15 Ottobre 2026 | Tempo lettura: 5 minuti

Vivere e lavorare in montagna è possibile?

In Friuli è in atto un’interessante sperimentazione per creare rete, contrastare spopolamento e abbandono e favorire chi vuole restare o tornare a vivere e lavorare in montagna. Ne parliamo con uno degli animatori del progetto, Pier Giorgio Sturlese di Montagna Leader.

Autore: Daniel Tarozzi
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«Il rischio è entrare in un circuito in cui meno c’è e meno ci sarà, rendendo questi territori sempre meno attrattivi». Pier Giorgio Sturlese, direttore di Montagna Leader, il Gruppo di Azione Locale (GAL) che opera nel Friuli occidentale, riassume così una delle dinamiche che interessano molte aree montane: diminuiscono gli abitanti, si riducono i servizi e le opportunità e, proprio per questo, diventa sempre più difficile scegliere di restare, tornare o trasferirsi a vivere e lavorare in montagna.

Provare a invertire questo meccanismo significa partire da ciò che sul territorio già esiste: persone, competenze, idee e anche risorse che a prima vista possono sembrare marginali. Cellina Dream Woods, di cui abbiamo parlato in due precedenti articoli, nasce dentro questa prospettiva. Come abbiamo visto, in questo progetto-visione il legname che si accumula sulle rive del lago di Barcis, da problema e materiale di scarto diventa materia prima per opere artistiche, complementi d’arredo, laboratori educativi e attività sociali.

lavorare in montagna
Pier Giorgio Sturlese, direttore di Montagna Leader

Ascoltare chi vive e lavora in montagna

Montagna Leader opera nell’area pedemontana e montana del Friuli occidentale. Il suo ruolo, spiega Sturlese, è innanzitutto quello di «ascoltare le persone che vivono e lavorano in questo territorio», facendo emergere progetti e iniziative capaci di incidere su problemi come lo spopolamento e la carenza di servizi. I GAL nascono negli anni Novanta per iniziativa dell’Unione Europea proprio con l’obiettivo di sperimentare un modo diverso di intervenire nelle aree rurali e montane: non calare dall’alto una strategia, ma coinvolgere chi quei luoghi li abita e li attraversa ogni giorno nella costruzione di visioni e progetti da sostenere attraverso i fondi per lo sviluppo rurale.

Nel Friuli occidentale questo significa accompagnare iniziative imprenditoriali legate, tra gli altri ambiti, all’agricoltura sostenibile, all’artigianato e ai servizi turistici. L’obiettivo è creare condizioni migliori per chi vuole continuare a vivere qui, ma anche per chi desidera tornare o scegliere questi territori come nuovo luogo in cui stabilirsi.

Da materiale di scarto a possibilità

È in questo quadro che Nicolas Vavassori e l’associazione L.A.G.O. hanno proposto e condiviso con Montagna Leader l’idea di Cellina Dream Woods: recuperare il legname trasportato dall’acqua e depositato sulle rive del lago di Barcis per trasformarlo in qualcosa di nuovo. «Ci è piaciuto subito perché sposa i principi dell’economia circolare», racconta Sturlese. Il punto non è soltanto recuperare un materiale che altrimenti sarebbe considerato uno scarto, ma reinterpretarlo come «materia prima nobile» da cui possono nascere opere d’arte, elementi d’arredo e, potenzialmente, una piccola economia locale.

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La scala è volutamente piccola. Si parla di microimprenditoria e di un micromercato, ma proprio questa dimensione può avere un significato particolare in territori dove anche poche nuove attività possono contribuire a mantenere vive competenze, relazioni e opportunità. Cellina Dream Woods diventa così anche un modo per trasmettere un messaggio alle nuove generazioni. «È importante che i giovani possano capire che vivere e lavorare in questo territorio è possibile», sottolinea Sturlese. E il progetto porta questo messaggio anche nelle scuole e nelle attività formative.

Il difficile lavoro di costruire reti

Sostenere una buona idea però non basta. Una delle difficoltà principali individuate da Montagna Leader riguarda la capacità di mettere in relazione i molti soggetti che, a diverso titolo, lavorano nelle aree montane. «Il rischio è quello di frammentare l’impatto, sia dal punto di vista economico sia delle risorse umane e delle attività», spiega Sturlese. In altre parole, sul territorio possono esistere molte energie, ma se procedono separatamente la loro capacità di incidere si riduce.

È anche per questo che il lavoro del GAL va ben oltre l’erogazione di finanziamenti. Il suo scopo è ascoltare, accompagnare, costruire connessioni e provare a trasformare singole iniziative in tasselli di una strategia più ampia. Per chi ci lavora c’è anche una motivazione personale. Le persone di Montagna Leader sono a loro volta abitanti di questi luoghi e, racconta Sturlese, contribuire al miglioramento della qualità della vita del territorio in cui vivono è una delle ragioni che dà senso al loro lavoro quotidiano.

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Invertire il circolo

Cellina Dream Woods è ancora un progetto giovane. Il suo valore, nella prospettiva di Montagna Leader, sta anche nella possibilità di mostrare una direzione per poi immaginare nuove attività capaci di generare reddito e valore senza snaturare il contesto. «Cerchiamo di sostenere iniziative imprenditoriali che utilizzano gli elementi che caratterizzano il territorio e l’area montana», spiega Sturlese. L’obiettivo è contribuire a interrompere quel circuito richiamato all’inizio dell’articolo per il quale «meno c’è e meno ci sarà», creando invece nuova vita e nuove attività e cercando di cambiare lo sguardo. Proprio come un pezzo di legno si è trasformato da rifiuto a risorsa, così un’area montana apparentemente “isolata” può diventare un luogo ricco di esperienze e potenzialità.

Cellina Dream Woods 2 è uno dei progetti del dossier di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027 promosso dal GAL Montagna Leader in collaborazione con il Comune di Barcis, l’’associazione L.A.G.O. e cooperative locali.