È morta Marjane Satrapi, l’autrice iraniana che parlava di libertà
È scomparsa ieri a 56 anni Marjane Satrapi. Fumettista e regista iraniana ma trapiantata in Francia da anni, non ha mai smesso di denunciare il clima repressivo del suo paese d’origine.
I suoi cari, che hanno diramato la notizia, dicono sia morta di crepacuore: troppo il dolore per la perdita del compagno Mattias Ripa, avvenuta poco più di un anno fa. “Ho perso l’amore della mia vita“, scriveva sui social Marjane Satrapi. La fumettista lo ha raggiunto ieri, concludendo il suo cammino terreno dopo 56 anni trascorsi fra l’Iran, sua terra natia, l’Austria e la Francia, dove viveva dal 1994.
L’apice della sua carriera artistica può essere considerata la pubblicazione di Persepolis e Pollo alle prugne, entrambi poi trasposti sul grande schermo. Più recentemente, nel 2023, è uscito anche Donna, vita, libertà. Una produzione artistica ampia e prevalentemente dedicata a spiegare il “vero” Iran, decostruendo gli stereotipi occidentali sulla vita nel paese persiano e criticando in maniera dura e sincera il regime instauratosi dopo la rivoluzione islamica del 1979. Non ha risparmiato accuse – culminate con il rifiuto di una prestigiosa onorificenza – anche al suo paese d’adozione, che secondo lei era ipocrita nei confronti dell’Iran.
La produzione artistica di Marjane Satrapi è diretta e semplice, sia nella grafica che nel linguaggio. I temi sono le vite delle persone, sia quelle vissute nell’Iran prima dell’assolutismo – un paese liberale e aperto al mondo, culturalmente molto vivo seppur caratterizzato da un contesto socio-economico difficile e dal controllo politico ed economico americano – che quelle che si trovano a fare i conti con la repressione attuale.
L’artista ha sempre lavorato molto sulle storie personali per far capire al pubblico occidentale che il popolo iraniano non è come viene spesso dipinto: integralista, anti-americano, sostenitore del terrorismo. C’è un grande fermento culturale che, nonostante l’assolutismo, esiste e resiste. Marjane Satrapi lo ha sempre raccontato con maestria, cercando di scardinare la gabbia mentale che spesso ci porta a categorizzare e semplificare eccessivamente situazioni che facciamo fatica a interpretare e restituendo un’immagine chiara e diretta – anche dal punto di vista dello stile grafico – senza rinunciare alla complessità.
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