Altopia, un laboratorio di comunità tra educazione, territorio e nuove possibilità
Torniamo a parlare dell’esperienza di Altopia, che racconta un modo diverso di abitare e attivare la Val Pennavaire. Un intreccio di progetti, relazioni e pratiche che mettono al centro territorio e persone.
Nel piccolo paese di Alto, al confine tra Piemonte e Liguria, tra boschi e crinali da cui nelle giornate limpide si intravede il mare, prende forma un’esperienza che intreccia educazione, territorio e nuove possibilità di abitare. Si chiama Altopia ed è un’associazione nata sette anni fa, in un contesto di sperimentazione legato al ritorno nelle aree interne e alla ricerca di modelli di vita più sostenibili.
Ne abbiamo parlato per la prima volta nell’autunno del 2019 e allora la narrazione si fondava su tante idee etiche ed ecologiche, una nascente rete umana e grandi sogni per il futuro. Nel corso degli anni queste idee hanno preso corpo, le iniziative hanno cominciato a susseguirsi e il territorio ad accogliere la presenza lieve ma determinante di questo progetto. «Altopia è un’associazione che si occupa di educazione in natura e di promozione del territorio, facendo rete con altre realtà e con gli enti», racconta la presidente Chiara Sperti. «L’obiettivo è rendere il territorio conosciuto all’esterno, ma anche migliorare la qualità della vita per chi lo abita».
Nel tempo l’associazione si è trasformata seguendo le esigenze del territorio e delle persone che lo vivono. Se all’inizio il focus era soprattutto sull’educazione in natura, oggi Altopia si muove su più livelli: attività educative, facilitazione di processi locali, organizzazione di eventi e costruzione di reti. Un’evoluzione che non segue un piano rigido, ma si sviluppa in modo organico, a partire dalle relazioni e dalle opportunità che emergono.
Dalla nascita a oggi: un’evoluzione che segue il territorio
Quando nasce, Altopia si inserisce in un momento in cui Alto e la Val Pennavaire iniziano ad attirare nuove famiglie e nuove energie. Il progetto si lega fin da subito a un’idea di territorio come spazio da abitare attivamente, non solo da visitare. Nel corso degli anni, il lavoro si amplia e si diversifica. Accanto alle attività per bambini, crescono le iniziative rivolte agli adulti, i momenti di incontro e i percorsi di costruzione collettiva.

«In questi anni non ci siamo occupati solo di educazione per bambini, ma anche di attività rivolte agli adulti e alla comunità», spiega Sperti. «L’idea è lavorare su più livelli, per attivare il territorio in modo più ampio». Questa evoluzione è resa possibile anche grazie al sostegno di fondazioni e enti che hanno creduto nel progetto, permettendo ad Altopia di consolidare le proprie attività e di sperimentare nuove direzioni.
Educazione in natura: scuole, doposcuola e campi estivi
Uno dei pilastri dell’associazione resta l’educazione in natura, sviluppata attraverso attività che accompagnano bambini e ragazzi durante tutto l’anno. Le prime esperienze prendono forma ad Alto, con campi estivi e attività all’aperto nel bosco. Da qui, il lavoro si estende progressivamente alle scuole del territorio. «Abbiamo iniziato con attività estive nel bosco e poi siamo entrati nelle scuole. Qui si è formato un team affiatato cmposto oltre che da me da Mabel Zeballos, Valentina Cera e Lucrezia De Bernardi», racconta Sperti.
Il primo progetto strutturato nelle scuole nasce nel comune di Zuccarello, dove Altopia attiva un doposcuola all’aperto e laboratori infrascolastici in collaborazione con le insegnanti. Negli anni, le attività si allargano anche ad altri contesti: la scuola primaria di Garlenda e, più recentemente, la scuola media di Ortovero, dove prendono forma le cosiddette “aule verdi”, spazi educativi all’aperto pensati per integrare apprendimento e relazione con l’ambiente.
«Crediamo che il contatto con la natura sia fondamentale per lo sviluppo dei bambini», sottolinea ancora Chiara Sperti. «Per questo cerchiamo di diffondere il più possibile questo approccio». Un lavoro che non si limita alla pratica, ma che include anche momenti di condivisione del metodo con altre educatrici, per ampliare le competenze e le possibilità di replicare queste esperienze.
Questo approccio è sposato con entusiasmo da uno dei cofondatori di Altopia, nonché di Italia che Cambia, Daniel Tarozzi, che racconta che «ormai anche la scienza lo afferma con certezza: la biofilia, ovvero la capacità degli essere umani di amare le altre forme di vita, è una predisposizione innata, ma che va attivata. Questo significa che l’educazione all’aperto ha un ruolo fondamentale a livello biologico nel generare esseri umani in grado di vivere un vita in armonia con piante, animali e altri esseri umani». I progetti educativi, in particolare i doposcuola e i laboratori, sono stati sostenuti nel tempo dalla Fondazione De Mari, che ha accompagnato il percorso per diversi anni, rendendone possibile la continuità.

Facilitare processi: la rete di valle e il turismo sostenibile
Accanto all’educazione, Altopia ha sviluppato un lavoro di facilitazione territoriale, contribuendo alla nascita di una rete di valle dedicata al turismo sostenibile. Il progetto, ideato e promosso da Italia Che Cambia, ha coinvolto operatori locali, associazioni e amministrazioni, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa e attivare collaborazioni. «Abbiamo lavorato su una rete di valle dedicata al turismo sostenibile, partendo da una domanda semplice: cosa significa davvero sostenibilità?», spiega Emanuela Sabidussi, co-fondatrice di Altopia, che ha facilitato il processo.
Il percorso ha dato vita non solo a momenti di confronto tra addetti ai lavori, ma anche a strumenti concreti rivolti all’esterno, come il sito della rete e le mappature del territorio, con indicazioni su sentieri, percorsi per famiglie e accessi alle principali pareti di arrampicata. Questo lavoro è stato reso possibile anche grazie al supporto della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha sostenuto il progetto e le attività collegate.
Eventi e attività: benessere, cultura e relazione con la natura
Negli anni, Altopia ha affiancato alle attività educative un calendario di eventi e iniziative rivolte anche agli adulti, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra persone e territorio. Si tratta di proposte che uniscono benessere, cultura e natura, creando occasioni di incontro e di esperienza diretta. Tra queste rientrano percorsi dedicati al benessere psicofisico, come il ciclo di incontri Coltivare Benessere, pensati per esplorare il rapporto tra natura, corpo e salute. «Organizziamo eventi per aumentare la sensibilità rispetto al rispetto della natura e per far sperimentare il benessere che può derivarne», racconta Sperti.
Accanto a queste iniziative, l’associazione collabora con realtà sportive del territorio per promuovere attività come yoga per adulti o corsi di mountain bike per bambini, ampliando ulteriormente le possibilità di vivere la valle in modo attivo. Anche in questo caso, il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo ha permesso di sviluppare e consolidare le attività, rendendole accessibili e continuative.

Riabitare i territori: comunità, nuove famiglie e possibilità
Altopia si sviluppa in un contesto particolare: Alto è un piccolo paese di circa 150 abitanti, ma con una presenza significativa di bambini e nuove famiglie, elemento che lo rende un caso interessante di ripopolamento. «È un paese piccolo, ma proprio per questo è più facile creare relazioni, incontrarsi, organizzare attività anche in modo informale», spiega Sabidussi. Una dimensione che favorisce la nascita di comunità e la costruzione di legami, elementi centrali per la riuscita di molti dei progetti attivati.
Allo stesso tempo, la posizione geografica comporta alcune sfide: la distanza dai centri urbani, la percezione di isolamento e i confini amministrativi che dividono la valle in due regioni diverse. Tuttavia, è proprio questo equilibrio tra limite e opportunità a rendere il territorio fertile per nuove sperimentazioni. In questo scenario, Altopia si configura sempre più come un contenitore aperto, capace di accogliere idee, persone e progettualità. «Per il futuro ci auguriamo che l’associazione continui a crescere, accogliendo nuove collaborazioni e nuovi talenti», conclude Sperti. «Vorremmo che diventasse sempre più uno spazio in cui possano nascere nuove possibilità, per chi vive qui e per chi sceglie di arrivare».
«Quando abbiamo fondato Altopia – conclude Tarozzi – abbiamo pensato di definirla “La Casa del Cambiamento”. Fin dall’inizio infatti abbiamo sognato di mettere a terra in questo luogo quanto imparato in tanti anni in giro alla scoperta dell’Italia che Cambia: dall’autosufficienza alimentare, all’agricoltura naturale, passando per le comunità energetiche e l’abitare collaborativo. Molti di questi punti restano ancora racchiusi nel nostro libro dei sogni, ma come l’agricoltura naturale insegna: se getti i semi giusti, prima o poi germoglieranno».










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