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11:56 22 Aprile 2026 | Tempo lettura: 5 minuti

Dieci marchi producono il 65% dei rifiuti di bevande raccolti nel Milanese

In occasione dell’Earth Day 2026 la campagna “A Buon Rendere” diffonde i dati della sua nuova ricerca. E lancia 3 proposte di legge per introdurre un sistema di deposito cauzionale.

Autore: Redazione
littering

In occasione dell’Earth Day 2026, la campagna “A Buon Rendere” ha diffuso i risultati aggiornati del proprio Brand Audit, l’indagine che collega i contenitori per bevande dispersi nell’ambiente ai marchi che li immettono sul mercato. Il quadro che emerge conferma come il littering, ovvero l’abbandono di piccoli rifiuti nell’ambiente o in spazi pubblici, continui a rappresentare una criticità ambientale rilevante e come, accanto all’impegno di volontari e cittadini, servano strumenti capaci di intervenire sulle cause strutturali del problema.

I dati arrivano da un anno di monitoraggio svolto nel Milanese grazie all’attività di Helena Boers, che tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025 ha raccolto 19.803 contenitori per bevande abbandonati, avviandoli a riciclo. L’indagine coinvolge da oltre due anni diversi comuni dell’area, tra cui Grezzago, Trezzo sull’Adda, Pozzo d’Adda e territori limitrofi. Secondo la campagna, questo lavoro ha permesso anche di evitare l’emissione di circa 3,02 tonnellate di CO2, oltre a restituire una fotografia concreta della dispersione degli imballaggi sul territorio.

Veniamo ai risultati. Dal punto di vista dei materiali, la plastica resta la componente più presente, con il 41% dei contenitori raccolti, seguita da alluminio al 29%, vetro al 26% e cartoni per bevande al 4%. Guardando invece ai comparti, la birra rappresenta il 35% dei rifiuti censiti, l’acqua in bottiglia il 33%, le bibite analcoliche il 26%, mentre vino e alcolici si fermano complessivamente al 6%.

L’analisi delle marche riconoscibili, riferita agli 11.629 contenitori per cui è stato possibile identificare il brand, indica che i primi dieci marchi concentrano da soli il 65% del totale dei rifiuti censiti. In testa compare Moretti, seguita da San Benedetto e Red Bull. Se invece si guarda ai gruppi industriali con più marchi in portafoglio, al primo posto si colloca Heineken, seguita da San Benedetto, Coca-Cola e AB InBev. La campagna sottolinea così una correlazione significativa fra i grandi protagonisti del mercato delle bevande e i rifiuti rinvenuti nelle aree monitorate.

Il punto, per i promotori, è che la raccolta dei rifiuti dispersi, pur preziosa, non basta. «Le evidenze raccolte anche attraverso i brand audit sullo spreco dei contenitori di bevande sia quando dispersi nell’ambiente che smaltiti hanno spinto i produttori di bevande di praticamente tutti i paesi europei a sostenere politiche di EPR (responsabilità estesa del produttore, ndr) più efficaci, come i sistemi di deposito cauzionale», afferma il coordinatore scientifico della campagna, Enzo Favoino.

Oggi, ricorda, sono 19 i paesi europei che li hanno già introdotti, incluso il Portogallo, mentre altri come Grecia e Regno Unito si preparano a farlo entro il 2027. In Italia, invece, il percorso resta fermo, nonostante siano state presentate alla Camera tre proposte di legge sul tema.

È proprio il deposito cauzionale la richiesta centrale rilanciata da “A Buon Rendere”. Il meccanismo prevede un piccolo sovrapprezzo sull’acquisto delle bevande, restituito integralmente quando il contenitore vuoto viene riportato nei punti di raccolta. Nei paesi in cui è attivo, sostiene la campagna, il sistema ha contribuito a far crescere la raccolta oltre il 90% e a ridurre drasticamente l’abbandono dei contenitori nell’ambiente. Per Favoino, il principio da applicare è semplice: a una maggiore quota di mercato dovrebbe corrispondere una maggiore responsabilità nel finanziare e sostenere soluzioni efficaci.

«Nonostante le diverse iniziative da parte di singoli cittadini e associazioni impegnati come Helena Boers a raccogliere rifiuti su tutto il territorio nazionale, i produttori di bevande non stanno ancora supportando pubblicamente un deposito cauzionale», conferma Silvia Ricci, del coordinamento della campagna.

«Al contrario – prosegue – in alcuni casi tendono a minimizzare la propria responsabilità, enfatizzando quella dei singoli consumatori “incivili” in campagne ad hoc . In altre occasioni ignorano volutamente l’esistenza di una dispersione nell’ambiente dei contenitori causata dal consumo “on the go”». 

Intanto, il contatore presente sul sito della campagna ha già superato i due miliardi di contenitori sprecati dall’inizio del 2026, un dato che rafforza l’urgenza di una risposta più organica.

La questione, secondo i promotori della campagna, non riguarda solo il decoro urbano o la tutela degli ecosistemi, ma anche l’uso delle materie prime. Ogni anno, si stima, oltre 8 miliardi di contenitori sfuggano al riciclo, con una perdita rilevante per un paese fortemente dipendente dall’importazione di materiali e con una filiera del riciclo della plastica in difficoltà. Il deposito cauzionale, dunque, non è solo come una ambientale, ma anche una leva industriale e fiscale, capace di aumentare la qualità della raccolta e ridurre il peso dei costi legati agli imballaggi non riciclati.

Per tutti questi motivi, la campagna si è fatta anche promotrice di tre proposte di legge depositate e poi assegnate alla Commissione Ambiente della Camera.

Insomma, il Brand Audit del Milanese offre un’indicazione chiara: il littering dei contenitori per bevande continua ad avere una scala tale da rendere insufficiente la sola buona volontà di chi ripulisce strade, fossi e aree periurbane e ci spinge a interrogarci non solo su come raccogliere meglio i rifiuti, ma su come prevenirli a monte, chiamando in causa filiere produttive, distribuzione e istituzioni.

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