3 Ottobre 2026 | Tempo lettura: 5 minuti
Focus / Ripensare la scuola

Scopri il nostro viaggio nella Scuola che Cambia: le otto video-tappe per ripensare l’educazione

Un’altra scuola esiste già. Sta nei boschi, nelle esperienze di nicchia, così come dentro istituti statali, con dirigenti, maestre e professori che hanno deciso di cambiare le regole dall’interno. L’abbiamo incontrata.

Autore: Redazione
viaggio nella scuola che cambia

Un’altra scuola esiste già. Sta nei boschi, nelle esperienze di nicchia, così come dentro istituti statali, con dirigenti, maestre e professori che hanno deciso di cambiare le regole dall’interno. È quello che abbiamo scoperto nel 2020 con il Viaggio nella Scuola che Cambia, otto tappe da Udine a Firenze, da Trieste a Busto Arsizio.

Il viaggio è nato dalla collaborazione tra Italia che Cambia, Ashoka Italia e Scuole Naturali. A bordo del camper c’erano Daniel Tarozzi e il videomaker Paolo Cignini, guidati da Danilo Casertano, educatore e ideatore di Scuole Naturali. Da remoto, Luca Solesin di Ashoka aiutava a disegnare la rotta: molte delle scuole visitate, infatti, fanno parte della rete delle Scuole Changemaker, istituti selezionati per la loro capacità di innovare.

Le puntate sono uscite tra maggio e luglio 2020, mentre le scuole italiane erano chiuse da mesi per la pandemia. Mai come allora era urgente chiedersi che cosa sia davvero la scuola e che cosa potrebbe diventare. Ogni tappa è un mini-documentario di circa un quarto d’ora, accompagnato da un articolo. Eccole tutte, una dopo l’altra.

Dal Friuli al Veneto: le prime quattro tappe

1. Istituto Malignani, Udine

Si parte da un istituto tecnico statale con quasi un secolo di storia, tra i 22 fondatori di Avanguardie Educative con Indire. Ashoka lo ha scelto come scuola changemaker per la sua tradizione di innovazione e per una leadership diffusa. Contano anche gli spazi aperti alle aziende del territorio e gli insegnamenti opzionali, che rendono gli studenti protagonisti del proprio percorso. Ce lo racconta il preside Andrea Carletti.

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2. Istituto Comprensivo Altipiano, Opicina (Trieste)

Una scuola pubblica che in soli cinque mesi ha cambiato volto. Ispirate dalla rete di Scuole Naturali, le maestre hanno portato le lezioni fuori, nelle “aule verdi”. Durante l’orario scolastico i bambini attraversano il paese mano nella mano fino a uno stagno, dove giocano, osservano e imparano. La dimostrazione che l’outdoor education non è un privilegio di poche scuole private.

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3. Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, Duino (Trieste)

Fa parte di un movimento internazionale di 18 collegi sparsi in quattro continenti, ispirato alla pedagogia di Kurt Hahn. Ogni anno accoglie più di 180 ragazze e ragazzi da oltre 80 Paesi per gli ultimi due anni delle superiori. Vivono e studiano insieme, fanno volontariato, imparano a convivere con chi è diverso. L’obiettivo è formare giovani capaci di diventare portatori di cambiamento.

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4. Scuola del Fiume di San Benedetto, Zenson di Piave (Treviso)

Una scuola all’aperto, sulle rive di un fiume. Qui una maestra ha saputo attivare un intero territorio: parrocchia, Comune, imprenditori, genitori e cittadini sono parte del progetto. I bambini corrono liberi nel bosco e giocano con argilla, bacche e rametti. Il risultato è una vera comunità educante, dove l’educazione non finisce sulla soglia della classe.

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Dalla Toscana alla Lombardia: le altre quattro tappe

5. Scuola-Città Pestalozzi, Firenze

Nata nel dopoguerra dall’idea di Ernesto e Anna Maria Codignola, è oggi una scuola statale sperimentale. Copre gli otto anni di primaria e secondaria di primo grado, organizzati in quattro bienni. Qui non esiste la lezione frontale e la scuola può scegliere i propri insegnanti. Al centro ci sono le relazioni e l’educazione affettiva, come strada per imparare la democrazia.

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6. Istituto Comprensivo 3, Modena

Una scuola media “digitale” che, appena si entra, sorprende per l’esplosione di luce e colori. Il digitale qui non sostituisce la relazione: è al servizio di un modello educativo fondato su autonomia, fiducia e responsabilità. Gli spazi sono curati con attenzione e le studentesse gestiscono perfino una radio della scuola. Tecnologia, natura e media education convivono.

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7. Il Mio Nido, Treviglio (Bergamo)

Perché separare i bambini da 0 a 3 anni da quelli da 3 a 6? Il Mio Nido ha abbattuto quel muro, creando un polo sperimentale 0-6 in cui i bambini restano nello stesso ambiente fino alla primaria. I fratelli frequentano la stessa scuola e ogni educatore segue un gruppo di bambini di età diverse. Un esempio di come si possano rimettere in discussione regole date per scontate fin dai primissimi anni.

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8. Istituto Tecnico-Economico Enrico Tosi, Busto Arsizio (Varese)

L’ultima tappa è un istituto statale con quasi duemila studenti, anch’esso scuola changemaker di Ashoka. Il Tosi è una scuola di comunità, aperta al mondo, dove cooperazione e apprendimento tra pari sono la norma. Per chi ci lavora è più di un impiego: è un progetto di vita condiviso. Un’altra prova che la scuola che cambia non aspetta che di essere diffusa.

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Cosa ci ha insegnato il viaggio

Cinque scuole su otto sono statali: Malignani, Altipiano, Pestalozzi, IC3 Modena e Tosi. Basterebbe questo dato a smontare l’idea che “educazione alternativa” significhi uscire dalla scuola pubblica. Come ci ha detto Danilo Casertano, l’obiettivo non è moltiplicare le nicchie ma cambiare la scuola pubblica.

Le otto esperienze sono molto diverse tra loro: un nido sperimentale e un istituto tecnico, un collegio internazionale e una scuola sul fiume. Eppure, tornano spesso gli stessi elementi di base: la fiducia nelle ragazze e nei bambini, il valore delle relazioni, l’apertura al territorio, il coraggio degli adulti di mettersi in gioco.