13 Ottobre 2026 | Tempo lettura: 9 minuti
Focus / Evolvere la democrazia

Cantina Conselve e la democrazia delle decisioni difficili

Un caso pratico per capire se e come trovano applicazione nell’attività quotidiana i principi democratici del cooperativismo: la Cantina Conselve, che riunisce quasi 600 soci e socie che si occupano di viticoltura.

Autore: Caterina Blu
cantina conselve2
L'articolo si trova in:

Nell’articolo in cui abbiamo approfondito il concetto “una testa, un voto” abbiamo parlato di storia, principi e diritto. Ma una cooperativa vive nelle riunioni, nei bilanci da approvare, nelle decisioni difficili e nelle persone che all’assemblea non si vedono quasi mai. Lo ammetto: tra un racconto in cui tutti sono sempre d’accordo e uno che comincia da un’obiezione, mi incuriosisce di più il secondo. È lì che possiamo capire che spazio c’è per discutere davvero.

Voglio capire che cosa accade quando una di quelle decisioni chiede ai soci di rinunciare a una libertà alla quale erano abituati. Per questo vi porto con me in Cantina Conselve, cooperativa agricola aderente a Confcooperative Veneto. Io e il presidente Roberto Lorin incastriamo una fitta conversazione fra una corsa e l’altra, visite, appuntamenti e spostamenti in macchina per entrambi, ma ci capiamo al volo!

Arrivano vocali lunghi e pieni di dettagli. Roberto ha apprezzato l’articolo precedente, soprattutto quella domanda che resta sospesa fra una testa e un voto: avere voce significa poter incidere? La cantina ha 590 soci, mi precisa il presidente Lorin. L’uva arriva fin qui da un territorio ampio, da Padova verso il Rodigino. La cooperativa la trasforma e la commercializza: le sue scelte entrano nei conti delle aziende agricole dei soci.

Cantina Conselve
Roberto Lorin

«Mi racconta una decisione importante sulla quale i soci non erano tutti d’accordo?», gli chiedo. Lorin torna al 2025, quando il consiglio porta in assemblea una modifica sostanziale dello statuto. Per oltre vent’anni, racconta, i soci avevano potuto lasciare liberamente la cooperativa. Cambiare quella regola significava toccare un’abitudine radicata e il primo dissenso era nato nello stesso CdA. «La cooperativa vive se ci sono i soci, se i soci producono e ci portano l’uva», spiega. Con conferimenti meno prevedibili diventa più difficile programmare investimenti, usare bene gli impianti e distribuire i costi. Dall’altra parte c’è un viticoltore che può voler cambiare cantina se altrove trova condizioni migliori.

Il conflitto è concreto: quanto può impegnarsi a restare per rendere possibile un progetto collettivo? La riformulazione dello statuto datata 17 aprile 2025 chiarisce l’esito giuridico della proposta: l’articolo 12 disciplina le ragioni di recesso e prevede una penalità, stabilita dal regolamento, per chi recede senza giustificato motivo. Non è un divieto assoluto di uscire. La differenza conta, perché cambia il modo di leggere la scelta e il sacrificio chiesto ai soci.

Tra un’assemblea e l’altra

Se la democrazia sostanziale dipende dalla possibilità di capire e discutere, il momento decisivo comincia prima dell’assemblea, quindi chiedo: come si prepara una scelta strategica? Il presidente Lorin mi descrive due percorsi. Un’idea può nascere dal confronto fra lui, il direttore generale e il vicepresidente: la analizzano e la portano al CdA. Oppure può essere un consigliere a proporla in consiglio. In quel caso i tre la approfondiscono e tornano al CdA, dove si discute e si decide. I consiglieri possono poi spiegare le scelte nei territori.

Lorin fa risalire l’inizio del confronto sullo statuto a circa tre anni prima di questa intervista. «Quando ho colto che neanche il consiglio era pienamente convinto, ci siamo un attimino fermati», racconta Roberto. Non basta che una proposta sia chiara a chi l’ha ideata. Il consiglio ha atteso di trovare una posizione condivisa e, secondo Lorin, ha organizzato altri tre o quattro incontri con i soci, anche grazie alle associazioni agricole, oltre agli appuntamenti abituali.

Cantina Conselve

La vita sociale, dice, ha un suo calendario: l’assemblea di dicembre, un incontro in aprile per fare il punto dopo la vendemmia e guardare avanti, un altro a fine luglio prima della vendemmia successiva. Un resoconto della cantina documenta, per esempio, la riunione del 21 aprile 2026 su mercato del vino, vendite, prospettive commerciali e acconti ai conferitori.

Lorin aggiunge che la partecipazione passa anche dalla formazione. La cantina promuove corsi per i soci, anche con il supporto di Irecoop Veneto. Collabora, racconta, con l’Università di Padova, il CREA di Conegliano e il Servizio fitosanitario regionale: mette a disposizione dati, terreni e vigneti per le prove in campo e ne condivide i risultati con i soci. È un modo per trasformare la ricerca in conoscenze utili nel lavoro quotidiano.

«Il mio CdA è la sentinella sulla base sociale», dice Lorin. «Devono ascoltare, devono capire, poi chiaramente riportare». Alcuni lavorano anche per conto terzi presso le aziende dei soci e riportano al CdA le osservazioni raccolte sul territorio. La cantina cerca di rappresentare zone diverse; a Canaro, dove oggi non ha un consigliere eletto, mantiene il contatto con altri punti di riferimento. Questo sistema può far arrivare una voce al tavolo anche fuori dall’assemblea. Resta interessante sapere quanto quella voce abbia cambiato una proposta: Roberto racconta il lavoro di ascolto, ma non un esempio preciso di modifica del testo sul recesso nata da un’obiezione dei soci.

E quando non siamo d’accordo?

Il conflitto è la parte meno comoda da raccontare. Sulla modifica dello statuto, Lorin ricorda «incontri» e perfino «incazzature», perché si tornava più volte sulle stesse questioni. Eppure attribuisce proprio a quel percorso il risultato dell’assemblea: 133 persone presenti all’assemblea straordinaria del 17 aprile 2025 e un solo voto contrario. Il punto è che chi ha dissentito ha avuto modo di parlare, mi dice. Ma la quasi unanimità finale non cancella da sola le obiezioni iniziali. Sarebbe utile ascoltare anche un socio che all’inizio non condivideva la riforma: che cosa lo ha convinto? Ha ottenuto una modifica, oppure ha accettato la proposta dopo averne capito le ragioni? Le due cose raccontano forme diverse di partecipazione.

Cantina Conselve

La fatica quotidiana ha anche un’altra misura. Dei 590 soci, agli incontri ordinari partecipano abitualmente fra 220 e 250 persone; all’assemblea straordinaria del 17 aprile 2025 erano invece presenti 133 persone. Oltre cento conferiscono meno di 20 quintali di uva; uno arriva con appena 50 chili, «due cassette» che potrebbe caricare in macchina, invece preferisce portarle in cooperativa. Questa scelta racconta un’appartenenza: lasciarle nella nostra cantina significa, per quel socio, continuare a far parte di una storia comune.

La differenza fra chi vive di viticoltura e chi conferisce quantità minime complica la partecipazione. Nel frattempo la concorrenza spinge a chiedere una remunerazione migliore. Lorin sintetizza il rischio con un’iperbole: il socio potrebbe preferire «una cantina a pezzi» purché l’uva sia pagata due euro in più al quintale. Il paradosso mostra come, in un settore vitivinicolo così dinamico, il vantaggio immediato possa far passare in secondo piano la cura della cantina, che appartiene agli stessi soci.

Il presidente sostiene che una parte delle risorse debba rafforzare il patrimonio della cooperativa, migliorare il rapporto con le banche e finanziare gli investimenti. Parla di quasi 20 milioni di euro distribuiti ai soci, senza indicare l’esercizio contabile: è una cifra da verificare sul bilancio prima di usarla come dato certificato.

Ogni tre anni si rinnovano le cariche sociali. Anche la scelta di chi amministra passa per un confronto. Gli undici componenti del CdA uscente valutano chi intende continuare e chi fare un passo di lato; poi cercano disponibilità nei territori, con attenzione alla rappresentanza geografica. Lorin è presidente dal 2017 e sui propri mandati scherza: «Ho perso i conteggi». Negli ultimi anni, racconta, la lista proposta è arrivata al voto senza candidature alternative ed è stata approvata all’unanimità. Il regolamento pubblicato consente però a un socio di candidarsi anche fuori dalla lista proposta dal CdA, rispettando le condizioni previste.

Qui torna una domanda: come si fa a coltivare il ricambio se la lista condivisa è sempre una sola? Lorin dice che il turnover è auspicabile «nella continuità». Racconta che nel 2016 la cooperativa tolse dallo statuto il limite di tre mandati alla presidenza, dopo aver sperimentato periodi di alternanza che, a suo giudizio, avevano reso più difficile mantenere una traiettoria aziendale. Contare quante persone nuove offrono la propria disponibilità e quali proposte emergono negli incontri territoriali aiuta a misurare quell’apertura, oltre al risultato della votazione.

Cantina Conselve

Da Loreggia a oggi: che cosa resta?

Nel 1883 la Cassa rurale di Loreggia nasceva nel Padovano per permettere a chi aveva poco accesso al credito di rispondere insieme a un bisogno economico. La cantina di oggi affronta bisogni diversi, dentro un mercato del vino competitivo. Eppure la domanda è familiare: quali impegni siamo disposti ad assumere insieme perché il progetto possa durare? Perché vale la pena fare tutta questa fatica per decidere insieme?

Per Lorin la risposta sta nel potere dei soci. «Il CdA propone e l’assemblea vota e ratifica o boccia», mi dice. Poi insiste: «È un valore che noi dobbiamo assolutamente preservare: il valore della cooperativa, ossia la democrazia. È l’assemblea che è sovrana. Io lo ricordo sempre ai miei soci». Descrive un’assemblea che fa domande, partecipa e conserva una «competitività buona» fra punti di vista. Non teme questa dialettica: «Se i passaggi non vengono fatti, è chiaro che l’assemblea può anche respingere». L’affermazione ha peso proprio perché, nel 2025, la proposta portata a quel voto toccava una libertà concreta.

Una democrazia da praticare

Nel primo articolo ci eravamo chiesti se il principio “una testa, un voto” bastasse a dare voce ai soci. La storia di Conselve mostra quanto lavoro serva prima di alzare una mano: fermare una proposta che non convince ancora il CdA, incontrare i viticoltori, spiegare perché la cantina vuole poter contare sui conferimenti e lasciare spazio a chi teme di perdere la possibilità di scegliere.

Il voto del 2025, come lo racconta Lorin, è il risultato di quel lavoro. Per capire fino a che punto i soci abbiano inciso sul contenuto della riforma manca ancora un passaggio: mettere accanto alla voce del presidente quella di chi era contrario e ricostruire se le sue obiezioni abbiano cambiato qualcosa. La democrazia cooperativa merita anche questa verifica, soprattutto quando il consenso finale è così ampio.

Da Rochdale a Torino, da Loreggia a Conselve, resta aperta la domanda che attraversa quasi due secoli di cooperazione: come si organizzano insieme bisogni e potere? Ripenso al socio che ancora porta quelle due singole cassette di uva alla cantina. Il suo voto pesa quanto quello di chi ne conferisce molti quintali. Fare in modo che entrambe le persone possano capire, parlare e influire sulle scelte è la fatica quotidiana che dà senso a quella regola.