Ecco il piano italiano per ripristinare la natura! – 28/4/2026
Arriva in consultazione pubblica il Piano nazionale di ripristino della natura; intanto scontri per l’acqua in Ciad, polemiche sulla grazia a Nicole Minetti e nuova indagine sul sistema arbitrale italiano.
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Fonti
#Piano nazionale di ripristino della natura
Altreconomia – Ecco il Piano nazionale di ripristino della natura. Un’occasione storica per attuare la Costituzione
ParteciPa – Consultazione per la definizione del Piano Nazionale di Ripristino (PNR)
ParteciPa – Prodotto B_SecondaBozza_FormatPNR_consegna22042026_v2.pdf
ISPRA – Il Piano Nazionale di Ripristino della natura e l’Italia
#Ciad
Il Post – In Ciad 42 persone sono state uccise in alcuni scontri nati per una disputa su un pozzo d’acqua
#Balconi ecologici
Italia che Cambia – Come fare un giardino o un balcone ecologico. Per davvero – Soluscions #14
#Nicole Minetti
Il Fatto Quotidiano – Minetti ottiene la Grazia firmata da Nordio e Mattarella. Condannata a 3 anni e 11 mesi non sconterà nemmeno un giorno: clemenza per esigenze familiari
#Calcio
L’Ultimo Uomo – Sta arrivando un nuovo scandalo sul calcio italiano?
Trascrizione episodio
Ricordate la Nature Restoration Law? Ne abbiamo parlato parecchio, perché è stata una delle leggi ambientali europee più importanti degli ultimi anni. È quella legge europea, approvata definitivamente nel 2024 che obbliga gli Stati membri non solo a smettere di danneggiare la natura ma a ripristinare gli ecosistemi degradati.
Prima della sua entrata in vigore le normative comunitarie per la tutela della natura, su cui si basa gran parte della legislatura ambientale anche italiana, sono due, la direttiva uccelli e la direttiva habitat. Che sono direttive pensate per difendere un certo numero di specie animali, vegetali e un certo numero di habitat naturali. Ma sono pensate nell’ottica di limitare i danni. Solo che oggi non basta più, anche perché – se prendiamo il caso dell’Italia – i dati ISPRA dicono che il 91% dei nostri habitat sono degradati e circa la metà delle specie protette sono in uno stato di conservazione sfavorevole o sconosciuto.
Quindi, con questo regolamento, si va oltre l’idea di non tagliare altri boschi, non cementificare i suoli, non inquinare altri fiumi ma si prevede di rimettere mano ai danni già fatti, riportare la vita negli ecosistemi da cui l’abbiamo tolta, riportare il verde dove abbiamo cementificato e così via. Insomma si passa da un’ottica di tutela a un’ottica di rigenerazione.
Ecco, c’è una novità importante su quel fronte che riguarda il nostro paese perché è in dirittura d’arrivo il pnr, ovvero il Piano nazionale di ripristino della natura, diretta emanazione di quel regolamento europeo.
Comunque, ripartiamo un attimo da più lontano. La NRL o legge di ripristino della natura prevede che l’Unione Europea debba mettere in campo misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri degradate e almeno il 20% delle aree marine entro il 2030, per arrivare a lavorare attivamente su tutti gli ecosistemi che hanno bisogno di ripristino entro il 2050. E attenzione: non parliamo solo di aree protette, parchi nazionali, boschi remoti o fondali marini. La legge parla di ecosistemi terrestri, marini, agricoli, forestali, fluviali, urbani, quindi entra direttamente anche nel modo in cui pianifichiamo le città, gestiamo i campi, i fiumi, le coste, le infrastrutture.
Visto che si tratta di un regolamento europeo, e non di una direttiva, l’entrata in vigore è automatica in tutti gli stati membri, non c’è bisogno di una legge nazionale di recepimento. Si prevede però che ogni Stato membro prepari un proprio Piano nazionale di ripristino della natura, per mettere in pratica quegli obiettivi e dire come vuole raggiungerli, dove e come vuole intervenire, con quali misure, con quali soldi, con quali priorità, come misurerà i risultati e così via.
Ecco, l’Italia ha da poco terminato di scrivere il proprio Piano nazionale. Si chiama Pnr, con una R sola, Piano nazionale di ripristino della natura. Quello, come scrive Paolo Pileri su Altreconomia, “senza la r di troppo”, ironizzando sulla scarsa efficacia rispetto alle promesse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il pnrr appunto. Per Pileri, che insegna Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano e da anni lavora sul tema del suolo, questo nuovo pnr è una cosa enorme: “lo aspettavamo da 25, forse 30 anni” scrive.
Il ministero dell’Ambiente, con il supporto tecnico di ISPRA, ha pubblicato il Piano il 23 aprile 2026 ed ora ha aperto la consultazione pubblica. La consultazione resta aperta fino al 9 giugno 2026. Poi, secondo il calendario previsto, si dovrà lavorare alle osservazioni ricevute per arrivare all’approvazione del Piano entro l’inizio di settembre, come richiesto dall’Europa. Quindi il piano verrà inviato alla Commissione che lo valuterà, chiederà eventuali modifiche, e dovrà essere inviato nella sua versione definitiva entro il 1 settembre 2027.
Quindi ora siamo in questa finestra in cui cittadini, cittadine, associazioni, comitati, enti locali, Comuni, Regioni, possono dire la loro. Possono chiedere di migliorarlo, rafforzarlo, renderlo più ambizioso. Oppure anche solo, come invita a fare Pileri, manifestare sostegno, dire: questa cosa ci serve, bene così.
Il problema però è che per fare commenti sensati il piano andrebbe letto tutto. Solo che sono una novantina di pagine in cui si parla di un sacco di habitat diversi, terrestri, marini, fluviali, urbani, agricoli, forestali, corridoi ecologici per impollinatori. Un sacco di roba diversa. Quindi ho pensato che magari per qualche giorno analizziamo un punto per volta e vediamo cosa c’è dentro, così se volete fare dei commenti potete farli informati.
Partirei già oggi con il tema trattato principalmente da Pileri nel suo articolo su Altreconomia ovvero il ripristino degli habitat urbani. In pratica il piano prevede che da qui al 2030 nei comuni urbani non dovranno esserci riduzioni di spazi verdi urbani e copertura arborea urbana rispetto ai livelli del 2024. Ciò significa che a) si dovrebbe evitare il più possibile di tagliare alberi o cementificare. b) Se un intervento urbanistico o edilizio comporta perdita di verde o alberi, deve esserci una compensazione ecologica preventiva, almeno equivalente e preferibilmente nello stesso ambito comunale. Vuol dire anche che se dal 2024 al 2027 (anno di entrata in vigore del piano) si è cementificato, bisognerà iniziare a liberare spazio dal cemento.
Poi, per il periodo 2031-2050 il Piano prevede che bisogna aumentare la dotazione ecologica urbana. I Comuni dovrebbero adottare Regolamenti della natura urbana, individuare aree idonee all’aumento di verde e chiome arboree, predisporre piani urbani della natura integrati nella pianificazione urbanistica e prevedere misure di depavimentazione, forestazione, rinaturalizzazione e rigenerazione urbana.
Anche se il piano si applica obbligatoriamente solo ai comuni urbani, che sono circa 2800 su 7800 e oltre, il Piano prevede che anche gli altri possano comunque aderire volontariamente.
Insomma, è una roba potenzialmente grossa e interessantissima. Fra le fonti vi lascio anche i link per poter mandare i propri commenti e per visionare il piano per intero.
Volere ecosistemi funzionanti e in salute non è una roba carina da ambientalisti. Da gente che non ha di meglio da fare nella vita. Tutt’altro. È la nostra miglior salvaguardia da un futuro fatto di scarsità e di guerre per le risorse.
Un flash su questo tema ci arriva da un tremendo fatto di cronaca che arriva dal Ciad. Dove 42 persone sono state uccise e 10 sono state ferite a causa degli scontri causati da una disputa su un pozzo d’acqua nata tra gruppi rivali. Leggo sul post: “Gli scontri, nella provincia orientale di Wadi Fira, hanno coinvolto inizialmente due famiglie, ma si sono poi allargati in una serie di rappresaglie che hanno coinvolto vari insediamenti, nei quali alcune abitazioni sono state bruciate. Le violenze si sono estese al punto che è dovuto intervenire l’esercito”.
Le dispute sulle risorse agricole e idriche del paese tra comunità diverse sono frequenti in Ciad: lo scorso anno per esempio nella parte sud-occidentale del paese 33 persone erano state uccise e alcune case bruciate negli scontri tra allevatori e agricoltori. Il vice primo ministro del Ciad Limane Mahamat ha visitato la provincia di Wadi Fira e ha detto che verranno aperti un procedimento legale per determinare le responsabilità degli scontri e un processo di mediazione secondo le usanze tradizionali locali.
La pressione sulle risorse idriche e alimentari del Ciad è aumentata anche per via dell’arrivo nelle province orientali del paese di moltissime persone che hanno lasciato il Sudan, dove da tre anni è in corso una guerra civile che ha causato centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati. A febbraio il governo aveva deciso di chiudere il confine con il Sudan fino a nuovo ordine per evitare che il conflitto in Sudan si espandesse in Ciad dato che alcuni gruppi di combattenti in Sudan avevano sconfinato più volte”.
Vedete come la crisi ambientale, quella geopolitica, quella sociale si sommano e rischiano di deflagrare con effetti devastanti. E tutelare e ripristinare gli ecosistemi è il modo più sensato di tutelare il futuro della nostra specie e di tante altre.
E’ uscita la nuova puntata di Soluscions, che parla di giardinaggio, in modo molto particolare. Parola a daniel Tarozzi:
Contributo disponibile nel podcast
Ci sono alcuni fatti di cui stanno parlando molto i giornali in questi giorni e che riguardano due scandali o presunti scandali che stanno scuotendo uno il mondo della politica, l’altro quello del calcio. Due mondi in cui era davvero difficile immaginare che potessero venir fuori scandali. Roba da perderci il sonno.
Vabbé, lasciamo da parte l’ironia, sono quel genere di notizia che mi annoia ancor prima di aprirle, ma visto che vi voglio bene e ci tengo a farvi fare bella figura a lavoro in pausa pranzo con i colleghi, provo a darvi qualche elemento di comprensione. La prima riguarda Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia e figura centrale – se ricordate – nel caso Ruby Rubacuori, la nipote di Mubarak… insomma, il giro di prostituzione che aveva coinvolto Berlusconi e per il quale Minetti era stata condannata in via definitiva a 2 anni e 10 mesi di carcere per favoreggiamento della prostituzione. In più era coinvolta in un altro scandalo chiamato rimborsopoli, per un giro di rimborsi mentre era consigliera in Lombardia per cui era stata condannata per un altro anno e 1 mese. Per cui in tutto doveva scontare quasi 4 anni di carcere.
Senonchè viene fuori grazie alla trasmissione Mi manda Rai 3 che Minetti è stata graziata, a febbraio, dal Presidente della Repubblica, sulla base del parere favorevole e dell’istruttoria del ministro della giustizia Carlo Nordio. Perché le grazie funzionano che qualcuno fa domanda (in questo caso i legali di Minetti), motivandola, a quel punto il ministero della giustizia fa un’istruttoria per verificare che le motivazioni siano valide e poi presenta l’istruttoria, e un suo parere, al PdR, che ha la parola definitiva.
Solo che un’inchiesta del Fatto Quotidiano ha ricostruito che l’istruttoria del Ministero non sarebbe stata proprio accurata e che diverse cose non tornano. Nella domanda di grazia, si motiva la richiesta con gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore. Trattasi di un bambino adottato nel 2024 dalla donna e dal compagno Giuseppe Cipriani in Uruguay che sarebbe stato abbandonato alla nascita e non avrebbe avuto familiari.
Poi però il Fatto Quotidiano pubblica una serie di articoli che mettono in dubbio la ricostruzione contenuta nella domanda. Secondo il giornale, il bambino non sarebbe stato abbandonato e senza famiglia: i genitori biologici sarebbero stati vivi, e Minetti e Cipriani avrebbero avviato in Uruguay una causa per ottenere prima la sospensione della loro responsabilità genitoriale e poi l’affidamento.
Il Fatto aggiunge altri elementi molto delicati: la madre biologica del bambino risulterebbe scomparsa, mentre l’avvocata che la seguiva e suo marito sarebbero morti nel 2024 in circostanze non chiarite, su cui in Uruguay è aperta un’indagine per duplice omicidio.
Dopo l’inchiesta Mattarella ha chiesto al ministero della Giustizia di verificare se quanto scritto dal giornale sia vero e se la domanda di grazia contenesse informazioni false o fuorvianti.
La seconda vicenda ve la faccio più breve anche perchè per adesso non si capisce quanto ci sia sotto. Si tratta di una nuova indagine della procura di Milano sul mondo arbitrale italiano, che alcuni – ad esempio Giorgio Di Maio su L’Ultimo Uomo – stanno paragonando a una possibile nuova Calciopoli.
La nuova inchiesta nasce da alcuni episodi sospetti legati al VAR e alle designazioni arbitrali. Il VAR è il sistema di assistenza video agli arbitri, che permette a una squadra di arbitri sugli spalti di guardare le immagini in tempo reale e di segnalare all’arbitro in campo errori chiari su gol, rigori, espulsioni. Le designazioni arbitrali invece sono il sistema con cui vengono assegnati gli arbitri alle varie partite.
Ecco, la procura di Milano ipotizza l’esistenza di pressioni interne al sistema arbitrale per orientare alcune decisioni e alcune scelte di arbitri, in particolare da parte del designatore arbitrale Gianluca Rocchi, accusato dalla procura di Milano per concorso in frode sportiva, soprattutto per alcune partite legate all’Inter.
Al momento però siamo ancora in una fase molto iniziale: non risultano indagati dirigenti o tesserati dell’Inter, la società si dice totalmente estranea e non sappiamo quali prove concrete abbia in mano la procura. La FIGC aveva già ricevuto un esposto e lo aveva archiviato, ma la giustizia penale ha strumenti d’indagine molto più forti, quindi potrebbe aver trovato elementi che la giustizia sportiva non aveva.
Il paragone con Calciopoli viene naturale perché anche lì si parlava di designazioni arbitrali e condizionamento delle partite, ma per ora è prematuro. Qui non sappiamo ancora se ci sia un sistema, se ci siano responsabilità dei club o se si tratti di episodi isolati dentro l’AIA. Quello che sappiamo è che il caso arriva in un momento già molto fragile per il mondo arbitrale italiano.
Giusto per darvi un’idea, come riporta l’Ultimo Uomo, due anni fa, nell’aprile 2024 il procuratore capo dell’Associazione italiana arbitri Rosario D’Onofrio è stato condannato a cinque anni e otto mesi per traffico internazionale di droga. Mentre il presidente dell’AIA Antonio Zappi sta attualmente scontando tredici mesi di inibizione per pressione sui designatori di Serie C e D per favorire l’ascesa di alcuni arbitri. Insomma, tutto regolare.
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