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30 Set 2020

Popoli in Movimento: una rete di attivisti in supporto dei migranti alle frontiere

Scritto da: Emanuela Sabidussi

L'associazione Popoli in Arte, attraverso il progetto Popoli in Movimento, da tempo lavora sul territorio di Ventimiglia e Sanremo per affrontare il tema dell'immigrazione a livello umano, sociale e politico. Lo scopo è quello di riuscire a radunare cittadini, istituzioni intorno alla questione migratoria, per accompagnare in questa transazione globale, con ricadute sul locale, tutte le persone coinvolte.

Da tempo assistiamo ad un flusso migratorio continuo di parti di popolazioni che, scappando da miseria, guerre e dittature, si spostano di continente in continente alla ricerca di una vita migliore.

I numeri variano, le normative cercano di regolare quanto avviene, ma il flusso continua ad essere costante: secondo i dati riportati dal Ministero dell’Interno quest’anno il numero dei migranti sbarcati è tre volte quello registrato nello stesso periodo nello scorso anno.

Molti di loro, una volta toccato il suolo italiano, al sicuro, proseguono il loro percorso, verso una meta diversa, che spesso è il nord Europa, per ricongiungersi ai familiari o per cercare un luogo dove poter avere maggiore fortuna di quella ricevuta dalla vita sino ad allora.

In questi decenni, sono molte le associazioni nate per aiutare queste persone, spesso proprio nei luoghi in cui i flussi migratori sono maggiori. Un esempio è quello di Popoli in Arte (associazione di cui vi avevamo già parlato qui), che attraverso il progetto “Popoli in Movimento”, dal 2015 ha cominciato a seguire le vicende dei migranti, della frontiera italo-francese e delle ripercussioni che tutto ciò ha sulla società civile. Il suo scopo è quello di riuscire a radunare gruppi, singoli cittadini, istituzioni intorno alla questione migratoria, per accompagnare in questa transazione globale, con ricadute sul locale, tutte le persone coinvolte.

Il lavoro inizia nelle frontiere
L’associazione ha sede a Sanremo, a pochi chilometri da Ventimiglia, frontiera con il confine francese, luogo che da anni riveste un ruolo da protagonista nell’ingresso dei flussi migratori provenienti principalmente dal continente africano. «Il 2016 è stato l’anno dell’arrivo delle grandi ONG a Ventimiglia  – mi racconta Maria Paola Rottino, presidente di Popoli in Arte – dopo la visita dell’allora Ministro degli Interni Angelino Alfano è stato chiuso il Campo della Croce Rossa vicino alla stazione ferroviaria. In poche settimane il numero degli arrivi ha avuto un’impennata.

Come associazione abbiamo cercato di sensibilizzare le istituzioni, le associazioni esistenti e i singoli cittadini per poter sollevare la questione politica dietro ai fatti di cui eravamo tutti testimoni, ma abbiamo assistito alla reazione inversa: mentre gli aiuti umanitari si strutturavano e aumentavano, la questione politica è diventata progressivamente un tabù.

Le associazioni che come noi hanno cercato di essere attive sia operativamente che politicamente, ma non sono riuscite a trovare risposte e interlocutori nelle istituzioni. Non ci siamo persi d’animo: da allora settimanalmente ci rechiamo in frontiera per continuare a tessere relazioni con chi è sul campo, cercando di creare una rete di associazioni, attivisti e istituzioni per migliorare il supporto che insieme possiamo offrire, se collaboriamo! Inoltre, ci occupiamo di raccogliere e portare cibo rinforzante alle persone che escono dai container.

Nell’estate 2016, in collaborazione e partenariato con la ong WeWorld di Milano, l’associazione ha svolto un lavoro di ascolto dei bisogni dei migranti in transito, che passavano attraverso la frontiera di Ventimiglia. Attraverso il lavoro di quattro nostri operatori, che giornalmente in strada intervistavano le persone incontrate, siamo giunti alla conclusione che i maggiori bisogni dei migranti erano l’assistenza legale e un supporto medico stabile. In quel momento abbiamo potuto toccare con mano come la legislazione in vigore non garantisse un futuro per la maggior parte di loro: il tempo di attesa per conoscere la loro sorte tendeva, di mese in mese, ad allungarsi e l’esito delle decisioni prese dentro a uffici distanti era incerto, quanto il loro futuro».

Ofemia
«Oltre alle necessità già elencate abbiamo inoltre identificato un ulteriore bisogno dei migranti in transito: ovvero quello di poter comunicare con amici e famigliari. Proprio in quest’ottica, nella primavera 2017, è nato lo spazio Eufemia a Ventimiglia, creato in collaborazione con l’Associazione Iris. In questo luogo i migranti in transito hanno potuto ricaricare i loro cellulari, accedere alla rete e avere consulenza legale. La gestione del servizio era basato sulla fiducia: spesso le persone in transito lasciavano lì il loro telefono per poterlo caricare per diverse ore ed in due anni vi è stato un unico furto: segnale per noi significativo di quanto la reciproca fiducia possa essere, anche in territorio straniero, allenata e coltivata.

Lo spazio Eufemia ha dosato inoltre il supporto umanitario con un esplicito ragionamento politico sulla frontiera. Nel 2018 si è tentato anche di entrare in contatto con attivisti dei diritti umanitari presenti lungo le altre frontiere del Nord Italia: questa esperienza ha dato luogo ad un incontro a Trento nel giugno 2018 con rappresentanti del confine di Como, del Brennero e di Gorizia.

Ad oggi siamo alla ricerca di ampliare il ragionamento e insieme avvertiamo forte il bisogno di continuare a rimanere in un dialogo aperto con il territorio. Crediamo che possa nascere una nuova Europa fortemente multiculturale e solidale».

Il magazzino sociale
Da qualche anno, inoltre, un luogo nel quartiere popolare di Borgo Baragallo a Sanremo, ha la funzione di spazio sociale: si tratta di un piccolo magazzino dato in uso gratuito dall’associazione Popoli in Arte ad un gruppo di signore di origine marocchina che vivono in città e che gestiscono tale concessione in piena autonomia.

«È divenuto, nel tempo,  – mi spiega la presidente  – un luogo di scambio soprattutto di oggetti casalinghi, come prodotti per la casa, pentole, piccoli elettrodomestici, materassi, seggioloni, caffetterie, coperte, giocattoli. Attraverso questo luogo fisico le donne che lo gestiscono possono contribuire al bilancio famigliare e molte signore, italiane e straniere, scambiano oggetti in disuso con quelli di cui hanno bisogno e che non potrebbero acquistare nuovi. Inoltre, è diventato un vero e proprio spazio sociale di ritrovo, condivisione e di relazione di donne che provenienti da culture diverse faticherebbero in altro modo a conoscersi».

Sono tante le associazioni e i singoli cittadini che in Italia stanno contribuendo a colmare i vuoti lasciati dalle istituzioni in questo momento e per varie ragioni: Popoli in Arte è tra queste e se anche solo una vita, grazie al loro lavoro, fosse significativamente migliorata, i loro sforzi e il loro impegno verrebbero ampiamente ripagati.

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