19 Giugno 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

Parco Nazionale degli Iblei, il TAR sblocca l’iter: la Regione dovrà decidere entro 180 giorni 

La sentenza del TAR Sicilia riapre il percorso verso l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei, ordinando alla Regione di pronunciarsi entro 180 giorni.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
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Dopo oltre quarant’anni dall’avvio del dibattito culturale, il percorso verso l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei potrebbe essere arrivato a una svolta decisiva. La sentenza del TAR Sicilia del 9 giugno scorso ha infatti ordinato la conclusione dell’iter entro 180 giorni, prevedendo anche la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriori ritardi. Un pronunciamento che ha riacceso il confronto politico e istituzionale attorno a un progetto che da decenni coinvolge diversi territori della Sicilia orientale. Un’area di circa 146.735 ettari che comprende 27 Comuni siciliani: 18 in provincia di Siracusa, 6 in provincia di Ragusa e 3 nella Città Metropolitana di Catania.

Come siamo arrivati fin qui? Una storia lunga quarant’anni

A partire dagli anni Ottanta, l’Ente Fauna Siciliana avviò un’intensa attività di promozione e tutela dell’area, attraverso convegni, iniziative divulgative e campagne di sensibilizzazione volte a valorizzarne le peculiarità naturalistiche e paesaggistiche. Negli anni successivi, grazie anche al contributo di docenti dell’Università di Catania e di numerosi esperti, furono realizzati studi e pubblicazioni scientifiche che costituirono la base conoscitiva per la proposta di istituzione del Parco Nazionale degli Iblei.

Nel 2005 l’Ente Fauna Siciliana, insieme ad altre associazioni ambientaliste, diede vita al Comitato promotore del Parco. Dopo ulteriori approfondimenti scientifici e sopralluoghi, venne predisposto un dossier presentato al Ministero dell’Ambiente. L’iniziativa sfociò nell’approvazione della legge numero 222 del novembre 2007, che prevedeva l’istituzione di quattro parchi nazionali in Sicilia: a Pantelleria, oggi già istituito; nel territorio degli Iblei, il cui iter ha raggiunto il livello più avanzato; nelle isole Eolie ed Egadi, per i quali il processo istitutivo non è ancora stato avviato concretamente.

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Con questo passaggio, il percorso di istituzione del Parco Nazionale degli Iblei è entrato nella fase della concertazione istituzionale. La Regione Siciliana, attraverso l’Assessorato del Territorio e dell’Ambiente, ha promosso un ampio confronto con tutti i soggetti coinvolti, tra cui Comuni, enti territoriali, le ex province oggi Liberi Consorzi e Città Metropolitana, associazioni ambientaliste, operatori economici e altri portatori di interesse. Conclusa questa fase, il Ministero dell’Ambiente ha istituito un tavolo tecnico con ISPRA, incaricato di valutare la proposta sotto il profilo scientifico e tecnico. Ottenuto il parere favorevole, la Regione ha trasmesso al Ministero la documentazione raccolta nel corso dell’iter.

Il procedimento è proseguito fino al febbraio 2024, quando il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha inviato alla Presidenza della Regione Siciliana la bozza del decreto istitutivo e del regolamento del futuro Parco Nazionale degli Iblei. Si è trattato di un passaggio particolarmente significativo, ma non ancora definitivo: la legge quadro sulle aree protette, la 394/1991, prevede infatti che l’istituzione del Parco sia preceduta dal raggiungimento di un’intesa formale tra il Ministero e la Regione interessata.

«Da quel momento il procedimento si è sostanzialmente fermato in attesa della posizione della Regione Siciliana. Nonostante le ripetute sollecitazioni, l’intesa non è mai stata formalizzata né sono state fornite indicazioni definitive sull’orientamento dell’amministrazione regionale. Per questo abbiamo deciso di rivolgerci alla giustizia amministrativa, presentando un primo ricorso al TAR del Lazio, che ha riconosciuto l’obbligo delle amministrazioni coinvolte di pronunciarsi e ha successivamente individuato nel TAR Sicilia il giudice competente per la controversia», spiega Marco Mastriani dell’Ente Fauna Siciliana.

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La vicenda arriva così ai giorni nostri. Con la sentenza del 9 giugno, il TAR Sicilia ha accolto integralmente le richieste dei promotori del Parco stabilendo che la Regione Siciliana dovrà esprimersi entro 180 giorni. In caso contrario, sarà un commissario ad acta, già individuato in un funzionario del Ministero dell’Ambiente, a essere incaricato di concludere il procedimento entro i successivi 60 giorni.

«La sentenza ribadisce un principio fondamentale, un procedimento amministrativo non può restare sospeso indefinitamente. L’intesa serve a consentire alla Regione di esprimere la propria posizione o proporre modifiche su perimetrazione, zonazione e regolamento del futuro parco, non a bloccare il percorso. Una volta conclusa questa fase, si potrà arrivare al decreto del Presidente della Repubblica che istituirà il Parco Nazionale degli Iblei», spiega Mastriani.

Secondo l’Ente Fauna Siciliana, il dibattito non riguarda più l’opportunità di istituire il Parco Nazionale degli Iblei, ma le modalità con cui portare a termine il procedimento. «Esiste una legge dello Stato che ne prevede l’istituzione e le eventuali contrarietà di principio avrebbero dovuto emergere durante il percorso legislativo che ha portato all’approvazione della norma nel 2007. Oggi il confronto dovrebbe concentrarsi sugli aspetti concreti del progetto. Eventuali osservazioni o proposte di modifica possono e devono essere formulate nell’ambito del procedimento, attraverso il loro invio alla Regione Siciliana e al Ministero dell’Ambiente».

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Le voci contrarie all’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei

E in effetti, all’indomani della sentenza del TAR non si sono fatte attendere le voci dubbiose rispetto all’istituzione del Parco. Le critiche avanzate da alcuni rappresentanti del mondo produttivo riguardano soprattutto il timore di nuovi vincoli burocratici, possibili limitazioni alle attività agricole e zootecniche e un eccessivo accentramento delle decisioni in materia di gestione del territorio. 

Secondo l’Ente Fauna Siciliana tuttavia, le criticità sollevate andrebbero affrontate nel merito delle singole questioni, piuttosto che attraverso valutazioni generiche. Uno dei temi più discussi, ad esempio, riguarda la gestione della fauna selvatica. «Non è vero che in un parco nazionale non possono essere effettuati abbattimenti selettivi», osserva Mastriani. «La normativa sulle aree protette consente agli enti parco di approvare piani di monitoraggio e contenimento delle specie in sovrannumero. Diverso è il tema dell’attività venatoria, che resta invece vietata».

Anche sul fronte agricolo persistono molti equivoci. L’istituzione di un parco non impedisce lo svolgimento delle attività agricole, ma ne orienta lo sviluppo verso modelli più sostenibili e compatibili con la tutela ambientale, incentivando in particolare agricoltura biologica e produzioni di qualità, mentre risultano incompatibili alcune forme di agricoltura intensiva.

A chi teme possibili effetti negativi sullo sviluppo economico del territorio, Mastriani risponde richiamando l’esperienza di altri parchi nazionali italiani. «I parchi non rappresentano un ostacolo alla crescita, anzi possono diventare un motore di nuove opportunità legate all’ecoturismo, all’agricoltura di qualità e alla valorizzazione delle produzioni locali. Oggi in Italia esistono 25 parchi nazionali e nessuno dei Comuni che ne fanno parte ha mai chiesto di uscirne. Al contrario, molti territori hanno beneficiato di maggiori opportunità di promozione e dell’accesso a risorse dedicate alla tutela e alla valorizzazione ambientale».

Con la sentenza del 9 giugno, il TAR Sicilia ha accolto integralmente le richieste dei promotori del Parco stabilendo che la Regione Siciliana dovrà esprimersi entro 180 giorni

La finalità primaria di un parco nazionale resta la tutela degli ecosistemi. Tuttavia, quando questa si accompagna a efficaci politiche di promozione territoriale, può tradursi anche in un’opportunità di crescita economica e sociale per le comunità locali. Nel caso degli Iblei, un territorio caratterizzato da un patrimonio di straordinaria ricchezza paesaggistica, storica, archeologica e naturalistica, l’istituzione del Parco potrebbe rappresentare non solo una forma di protezione ambientale, ma anche un’occasione per recuperare e rendere fruibili siti oggi in stato di abbandono, attraverso interventi condivisi di recupero e valorizzazione.

Sul piano amministrativo, la presenza di un ente parco viene inoltre indicata come un possibile elemento di semplificazione, grazie all’esistenza di un soggetto unico di riferimento in grado di coordinarsi con le altre amministrazioni competenti. L’obiettivo è costruire una strategia integrata capace di rafforzare l’attrattività dell’area, sostenere le economie locali e favorire la vitalità dei borghi dell’entroterra, contribuendo al tempo stesso a contrastare i fenomeni di spopolamento che interessano molte aree interne della Sicilia.

E tornando all’attualità… 

La sentenza del TAR Sicilia segna un passaggio importante nel percorso verso l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei, ma resta aperta la possibilità che la Regione Siciliana presenti ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativa con il rischio di un ulteriore allungamento dei tempi. Una scelta che potrebbe essere interpretata come un segnale di chiusura rispetto a un processo di confronto istituzionale avviato da anni. Per l’Ente Fauna Siciliana, invece, la strada da percorrere resta quella del dialogo tra le istituzioni e i soggetti coinvolti.

«Rivolgiamo un appello affinché si eviti un nuovo contenzioso che rischierebbe di accentuare le divisioni e si privilegi invece il percorso di confronto previsto dalla procedura di intesa. Il completamento dell’iter non esclude la discussione sulle eventuali criticità, ma presuppone che queste vengano affrontate e valutate nell’ambito del processo decisionale», conclude Marco Mastriani.