Etna e voli cancellati in Sicilia: si può ancora chiamare emergenza? – INMR Sicilia #28
L’Etna e i voli cancellati, l’acquisto della raffineria ISAB, turismo rurale a Messina e tutela delle nostre coste.
Fonti
#Emergenza Etna
IlPost – Com’è possibile che l’aeroporto di Catania sia proprio lì
Claudia Fauzia, Prospettiva Sud – Lettera aperta al ministro dei trasporti Matteo Salvini e agli altri responsabili dei disastri vulcanici siciliani
#ISAB
AdnKronos – Imprese, Ludoil Capital ha acquisito il 51% del capitale sociale di Isab
L’Espresso – La più grande raffineria d’Italia cambia proprietà: Ludoil acquisisce il 51% dell’Isab di Siracusa
#Turismo rurale
Strettoweb – Messina punta sul turismo rurale: al via INSPIRE, il progetto europeo per valorizzare agrobiodiversità e produzioni locali
Canicattiweb – Quarta Giornata Regionale dei Cammini e dei Sentieri di Sicilia: oltre 30 eventi gratuiti diffusi in tutta l’isola
Giornata Regionale Cammini
#Scogliera d’Armisi
La Sicilia –La Scogliera d’Armisi ora ha anche il “bollino”: svelata la targa del «luogo d’identità e della memoria»
#Porto Rossi
Il Fatto Quotidiano – Catania, il ciclone Harry fa riemergere una discarica degli anni ’60: la scoperta durante i lavori di ripristino del porto
#SCC
Italia che Cambia – Giuseppe Fava, una memoria che continua a interrogare il presente
Italia che Cambia – A scuola nella Riserva di Vendicari: GROW sperimenta il Montessori outdoor
Italia che Cambia – Palermo oltre la turistificazione: il festival IT.A.CÀ racconta i luoghi che resistono
Italia che Cambia – Antonio Zappulla: “Fare il giornalista oggi è un atto di coraggio”
Dal 6 agosto oltre 700 voli sono rimasti a terra a causa delle emissioni di cenere dell’Etna, altri sono stati dirottati verso Palermo o Comiso. Migliaia di passeggeri che hanno vissuto vere e proprie disavventure Una situazione che, qui, ai piedi dell’Etna conosciamo bene e che a ogni eruzione riapre la stessa discussione: perché è stato costruito uno degli aeroporti più trafficati d’Italia proprio accanto a uno dei vulcani più attivi del mondo? Nel 1912 l’aviatore Ignazio Lanza di Trabia individuò nella zona di Fontanarossa il luogo in cui realizzare una pista militare. Il motivo era piuttosto semplice, si trattava dell’unica area pianeggiante sufficientemente estesa nelle vicinanze di Catania.
La particolarità è che quella pianura si è formata grazie ai sedimenti depositati dai fiumi Dittaino, Gornalunga e Simeto, sopra le antiche colate laviche dell’Etna. Insomma, paradossalmente, il vulcano che oggi blocca l’aeroporto ha contribuito a creare le condizioni geografiche per costruirlo proprio lì.
Per molti decenni la vicinanza all’Etna non è stata considerata un problema particolarmente grave per il traffico aereo anche perché fino agli anni Ottanta molti velivoli erano dotati di motori a elica e la cenere vulcanica non rappresentava lo stesso rischio che avrebbe assunto con la diffusione dei motori a reazione che, invece, possono essere gravemente danneggiati.
Da allora però sono stati sviluppati nuovi protocolli e sistemi di allerta. Oggi l’Osservatorio etneo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia controlla costantemente l’attività del vulcano attraverso una rete di strumenti che misurano i segnali sismici, i movimenti del suolo e i gas emessi. Le informazioni vengono trasmesse alla Protezione civile insieme alle simulazioni sulla possibile dispersione della cenere, così da consentire la gestione del traffico aereo.
Il problema, dunque, non è che manchino gli strumenti per monitorare il vulcano. Eppure tutte le volte e da oltre vent’anni si discute di spostare l’aeroporto altrove.
Già nel 1999 Nello Musumeci, allora presidente della Provincia di Catania, aveva proposto di individuare un’altra collocazione. Nel 2003 la Regione avviò uno studio per realizzare un grande aeroporto nell’area centro-orientale dell’isola, tra le province di Enna e Catania. Si parlò persino di un investimento da 300 milioni di euro, ma il progetto non si concretizzò.
L’attenzione si spostò così su Comiso, l’idea era che potesse diventare un’alternativa a Fontanarossa durante le eruzioni. Ma Comiso dispone soltanto di sei piazzole di sosta per gli aerei e non è attrezzato per assorbire il traffico di Catania, che oggi supera i dodici milioni di passeggeri all’anno.
Inoltre, quando la direzione del vento è particolarmente sfavorevole, anche Comiso può essere raggiunto dalla cenere vulcanica. Tra le ipotesi compare anche un nuovo aeroporto nell’area di Agrigento, che però avrebbe dimensioni contenute e risponderebbe soprattutto alle esigenze della Sicilia meridionale. Il problema, ci tengo a dirlo, non è l’Etna.
Lo racconta bene anche Claudia Fauzia, autrice della newsletter Prospettiva Sud, nella lettera che ha indirizzata al ministro dei Trasporti Matteo Salvini e agli altri responsabili istituzionali. Parla di un inesistente servizio di trasporto pubblico per raggiungere la destinazione originaria quando un volo viene dirottato, come è accaduto a lei. Di taxi privati che sono arrivati a chiedere anche 700 euro per il trasferimento Ct-Pa. Passeggeri stranieri e non lasciati da soli a organizzare autonomamente il trasferimento, oltre a una mancanza di assistenza da parte delle compagnie aeree nonostante il regolamento europeo.
Se sappiamo che l’Etna continuerà a emettere cenere e che gli aeroporti siciliani saranno chiamati a gestire nuovi dirottamenti, perché parlare sempre di emergenza? Perché non esiste un sistema stabile di collegamenti alternativi da attivare in queste situazioni?
Tra l’altro, Catania e Comiso sono gestiti dalla SAC, società pubblica – la Regione Siciliana è azionista al 25%- che sta affrontando un processo di privatizzazione. A Comiso ci sarebbero 47 milioni di euro di fondi europei già approvati e non ancora utilizzati, mentre mancano servizi di collegamento organizzati per i passeggeri dirottati. Anche sul fronte ferroviario sono previsti investimenti per oltre 10 miliardi di euro sulla linea Palermo-Catania-Messina, che dovrebbe ridurre il viaggio tra le prime due città a circa due ore. Anche se questo miglioramento non risolverà del tutto la carenza di alternative rapide.
Oltre ai disagi, le conseguenze che interessano anche l’economia locale: ad esempio Officine Culturali ha registrato ad agosto un calo dei visitatori del 10,9% rispetto all’anno precedente, arrivato al 23,6% nei giorni delle chiusure più pesanti. Fauzia, e non solo lei, chiede al ministro Salvini, al presidente della Regione Schifani e al sindaco di Catania Trantino di affrontare un problema ricorrente con una pianificazione stabile, anziché trattare ogni eruzione come un’emergenza imprevedibile. Un sistema di trasporti capace di gestire questa realtà, riducendo i disagi per chi vive, lavora e viaggia in Sicilia. Però per Salvini pare che l’unica soluzione sia il Ponte sullo Stretto di Messina. Se ci fosse stato quello, ha dichiarato, i passeggeri bloccati non avrebbero avuto alcun problema.
La più grande raffineria d’Italia cambia proprietà. Il 23 settembre il gruppo Ludoil della famiglia Ammaturo,editrice de L’Espresso, ha completato l’acquisizione del 51% di ISAB da GOI Energy, assumendo il controllo del polo industriale siracusano. L’operazione, che attribuisce alla raffineria un valore d’impresa di circa un miliardo di euro, è stata autorizzata dal governo attraverso la procedura del Golden Power e si è conclusa poco più di quattro mesi dopo l’annuncio dell’accordo, avvenuto il 13 maggio. “Un tempo raro, per un perimetro di eccezionale complessità, che attesta la determinazione con cui i soggetti pubblici coinvolti hanno presidiato ogni fase dell’operazione, a tutela degli approvvigionamenti e della sicurezza energetica dei cittadini”, dichiarano.
Il nuovo piano industriale prevede 1,3 miliardi di euro di investimenti nei prossimi cinque anni, lungo due direttrici: il rilancio della raffinazione tradizionale e lo sviluppo dei biocarburanti.
Da un lato, verranno riattivati e ammodernati alcuni impianti precedentemente dismessi, tra cui unità di distillazione, desolforazione e trattamento degli idrocarburi. Dall’altro, proseguirà la conversione verso la produzione di carburanti ottenuti da materie prime organiche, già avviata nel luglio 2026. Sul fronte occupazionale, tutto il personale attuale è stato confermato. Si parla anche di circa mille lavoratori in più durante i cinque anni di realizzazione degli interventi, mentre a regime sono previste circa cento nuove assunzioni di tecnici e operatori specializzati, anche attraverso la collaborazione con il sistema siciliano della formazione tecnica superiore.
Ludoil prevede di diventare la maggiore società multienergia privata italiana, con ricavi consolidati attesi di circa 13 miliardi di euro all’anno.
Per il territorio siracusano, la questione sarà capire quale sarà l’effettiva portata della transizione industriale annunciata. Resta da verificare quanto i nuovi interventi incideranno sull’impatto ambientale del polo industriale, oltre che sull’occupazione e sull’economia locale.
Messina punta a valorizzare le produzioni agricole, la biodiversità e le tradizioni dei Peloritani e dei Nebrodi attraverso INSPIRE, un progetto europeo dedicato al turismo rurale ed esperienziale.
L’obiettivo è creare un collegamento diretto tra agrobiodiversità, produzioni locali e nuove forme di accoglienza turistica, coinvolgendo le comunità che vivono e custodiscono il patrimonio rurale dei Peloritani e dei Nebrodi.
Il progetto è stato presentato il 24 agosto alla Fondazione Horcynus Orca di Torre Faro. All’incontro hanno preso parte produttori, associazioni, operatori, amministratori e rappresentanti del territorio, chiamati a condividere esperienze, necessità e proposte. Un’occasione per mettere allo stesso tavolo competenze diverse per costruire una strategia condivisa per il futuro del turismo rurale messinese e per fare emergere un patrimonio spesso custodito dalle comunità locali e trasformarlo in una risorsa capace di generare nuove opportunità economiche e turistiche.
Il percorso proseguirà attraverso i Local Living Lab, laboratori partecipativi nei quali le comunità locali potranno condividere idee, necessità e proposte. I risultati confluiranno in un Piano di Azione Locale, che dovrà trasformare le indicazioni raccolte in interventi concreti.
Un progetto che guarda alla crescita del territorio attraverso una nuova idea di turismo, non più soltanto legato ai luoghi da visitare, ma alle storie, alle persone e alle esperienze autentiche che quei luoghi sono in grado di raccontare.
A proposito di un turismo diverso, voglio segnalarvi che Domenica 4 ottobre tornerà la quarta Giornata regionale dei Cammini e dei Sentieri di Sicilia, con oltre 30 escursioni gratuite distribuite in tutta l’isola, da percorrere a piedi o in bicicletta. La Sicilia conta circa 5.000 chilometri di cammini, che attraversano l’Etna, le Madonie, i Nebrodi, i Sicani, i borghi dell’entroterra e le coste. Tra gli itinerari proposti ci sono le Vie Francigene, il Cammino di San Giacomo, il Bosco di Malabotta e percorsi ciclabili come la Ciclovia dei Parchi. L’obiettivo della giornata è promuovere il turismo lento, valorizzare le aree interne meno frequentate e sostenere un turismo che possa portare nuove opportunità ai territori anche fuori dalla stagione estiva. Tutte le attività sono gratuite, ma i posti sono limitati e occorre prenotare.
La Scogliera d’Armisi, a Catania, ha ottenuto il riconoscimento ufficiale di Luogo dell’identità e della memoria da parte dell’assessorato regionale ai Beni culturali. Una targa, inaugurata il 16 settembre vicino alla Fontana di Proserpina, celebra il valore paesaggistico, ambientale e sociale di questo tratto di costa, frequentato dai catanesi da oltre un secolo.
È un risultato importante per il comitato che da anni si batte per la tutela della scogliera, sostenuto da oltre 5.000 firme e da più di 1.500 voti raccolti nell’ambito dei Luoghi del Cuore del FAI. Ma la vicenda è tutt’altro che conclusa. Un nuovo decreto del Presidente della Repubblica ha infatti incluso la scogliera nel perimetro del porto di Catania, e il comitato che difende questo territorio. sta valutando la possibilità di impugnarlo.
Nel frattempo, il precedente Piano regolatore portuale è stato annullato dal TAR. Secondo il comitato e le associazioni ambientaliste, la pianificazione dovrà quindi ripartire da zero, tenendo conto delle valutazioni ambientali e paesaggistiche. Anche il Consiglio comunale ha approvato un atto di indirizzo per realizzare un Piano della costa che integri sviluppo portuale, tutela ambientale e accesso al mare.
La questione centrale è ora capire quale futuro avrà la scogliera: il riconoscimento del suo valore storico e identitario rappresenta un traguardo per i cittadini che l’hanno difesa, mentre rimane aperto il confronto sulla sua inclusione nell’area portuale e sui progetti di trasformazione della costa.
Il ciclone Harry, che lo scorso gennaio ha colpito la Sicilia, ha riportato alla luce una discarica nascosta da circa sessant’anni nei pressi della diga foranea del porto Rossi, a Catania.
Durante i lavori di ripristino della diga, danneggiata dal maltempo e avviati a giugno, sono emersi diversi strati di rifiuti: circa 3mila tonnellate di macerie edilizie, plastica, ceramica e materiali ferrosi. La Capitaneria di porto ha segnalato la situazione, coinvolgendo il Genio Civile e ARPA Sicilia. La Procura di Catania ha quindi disposto il sequestro preventivo dell’area e aperto un’indagine, per ora contro ignoti.
Secondo alcune testimonianze, già durante la costruzione della diga, negli anni del boom edilizio catanese, erano stati utilizzati materiali di scarto. Ciò che si teme adesso è la presenza di amianto, che al momento non risulta accertata.
I lavori di ripristino sono stati sospesi in attesa della bonifica e sono previsti controlli sulla qualità dell’acqua, anche perché nelle vicinanze si trova una spiaggia frequentata nonostante il divieto di balneazione. Proseguono invece le operazioni di recupero delle imbarcazioni distrutte dal ciclone, che hanno disperso olio e carburante nelle acque del porto. La vicenda riporta l’attenzione su un problema ambientale rimasto sepolto per decenni, mentre le indagini dovranno chiarire l’origine dei rifiuti e le eventuali responsabilità.
Sono diversi i temi affrontati su SCC in queste ultime settimane. In linea con l’approfodimento del mese su ICC dedicato al tema della democrazia siamo tornati a parlare condel progetto Spendiamoli Insieme, promosso dall’associazione Parliament Watch Italia per capire cosa è cambiato in questi anni rispetto alla democrazia partecipata in Sicilia. Luci e ombre di un processo che necessita di un’evoluzione se vuole lasciare un segno nei territori e in una nuova forma di partecipazione civile.
Il 15 settembre si è concluso l’anno dedicato al centenario della nascita di Giuseppe Fava, giornalista ucciso dalla mafia nel 1984 per le sue inchieste sui legami tra Cosa Nostra, politica e imprenditoria catanese. L’ultima iniziativa si è svolta al Giardino di Scidà, un bene confiscato che un tempo apparteneva proprio a Nitto Santapaola, mandante dell’omicidio. Oggi è uno spazio restituito alla collettività, sede de I Siciliani Giovani, dell’Arci e della Fondazione Giuseppe Fava. Una scelta dal forte valore simbolico per concludere un anno di mostre, spettacoli, proiezioni e incontri dedicati al giornalista.
Con Fabrizio Giacalone, presidente della cooperativa Palma Nana, abbiamo parlato di Palermo e degli effetti della turistificazione: nel centro storico molti immobili sono stati trasformati in strutture ricettive, trovare casa in affitto è sempre più difficile e mercati storici come la Vucciria e Ballarò stanno perdendo parte delle loro attività tradizionali.
E poi ancora, la storia di Antonio Zappulla che da ragazzino, ad Acireale, scriveva piccoli giornali a mano per raccontare i problemi del suo territorio e oggi è alla guida della Thomson Reuters Foundation, organizzazione internazionale che sostiene il giornalismo indipendente, la società civile e l’accesso alla giustizia.
E di educazione con l’esperienza di GROW che ha scelto di integrare l’outdoor education con il metodo Montessori, per unire l’apprendimento esperienziale a un percorso pedagogico strutturato.
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