiva europea 2024/1438, recepita in Italia con il decreto legislativo 207/2025. Per le miscele di mieli raccolti in Paesi diversi non bastano più formule generiche come “miscela di mieli UE e non UE”: in generale, devono essere indicati i Paesi d’origine e le relative percentuali, in ordine decrescente. Una miscela composta per il 70% da miele italiano e per il 30% da miele spagnolo, per esempio, deve riportare chiaramente entrambe le provenienze. Sono previste eccezioni e le scorte etichettate o immesse sul mercato prima del 14 giugno possono essere vendute fino a esaurimento.

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L’etichetta offre più strumenti di confronto, ma l’origine geografica non è una garanzia di qualità. Due mieli dello stesso Paese possono essere lavorati e conservati diversamente. E “millefiori”, per fare un esempio che riguarda una delle varietà più conosciute, descrive un miele raccolto dalle api su una varietà di fioriture, non una miscela di mieli di nazioni diverse.

Lo ricorda Giuseppe Cefalo, presidente dell’Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani (UNAAPI): «Sapere da quali Paesi arriva il miele è una prima importante informazione, soprattutto nel caso di miscele di miele proveniente da diversi paesi. Ma conoscere la provenienza non significa conoscere automaticamente la qualità: per questo servono informazioni sulla tracciabilità di filiera e strumenti che rendano verificabile l’autenticità del prodotto. Acquistare direttamente dal produttore, informarsi sui luoghi e periodi di produzione, o sulle caratteristiche dei fiori da cui le api raccolgono il nettare, sono particolari che aiutano a scegliere consapevolmente un ottimo miele Italiano». 

Che cosa significa scegliere un miele di qualità

Un miele cristallizzato viene talvolta scambiato per un prodotto vecchio o adulterato. In realtà la cristallizzazione è un processo naturale, legato anche alla proporzione fra gli zuccheri che lo compongono. Colore, profumo, consistenza e sapore cambiano con le fioriture: un miele liquido non è automaticamente migliore di uno solido.

Altri aspetti non si vedono. Il contenuto d’acqua influisce sulla conservabilità; l’attività di alcuni enzimi può dare indicazioni sulle condizioni del prodotto. C’è poi l’idrossimetilfurfurale (HMF), un composto che si forma dalla trasformazione degli zuccheri: presente in quantità molto basse nel miele fresco, aumenta con il passare del tempo e più rapidamente se il miele viene riscaldato. Per questo è utilizzato come indicatore dello stato di conservazione e degli eventuali trattamenti termici. Sono parametri soggetti a limiti previsti dalla normativa e verificabili attraverso analisi di laboratorio. Per capire come scegliere il miele dunque è utile conoscere anche ciò che non possiamo riconoscere semplicemente osservando un vasetto.

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Anche Giuseppe Cefalo sottolinea l’importanza delle pratiche produttive: «Il colore o la consistenza, presi isolatamente, non ci dicono se un miele è di qualità. Contano le condizioni in cui viene prodotto, estratto e conservato, insieme alle caratteristiche che possono essere misurate e controllate. Rendere riconoscibile questa attenzione significa anche valorizzare il lavoro degli apicoltori».

In questa direzione si inserisce il disciplinare volontario “Miele di Qualità Certificata”, alla cui definizione UNAAPI ha contribuito per oltre due anni. La proposta si colloca nell’ambito del Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia (SQNZ), un sistema pubblico ad adesione volontaria che riconosce produzioni ottenute secondo requisiti specifici e sottoposte a controlli.

Il disciplinare proposto prevede ad esempio un tenore di acqua non superiore al 17%, estrazione mediante centrifugazione, divieto di pastorizzazione e di trattamenti termici oltre i 40 °C, insieme a documentazione della filiera e controlli indipendenti. Un miele privo di certificazione non è necessariamente di qualità inferiore: il sistema punta a rendere riconoscibili determinate pratiche produttive.

C’è anche una questione economica. In un mercato in cui il prezzo pesa molto sulle scelte, certificare le caratteristiche del prodotto può aiutare a riconoscere il valore del lavoro apistico e delle attenzioni dedicate alla produzione. Giuseppe Cefalo collega il disciplinare anche alla valorizzazione delle produzioni: «Il disciplinare nasce per dare un riconoscimento a caratteristiche che molti apicoltori già perseguono ogni giorno, dalla gestione degli alveari alla conservazione. Un sistema volontario, con criteri chiari e controlli indipendenti, può offrire più garanzie a chi acquista e aiutare le aziende a valorizzare economicamente il proprio miele».

Mielerie Aperte: il 15 novembre si incontrano i produttori

Conoscere chi produce può aggiungere qualcosa alle informazioni disponibili su una confezione. Perché un miele quest’anno è diverso da quello precedente? Quali fioriture lo hanno caratterizzato? Come viene estratto e conservato? Sono domande che raramente trovano spazio su una confezione e che, rivolte a un apicoltore, aiutano a comprendere il lavoro che precede la vendita. L’incontro diretto non sostituisce le verifiche di qualità, ma può dare maggiore consapevolezza a chi acquista.

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Da questa possibilità di incontro nasce Mielerie Aperte, progetto ideato e promosso da UNAAPI e cofinanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF). La rete coinvolge 201 aziende apistiche in 18 regioni italiane, che possono accogliere il pubblico anche durante l’anno, secondo modalità proprie. Due giornate nazionali, a maggio e novembre, riuniscono invece le iniziative in un appuntamento condiviso e invitano il pubblico a entrare nei luoghi della produzione.

Domenica 15 novembre 2026 le mielerie aderenti proporranno degustazioni, visite, laboratori e dimostrazioni, con programmi diversi da luogo a luogo. Per partecipare si può consultare la mappa delle mielerie, individuare le aziende e verificare con loro programmi, orari, sedi e prenotazioni. È disponibile anche Viaggio nelle Mielerie Aperte, guida gratuita dedicata ai diversi mieli, ai prodotti dell’alveare e alle aziende della rete.

Il miele è un prodotto che cambia insieme alle stagioni, alle fioriture e alle condizioni ambientali. Anche il raccolto della stessa azienda può essere molto diverso da un anno all’altro. Conoscere queste differenze significa comprendere meglio ciò che acquistiamo, ma anche il lavoro e le difficoltà di chi lo produce. Ed è forse questo l’aspetto più interessante di Mielerie Aperte: avvicinare due mondi che, pur incontrandosi ogni giorno attraverso un prodotto, raramente hanno occasione di conoscersi davvero.