Alina, madre e attivista di Ultima Generazione, segnalata ai servizi sociali per la sua protesta pacifica
Le forze dell’ordine hanno chiesto l’intervento dei servizi sociali nei confronti dei un’attivista di Ultima Generazione chiedendo che facessero delle verifiche su un presunto abbandono dei figli minori.
Mentre il genocidio a Gaza prosegue e gli equipaggi della Sumud Flotilla subiscono sequestri e violenze in acque internazionali, Ultima Generazione denuncia quanto accaduto nei mesi scorsi ad Alina, 36 anni, madre di tre figli: al rientro dallo sciopero della fame che aveva condotto a Roma tra il 20 settembre e il 4 ottobre 2025 davanti a Montecitorio, Alina è stata segnalata ai servizi sociali dalle forze dell’ordine per presunto abbandono dei figli minori.
Le richieste avanzate da Alina e dagli altri attivisti e attiviste di Ultima Generazione erano due: che venisse riconosciuto il genocidio in corso a Gaza e che venisse garantita l’incolumità delle persone a bordo della Global Sumud Flotilla. Nel corso delle due settimane di protesta, Alina e le altre si sono recate spesso davanti alla sede della Camera con dei cartelli a una bandiera palestinese, «armi molto pericolose» ironizza la stessa Alina in un video condiviso sui social in cui racconta l’accaduto.
«Siamo state bloccate tutti i giorni dalle forze dell’ordine, siamo state portate in questura, siamo state identificate, siamo state denunciate. Come se non bastasse tutto questo, io che sono anche mamma, al mio ritorno a casa, sono stata contattata dai servizi sociali, che mi hanno informata che era stata aperta una segnalazione da parte delle forze dell’ordine di Roma nella quale si chiedeva di verificare che io non avessi abbandonato i miei figli a casa da soli mentre ero a Roma a fare lo sciopero della fame», racconta ancora l’attivista.
“Segnalare ai servizi sociali una madre che chiede la fine di un genocidio non è tutela dei minori: è intimidazione di stato. Questo Governo dovrebbe pensare ai bambini di Gaza che vengono uccisi anche per complicità italiana, e non a quelli di Alina”, sottolinea Ultima Generazione in un comunicato. La segnalazione ha portato alla convocazione di Alina per un colloquio sui suoi figli e alla visita dei servizi sociali nelle scuole frequentate dai ragazzi.
«Quello che mi è successo è veramente una cosa sconvolgente. È stata coinvolta anche la loro scuola. Questa cosa mi sembra profondamente ingiusta, perché i miei figli non vivono in una famiglia problematica, ma in un mondo problematico, che non è quello che io vorrei lasciare a loro e questo è il motivo per cui io cerco di lottare», conclude Alina nel suo videomessaggio affidato ai social. Ultima Generazione ricorda che sono al momento 75 i provvedimenti di assoluzione emessi dalla magistratura per azioni dirette nonviolente del movimento, in cui viene riconosciuta la legittimità della protesta.






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