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18 Maggio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

Come Trump sta facilitando la transizione energetica nel mondo – 18/5/2026

Dal paradosso di Trump involontario alleato della transizione energetica alla risposta collettiva di Modena dopo l’attacco in auto, fino all’incontro tra Trump e Xi e al riferimento alla trappola di Tucidide.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
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Trascrizione episodio

“Donald Trump detesta le pale eoliche almeno dal 2011, quando cominciò una lunga battaglia legale contro un impianto che doveva essere costruito vicino a un suo campo da golf ad Aberdeen, in Scozia. Ma la sua resistenza alle energie rinnovabili fa da sempre parte anche del suo approccio politico, tanto che recentemente la sua amministrazione è arrivata a pagare le aziende del settore energetico statunitensi perché cancellino i progetti già in corso per installare nuove pale eoliche.

Nonostante questo, il suo secondo mandato da presidente degli Stati Uniti rischia di venire ricordato come il momento in cui buona parte del mondo ha finalmente deciso di accelerare la transizione energetica, puntando su fonti rinnovabili, come quella solare ed eolica. Il tutto a causa di una serie di fattori che sono stati intensificati dalla guerra in Medio Oriente iniziata da Stati Uniti e Israele a fine febbraio”.

Inizia così un articolo del Post intitolato “Un involontario alleato della transizione ecologica”, che racconta come l’ennesima crisi geopolitica, legata alla guerra in Medio Oriente e al blocco dello stretto di Hormuz, ha fatto impennare i prezzi di petrolio e gas e stia spingendo di conseguenza governi, aziende e cittadini ad accelerare la transizione verso le rinnovabili.

L’articolo raccoglie diverse voci influenti, da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), a Simon Stiell, segretario esecutivo dell’Onu sul clima, a Susanna Dorigoni, docente di Economia dell’Energia all’Università Bocconi di Milano, fino a Giovanni Mori, ingegnere ambientale, conduttore del podcast News dal pianeta Terra su Lifegate e più volte ospite anche qui su INMR. E dicono tutti la stessa cosa: che questa guerra sembra poter dare la spallata definitiva alle fonti fossili.

Sia gli stati, ma anche le aziende sembrano essersi improvvisamente rese conto di quanto sia rischioso e soprattutto insensato affidarsi a fonti che devono essere importare dall’estero a costi molto variabili, quando abbiamo delle alternative molto economiche e soprattutto per le quali non dipendiamo da nessuno, se non nella fase iniziale di realizzazione degli impianti.

Pensate che la scorsa settimana è stato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ad invitare le regioni a sbloccare le circa quattromila concessioni per impianti di vario tipo che sono ferme per motivi burocratici. E secondo Terna, gestore nazionale della rete elettrica, nel mese di aprile sono stati installati impianti per 760 megawatt, in netto aumento rispetto ai mesi precedenti. “La capacità di generazione italiana da fonti rinnovabili – proseguel’articolo – ha raggiunto gli 86 gigawatt (GW) complessivi (un tipico reattore nucleare ha mediamente una potenza di 1 GW). La spinta ha interessato anche il mercato italiano delle automobili, tra i meno elettrificati dell’Unione europea, che ad aprile ha registrato quasi il doppio delle immatricolazioni di veicoli elettrici”.

L’articolo si conclude ricordando giustamente che la situazione attuale comporta anche dei rischi per la transizione energetica. Ad esempio l’aumento dei prezzi di gas naturale e petrolio, sta generando entrate straordinarie alle aziende del settore fossile che andranno in parte a finanziare attività di lobbying e in parte spingeranno ad aumentare la produzione di gas e petrolio.

e anche che la crescita delle rinnovabili riguarda soprattutto la generazione di elettricità, che è solo una parte dell’energia che consumiamo (circa un quinto a livello europeo), e che tanti settori come il riscaldamento domestico, il terziario, l’industria e i trasporti sono ancora dominati dalle fonti fossili e andrebbero elettrificati al più presto. Detto ciò, è interessante notare il paradosso di come uno dei politici più influenti del mondo, e dei più acerrimi nemici delle rinnovabili, abbia fornito il più grande assist della storia alle rinnovabili stesse.

In filosofia si chiama eterogenesi dei fini: conseguenze involontarie di azioni umane volontarie. Ma questo ci deve far riflettere su quanto poco siamo in grado di controllare i processi globali. Se la persona più potente, o fra le più potenti al mondo con le sue azioni ottiene l’esatto opposto dei suoi obiettivi, capite che questo ci dice almeno tre cose:

  1. la prima, che le teorie del complotto secondo cui poche persone determinano i destini del mondo e delle società umane decidendo tutto nei minimi dettagli sono del tutto irrealistiche
  2. che comunque i nostri politici dovrebbero conoscere un po’ meglio il pensiero sistemico, il funzionamento dei sistemi complessi e 
  3. forse sarebbe l’ora di rispolverare la cibernetica, la scienza che studia come si possono provare a governare i sistemi complessi.  

Ieri sera a Modena circa cinquemila persone sono scese in piazza in un manifestazione improvvisata. Le motivazioni di questa manifestazione vanno ricercate in un episodio tragico, di cui hanno parlato tutti i giornali, e nei fatti che sono seguiti.

Sabato pomeriggio, nel centro di Modena, un uomo alla guida di un’auto ha investito volontariamente diverse persone lungo via Emilia Centro, una delle strade più frequentate della città. I video mostrano l’auto che accelera e inizia a puntare deliberatamente persone in bici e a piedi, procedendo a zigzag, salendo poi sul marciapiede e schiantandosi contro la vetrina di un negozio. Dopo l’impatto l’uomo alla guida è uscito dall’auto e ha cercato di scappare, ma alcuni cittadini lo hanno inseguito e bloccato fino all’arrivo della polizia. 

L’auto ha colpito circa quindici persone, di cui otto sono finite in ospedale e quattro sono in condizioni gravi o molto gravi. Due donne hanno subito l’amputazione delle gambe, e una di loro è in pericolo di vita.

L’uomo si chiama Salim El Koudri, ha 31 anni, è nato in provincia di Bergamo e viveva vicino a Modena. È stato arrestato con l’accusa di strage e lesioni aggravate. Dai primi accertamenti è risultato negativo ad alcol e droghe, non ha precedenti penali e al momento non sono emersi legami con gruppi terroristici. In passato però era stato seguito da un centro di salute mentale per un disturbo schizoide della personalità. Lo stesso ministro dell’Interno Piantedosi ha detto che, allo stato attuale, si esclude la pista terroristica e che l’episodio sembra legato soprattutto a una situazione di disagio psichiatrico. 

La reazione politica è stata in generale prudente, tranne quella di Matteo Salvini, che ha collegato il caso al tema dell’integrazione delle seconde generazioni, dato che El Koudri è figlio di genitori marocchini. E strizzando l’occhio alla teoria della remigrazione ovvero all’idea che gli immigrati di seconda generazione debbano remigrare, tornare ai paesi d’origine dei propri genitori.

Il sindaco di Modena Massimo Mezzetti ha invitato invece a non cadere nello sciacallaggio, ricordando che tra i cittadini che hanno bloccato l’uomo c’erano anche due persone egiziane.

Ed è anche da quell’appello che nasce la manifestazione. Leggo sul Fatto Quotidiano:

Un grande abbraccio collettivo, per stare vicini dopo il sabato pomeriggio di terrore, per manifestare solidarietà ai feriti e per unirsi “contro chi semina odio“. Modena ha risposto all’appello lanciato dal sindaco Massimo Mezzetti, per ritrovarsi in piazza Grande, all’ombra della Ghirlandina, la torre simbolo della città, per un presidio dopo quanto accaduto sabato. Una piazza gremita da alcune migliaia di persone ha così testimoniato la reazione della città.

“Rispondiamo – ha detto il sindaco – in modo determinato e fermo a questa violenza. Anche per esprimere quello che questa piazza sa esprimere: una forte coesione sociale e un forte spirito di comunità che sono la migliore risposta alla paura che questa violenza vuole generare tra le persone. Modena – ha concluso trattenendo le lacrime – nei momenti di difficoltà sa rispondere con fermezza e con lucidità. Questo abbraccio collettivo è la risposta”. “In questo momento drammatico – aveva detto il sindaco chiamando i suoi concittadini a raccolta – bisogna che la città si unisca contro chi vuole dividere, seminare odio, creare divisioni. Non abbiamo bisogno di questo ora“. E la città ha risposto, riempiendo la sua piazza simbolo come non si vedeva da tempo.

Una piazza che ha tributato un applauso accorato anche alle persone che hanno fermato Salim el Koudri quando stava cercando di scappare. “Dobbiamo seguire l’esempio dei cittadini che ieri hanno bloccato e immobilizzato Salim – ha detto Mezzetti – che hanno dimostrato coraggio, senso civico, senso della comunità. Noi dobbiamo esprimere lo stesso senso di fronte alla violenza, di fronte all’odio. Dobbiamo unirci, non dividerci”.

Contributo disponibile nel podcast

Ormai avrete forse letto e sentito di tutto, ma comunque è il caso di dire giusto due parole su come è andato l’incontro Xi-Trump.

Francesco Costa, nella sua newsletter, la riassume così: “Concretamente, non ci sono stati passi avanti: niente sui dazi, niente sull’Iran, niente sulla carne, niente sui chip, niente sulle terre rare, niente su Taiwan. Anzi, la questione di Taiwan – la repubblica democratica autonoma che la Cina rivendica come sua, al punto da dire apertamente che prima o poi se la prenderà – è l’unica questione su cui Xi ha minacciato Trump e gli Stati Uniti.

È stato annunciato qualche accordino minuscolo, o così vago che resterà parole su un comunicato. Ma intanto Trump ha invitato Xi negli Stati Uniti a settembre, i toni di tutti si sono fatti meno aggressivi, la temperatura è scesa. Finché dura, certo. Ma non esiste lo scenario in cui la rivalità fra Stati Uniti e Cina si conclude nella concordia, almeno nei prossimi anni. Esiste quello in cui rivaleggiano governando quella rivalità, ed evitando che degeneri: è l’obiettivo massimo”.

Un aspetto interessante di questo incontro, su cui si sono soffermati diversi giornali, è il riferimento di xi alla cosiddetta trappola di Tucidide.

Nello specifico, Xi ha detto a Trump che si auspica che i loro due paesi non cadano nella trappola di Tucidide. lanciando però un messaggio chiaro. La “Trappola di Tucidide” è una situazione in cui una guerra scaturisce dal fatto che una potenza emergente supera una potenza precedentemente egemone. Deriva dallo storico greco Tucidide, che ne “La guerra del Peloponneso” raccontò il conflitto fra Sparta e Atene nel V secolo avanti Cristo e sostenne che “Fu l’ascesa di Atene e il timore che ciò suscitò a Sparta a rendere inevitabile la guerra”.

Nel dire questa cosa però Xi sta certificando che la Cina sia ormai destinata a rimpiazzare gli Usa come potenza egemone planetaria, e chiede a Trump di farselo andar bene, di accettarlo senza scatenare una guerra. Interessante.

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