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9:49 21 Luglio 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

Olimpiadi invernali: buco da un miliardo di euro e impatto ambientale

Le Olimpiadi Invernali di Milano e Cortina sono state celebrate come un successo organizzativo. Ma quali sono, cinque mesi dopo la loro conclusione, i reali impatti ecologici ed economici?

Autore: Redazione
olimpiadi invernali
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«Ripartono tutti facendo enormi complimenti per l’organizzazione, per un’Italia che riesce sempre a stupire. E questa è la cosa per me più importante», dichiarava Giorgia Meloni lo scorso febbraio, poco prima che si chiudessero le Olimpiadi Invernali di Milano e Cortina. Una (auto)celebrazione che dipinge di un modello organizzativo vincente, che poi ha replicato anche il Presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026 – da poco eletto Presidente della FIGC – Giovanni Malagò: «Report chirurgici e indipendenti segnalano numeri importanti: ricadute sui territori per 5,3 miliardi di ricavi, 500/600 milioni di gettito in più 36.000 lavoratori e 18.000 volontari coinvolti».

Rispetto a quest’ultimo punto però, recenti avvenimenti testimoniano l’esatto contrario. Nel rendiconto semestrale sull’esercizio della Regione Veneto infatti, la Corte dei Conti ha individuato preoccupanti criticità: “Deve nuovamente richiamarsi l’attenzione della Regione – scrivono i giudici – affinché attui un costante monitoraggio sulla effettiva realizzazione delle opere e interventi, nonché sui costi, perché non abbiano a prodursi aggravi non preventivati per il bilancio regionale. Dato lo stato delle opere, la Sezione si riserva il monitoraggio sull’andamento degli interventi nei futuri cicli di controllo, chiedendo l’invio della relazione semestrale di bilancio 2026 della Fondazione Milano Cortina”.

La Corte contesta “il deficit patrimoniale costante in cui opera la Fondazione Milano Cortina” e, nello specifico, oneri a carico della Regione per diverse opere – dalla ristrutturazione del trampolino ai lavori per migliorare l’accessibilità dell’Arena di Verona –, uniti a ritardi che in alcuni casi arrivano fino a un anno per la conclusione dei lavori. Complessivamente la Fondazione che ha organizzato le Olimpiadi Invernali ha un buco di circa 300 milioni di euro, che dovrà essere ripianato con i soldi degli enti pubblici – Regioni Veneto e Lombardia, Comuni di Milano e Cortina e Provincie Autonome di Trento e di Bolzano.

Una nota della Corte dei Conti riguarda anche la famigerata pista da bob, già al centro delle polemiche perché la sua realizzazione ha provocato l’abbattimento di oltre 500 larici secolari. “Gli oneri di gestione successivi all’evento olimpico – scrive la Corte riferendosi in particolare a questo impianto – potrebbero gravare sui bilanci degli enti pubblici a vario titolo coinvolti nell’obiettivo di lasciare un’eredità alle generazioni future”.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, il rapporto sul consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente stima, nel capitolo dedicato alle Olimpiadi Milano-Cortina, 59 ettari di consumo di suolo causato dai lavori per i giochi olimpici, da cui sono però escluse tutte quelle porzioni di suolo consumate in maniera considerata reversibile, anche se poi la reversibilità è tutta da verificare. Inoltre, dal rapporto emerge come circa il 50% degli interventi non sia stato accompagnato da una valutazione ambientale formale.

Interpellata da Scienza in Rete, l’ISPRA ha sottolineato che “nel caso delle infrastrutture legate alle Olimpiadi invernali, le procedure corrispondono all’applicazione di un quadro normativo finalizzato alla riduzione dei tempi ordinari di autorizzazione e realizzazione delle opere, non per questo non sottoposte a forme di controllo e di autorizzazione ambientale previste dalla normativa vigente”, anche se la stessa ISPRA ha ammesso che non sono ancora disponibili “dati aggiornati sugli impatti effettivi“.

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