Occupata la piscina dello studentato di lusso
La piscina di The Social Hub, studentato di Bologna, è stata occupata da una rete di intervento sociale sul tema casa per protestare contro l’emergenza abitativa.
The Social Hub è uno studentato di lusso che si trova a Bologna, a pochi passi dalla stazione. Gestito dall’omonima compagnia olandese, quello del capoluogo emiliano è una delle 21 strutture sparse in giro per l’Europa e offre soggiorni a breve e a lungo termine a studenti e lavoratori, comprensivi di una serie di servizi. I prezzi però sono di fascia decisamente alta, con tariffe giornaliere che arrivano fino a 80 euro e mensili fino a 1200 euro per una stanza.
Fra i servizi offerti dalla struttura c’è anche una piscina. Piscina che pochi giorni fa è stata occupata dagli attivisti e dalle attiviste di PLAT – Piattaforma di Intervento Sociale, una rete di realtà sociali e politiche della città creatasi nel 2022 con l’obiettivo di costruire un nuovo tessuto di lotte sul tema del diritto ad abitare. Come si vede da un video postato sul canali social della rete, la piscina dello studentato è stata occupata da decine di persone al grido di “mai più senza casa” e “gli affitti sono troppo cari”.
La struttura che ospita The Social Hub infatti è stata protagonista nel 2015 di un caso abbastanza eclatante. Dismessa dalla Telecom, di cui era una delle sedi, nel dicembre del 2014 era stata oggetto di un’occupazione a scopo abitativo guidata da Social Log. La palazzina era stata occupata da circa 280 persone – di cui un centinaio minorenni – in una condizione di emergenza abitativa. All’alba del 20 ottobre 2015 è arrivato lo sgombero, durato tutta la giornata e caratterizzato anche dall’uso della forza da parte della polizia.
Grazie alle trattative fra il collettivo Social Log e il Comune di Bologna, è stata trovata una sistemazione per le persone sgomberate, ma il provvedimento è rimasto un caso emblematico di gentrificazione e speculazione, poiché lo sgombero era finalizzato proprio alla realizzazione dello studentato. Non è un caso infatti che l’occupazione della piscina – come chiarisce un attivista nel video postato da PLAT – sia avvenuto durante l’incontro internazionale dell’European Action Coalition for the Right to Housing and the City.
Dal 28 al 31 maggio infatti Bologna ha ospitato questo meeting che ha visto dialogare una quarantina di realtà provenienti da tutta Europa sul tema del diritto all’abitare e costruire percorsi condivisi di analisi e lotta in un contesto segnato da una crisi abitativa sempre più profonda e strutturale. Uno dei punti cruciali, l’analisi dell’Affordable Housing Plan, il piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile recentemente approvato dall’Unione Europea,
«Il nuovo piano europeo poggia su quattro pilastri: aumentare l’offerta di case accessibili nei costi e farlo subito, soprattutto attraverso il recupero, la rigenerazione e la semplificazione; mobilizzare gli investimenti attraverso una piattaforma finanziaria per mobilitare capitali pubblici e privati; avviare le riforme e le misure regolamentari emergenziali; sostenere chi è più colpito», ci ha spiegato Lucio Massardo, cofondatore di MeWe abitare collaborativo e esperti di politiche abitative, housing sociale e cohousing.






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