9 Gen 2023

Plant Based Treaty: cambiamo la nostra alimentazione per combattere la crisi climatica

Scritto da: Davide Artusi

Le industrie della zootecnia e della pesca sono tra le principali responsabili della crisi climatica; è dunque necessario agire subito e velocemente modificando le nostre abitudini alimentari. È qui che entra in gioco Plant Based Treaty, una campagna internazionale progettata per mettere i sistemi alimentari in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico.

«Plant Based Treaty nasce ufficialmente il 31 agosto 2021 per dare voce a singoli individui, a piccoli e grandi gruppi o a realtà più organizzate, che sentono il bisogno di attivarsi e di unirsi per portare le istituzioni locali e internazionali a creare un trattato basato su un sistema di produzione alimentare completamente a base vegetale». Sono queste le parole di Simone Scampoli, referente per l’Italia di Plant Based Treaty.

L’obiettivo di Plant Based Treaty è quello di fermare il diffuso degrado degli ecosistemi critici provocato dall’agricoltura animale e di promuovere un passaggio a diete più sane e sostenibili a base vegetale. Si tratta di una vera e propria campagna diffusa in tutto il mondo progettata per mettere i sistemi alimentari in prima linea nella lotta contro la crisi climatica.

I vari membri di questo progetto si stanno mobilitando per esortare comuni cittadini, scienziati, aziende e città ad appoggiare questa chiamata all’azione e a fare pressione sui governi nazionali per negoziare un trattato internazionale Plant Based Treaty. «Invitiamo le persone a firmare questo Trattato – riprende Simone – facendole ragionare sulla sua importanza e urgenza. Le firme stanno aumentando di giorno in giorno e questo ci fa ben sperare».

Plant Based Treaty 3

«Cerchiamo di promuovere uno stile di vita sostenibile, anche grazie all’attività svolta all’interno di scuole. Noi di Plant Based Treaty ci stiamo impegnando anche e soprattutto a instaurare legami sia con istituzioni politiche, per cercare di sistemare le cose dall’alto, sia con realtà come ospedali, dove portare un’alimentazione sana, o anche scuole e università, dove le tematiche legate al cambiamento climatico vengono trattate con una certa sensibilità».

L’industria dei combustibili fossili, insieme quelle della zootecnia e della pesca, è la principali responsabile del riscaldamento globale, così come della perdita di biodiversità, dell’estinzione di massa delle specie, della deforestazione su larga scala, dell’impoverimento dell’acqua, del degrado del suolo e delle zone morte degli oceani. Affrontare solamente il problema dei combustibili fossili dunque non è sufficiente ed è proprio qui che entra in gioco Plant Based Treaty.

Nel sesto rapporto dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) la scienza avverte che dobbiamo azzerare le emissioni di metano altrimenti affronteremo il collasso climatico. Tuttavia è proprio l’agricoltura animale il principale produttore di queste emissioni, così come di quelle di protossido di azoto, a livello globale. L’agricoltura animale sta per giunta sottoponendo le comunità emarginate a quantità sproporzionate di rifiuti tossici provenienti da allevamenti e macelli, oltre a esporre i lavoratori a sostanze chimiche tossiche e condizioni di lavoro pericolose.

Per evitare il disastro climatico e ambientale non bisogna unicamente agire contro l’uso dei combustibili fossili ma anche contro questa industria alimentare malata

«Anche se le emissioni di combustibili fossili si fermassero immediatamente – sostiene Michael Clark, ricercatore dell’Università di Oxford – le emissioni dei nostri sistemi alimentari da sole potrebbero aumentare le temperature globali di più di 1,5°C». L’Accordo di Parigi sul Clima, adottato nel 2015, riconosce che qualsiasi aumento della temperatura avrà conseguenze che altereranno la vita del nostro pianeta, ma oltre i 2°C sarà catastrofico. È proprio per questo motivo che l’accordo mira a limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C per evitare i peggiori impatti del riscaldamento globale.

L’Accordo di Parigi lascia ai singoli individui, alle imprese e ai paesi il compito di agire per un cambiamento. Tuttavia è da sottolineare che i mutamenti nel nostro sistema alimentare sono stati fin troppe volte ignorati e anche a livello politico osteggiati. L’impatto dell’agricoltura animale sul cambiamento climatico è enorme e urge una vera e propria rivoluzione alimentare a base vegetale come soluzione.

Optare per una dieta vegana è una delle più grandi azioni che una persona può adottare per aiutare il pianeta. Uno studio dell’Università di Oxford ha mostrato quanto sia urgente un forte cambiamento nel sistema alimentare e ha calcolato che se ogni persona presente sul pianeta Terra decidesse di seguire una dieta vegana si potrebbero ridurre le emissioni alimentari fino al 70%.

Plant Based Treaty 1

Plant Based Treaty è stata lanciata in Italia in contemporanea con molte altre zone del mondo. «Da quando questa campagna si è diffusa nella nostra penisola – continua Simone – collaboriamo molto con il Santuario Capra Libera Tutti, appena fuori Roma, dove animali reduci dallo sfruttamento umano ritrovano la loro libertà e dignità. Il Santuario sta diventando un centro di formazione e d’incontro, uno spazio culturale dove poter affrontare varie tematiche».

«Nel corso del nuovo anno cercheremo di portare molti nuovi ospiti. Vogliamo essere sempre più presenti nella politica romana, dando voce a scienziati e a persone influenti, capaci di smuovere le coscienze e di portare alle istituzioni l’urgenza del cambiamento. Per evitare il disastro climatico e ambientale non bisogna unicamente agire contro l’uso dei combustibili fossili ma anche contro questa industria alimentare malata e, per questo motivo, noi di Plant Based Treaty non ci faremo abbattere dalle difficoltà e continueremo con la nostra missione».

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