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5 Mag 2020

Sottopelle: ci sentiamo veramente liberi di esprimerci?

Scritto da: Jessica Prati

Teatro e coaching si uniscono in un progetto lanciato da Serena, artista e insegnante. Si chiama Sottopelle proprio perché favorisce il cambiamento nel mondo partendo dal cambiamento interiore. Il tutto attraverso l'espressione artistica.

Scrivo questo articolo per parlarvi di un progetto che mi sta molto a cuore. Un progetto artistico, di ricerca di movimento e di riaffioro emozionale, in cui poter far emergere sentimenti ed emozioni che proviamo tutti i giorni e che alle volte è difficile accogliere, accettare, tradurre e in ultimo gestire. Abbiamo tutti un po’ timore a volte di scoprire ed esplorare tristezza, noia, insicurezza, rabbia, paura e – perché no? – anche le emozioni apparentemente più facili come la felicità, la serenità, l’entusiasmo, la sicurezza, la leggerezza, la gratitudine.

Avete già conosciuto, provato o trovato un laboratorio, un’attività, uno spazio in cui scoprirle, mostrarle, condividerle e tradurle in una performance artistica? Nell’era dell’omologazione e della classificazione dobbiamo essere forti, indistruttibili, sicuri, eccellenti, performanti; come se essere sensibili, vulnerabili, insicuri, buffi, impacciati, goffi non potesse essere altrettanto una forza, un’importante ed essenziale parte di un processo di auto-ricerca, auto-conoscenza, crescita e perché no creazione artistica.

Foto di Denis Guerini

Ed eccomi approdata a Sottopelle: una nuova possibilità, una diversa frontiera, un originale contesto emozionale-esplorativo e creativo. Questo progetto nasce dalla sensibilità e dalla generosità di un’artista, ballerina e insegnante di street culture, nonché creative coach: Serena Ballarin.

Sottopelle è prima di tutto un laboratorio di crescita artistica e personale in cui Serena miscela esercizi di teatro, di movimento con elementi di coaching. Questo composto nasce dal desiderio e dal bisogno di condividere e donare tutti quegli strumenti che le hanno permesso di cambiare la sua vita profondamente e radicalmente.

Il suo cambiamento è stato così forte da farle avvertire l’esigenza di creare un mix di elementi (in continua evoluzione) diversi ma tra di loro compatibili e complementari. Uno spazio in cui si lavora molto con il corpo che in questo senso vuole aiutare e accompagnare a prendere maggior confidenza e contatto con la parte meno superficiale di noi stessi.

Proprio da questo deriva la parola Sottopelle, legata all’intenzione di volere andare sotto la nostra pelle, in profondità di noi stessi, unito alla volontà di superare uno dei nostri freni principali: l’autogiudizio, per ritrovarci, citando le parole dello scrittore Massimo Bisotti : “Vestiti fuori e nudi dentro”.

Ormai da anni Sottopelle ha assunto diverse forme, adattandosi al contesto a cui veniva proposto. Se in un primo momento era diretto ad un pubblico di ballerini, ha toccato poi attori, e solo recentemente, nel 2019, si è rivolto anche ai bambini di una scuola elementare di Ferrara. L’occasione è arrivata grazie ad un’ insegnante della scuola che, dopo aver assistito alla creazione di una residenza artistica di Sottopelle, rimasta colpita dal risultato artistico, le ha proposto di svolgere un ciclo di laboratori per bambini.

Serena Ballarin

In questo contesto ha potuto sperimentare e proporre per la prima volta Sottopelle attraverso un “Laboratorio sulle emozioni” ad un pubblico molto giovane in un contesto scolastico. I bambini hanno risposto con entusiasmo e grande apertura, frutto di un pregresso insegnamento educativo sensibile a questi temi e hanno potuto così guadagnare nuovi e diversi mezzi per poter vivere pienamente e costruttivamente le loro emozioni.

Questa è solo una delle tante facce e versioni di Sottopelle, che resta però fedele a un valore di fondo: siamo esseri umani, quindi siamo tanto e siamo tutto. Ognuno per la sua storia personale, familiare e sociale possiede caratteristiche che sono predominanti, eppure possiamo essere tutto quello che vogliamo se abbiamo voglia, desiderio ed energia di andare a scavare e risvegliare anche le altre parti, quelle con le quali abbiamo meno esperienza e di conseguenza meno confidenza.

Nello sguardo di Serena siamo in vita anche e soprattutto per divertirci e crescere, quindi chi, come lei, desidera il bene-essere e chi ha voglia di migliorare la qualità del proprio stare nel mondo, del relazionarsi con sé stesso e con gli altri, potrà sperimentare in questo spazio un tempo per nutrire e accendere questa possibilità.

Quello a cui si da valore in questo progetto è la vulnerabilità, che se vissuta con rispetto, apertura e creatività può fare di noi persone spontanee e libere. La domanda quindi è: quanto nella vita di tutti i giorni vi sentite liberi e spontanei? Quanto vorreste riuscire ad esserlo?

A questo punto allora vi starete chiedendo: ma come si fa? La verità è che si fa giorno per giorno: è un’attitudine, un muscolo che va allenato quotidianamente per riuscire a stare di fronte a tutto ciò che ci accade, per questo ciò che lei propone è uno spazio che ci alleni in primis e ci permetta poi di creare una nuova Postura Mentale, un rapporto più intimo, più profondo e più rispettoso con noi stessi, che possa portare alla fioritura della “Sottopelle” di ognuno.

Attraverso l’esperienza di questi laboratori, nonostante le difficoltà iniziali che si incontrano nel mettersi in gioco e mostrarsi vulnerabili e autentici, è emersa una gran sete e una gran fame di relazionarsi così agli altri: spogli e liberi. Questo bisogno e questa voglia di autenticità accomuna, unisce e scavalca paure e difficoltà iniziali fino a mollare le redini di un sé ideale ed essere semplicemente noi. Da qui può nascere una vera ed incredibile connessione con noi e gli atri mostrandoci tutti insieme perfettamente imperfetti.

Inutile dirvi che vedere e assistere a tutto questo è per lei una miccia di motivazione che continua a darle fiducia e sostegno nella complessità e nella perplessità che un percorso così profondo, originale e particolare possono incontrare. Eppure lei continua a organizzare laboratori , crea, sperimenta, propone, si propone con sempre più chiarezza e determinazione anche come coach artistico, non manca nei suoi propositi la voglia di arrivare con il suo progetto a sempre più persone, come le piacerebbe anche poter svolgere laboratori in più contesti scolastici e perché no, anche nelle università, come le piacerebbe, un giorno, poter portare tutto questo in scena e rappresentarlo in un versione artistico-teatrale in tutto il territorio italiano.

Vi lascio con il suo messaggio e il suo augurio nella speranza di vedere i suoi propositi concretizzarsi, soprattutto in un momento come questo in cui la voglia di essere vicini e solidali non è mai stata così forte: “Questo evento, oggi, ci suggerisce un rapporto più intimo e profondo con noi stessi. Amiamoli i nostri contrasti, e mostriamoci per quello che siamo, occhi negli occhi. Chiediamoci: c’è qualcosa nella vita di tutti i giorni che non ci permette di sentirci liberi di esprimere al massimo la nostra potenzialità, al di là di questo tempo isolato? Buona Esplorazione!“.

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