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9:23 5 Agosto 2026 | Tempo lettura: 5 minuti

Il ciclone Harry in Sicilia distrugge la nave di Resq e la comunità si attiva per ricomprarla

La nave dell’associazione ResQ, che salva migranti nel Mediterraneo, è stata distrutta dal ciclone Harry. Per comprarne una nuova è partita la campagna “Insieme, torniamo in mare” a cui hanno aderito cittadini e personalità dello spettacolo.

Autore: Redazione
resq
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Il ciclone Harry, che ha colpito a inizio anno la Sicilia e il Sud Italia, ha distrutto la nave di ResQ – People Saving People, costringendo l’organizzazione umanitaria a interrompere le proprie missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Ma se la nave con cui dal 2020 ResQ ha soccorso e salvato 496 persone si è fermata, ResQ no. Per questo nasce “Insieme torniamo in mare”, la campagna con cui l’organizzazione vuole acquistare una nuova imbarcazione e riportare nel Mediterraneo un presidio civile di ricerca, soccorso e testimonianza. Perché l’obiettivo va ben oltre una nave: significa restituire al mare una presenza capace di salvare vite umane in una delle frontiere più drammatiche del nostro tempo.

Negli ultimi dieci anni, da 2014 al 2024, il Mediterraneo ha registrato infatti oltre 30.000 tra morti e dispersi, con un’ulteriore stima che sfiora le 33.000 vittime includendo i dati fino al 2025. Il Mediterraneo centrale si conferma, già nella prima metà del 2026, la rotta migratoria più letale al mondo: i dati ufficiali dell’IOM – l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – e delle agenzie umanitarie registrano quest’anno un picco drammatico senza precedenti con quasi 800 vittime in un solo trimestre.

“Insieme, torniamo in mare” si svilupperà attraverso una serie di iniziative tra cui, la social challenge Mille barchette, una nave che coinvolgerà la comunità di ResQ e il mondo della cultura e dello spettacolo invitando i sostenitori di ResQ a postare sui social un video in cui viene realizzata una barchetta di carta. Hanno già scelto di sostenere la campagna e di rilanciarne il messaggio personalità come Gad Lerner, Paolo Fresu, Stefania Rocca, Alessandro Bergonzoni e Ferdinando Vicentini Orgnani, insieme ad altri che nelle prossime settimane contribuiranno ad amplificare l’appello dell’organizzazione umanitaria.

La raccolta fondi sarà affiancata anche da un’asta solidale sulla piattaforma online Charity Stars, che metterà in vendita oggetti simbolici appartenuti alla ResQPeople e strumenti di bordo utilizzati durante le missioni di ricerca e soccorso. Non sono cimeli, ma testimoni: dai salvagenti alla bussola, dalle carte nautiche al termometro di bordo, dall’amperometro fino ai manometri della sala macchine. Alcuni di questi oggetti sono inoltre montati su supporti in legno recuperato dai barconi naufragati sulle coste siciliane, lavorato dalla cooperativa sociale Rò La Formichina, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII: un legno che è stato barca, che ha portato vite attraverso il mare. Frammenti di storia per rimettere in mare chi salva vite.

«ResQ è nata dalla convinzione che salvare una vita non sia una scelta politica, ma un dovere umano e un obbligo sancito dal diritto del mare. Per questo, nel 2020, abbiamo deciso di fare la nostra parte: mettere in mare una nave della società civile per soccorrere chi è in pericolo e testimoniare ciò che accade lungo una delle frontiere più drammatiche del nostro tempo. Oggi quella nave non c’è più. Il ciclone Harry l’ha distrutta, ma non ha cancellato la responsabilità che sentiamo verso le persone che continuano ad attraversare il Mediterraneo rischiando la vita», spiega Luciano Scalettari, cofondatore e presidente di ResQ – People Saving People.

«Abbiamo perso un’imbarcazione, non la ragione per cui l’avevamo messa in mare. Ogni giorno in cui ResQ non è presente nel Mediterraneo è un giorno in cui manca una presenza civile capace di soccorrere, testimoniare e affermare un principio semplice: nessuna persona dovrebbe morire perché non ha trovato qualcuno disposto a tenderle una mano. Per questo lanciamo la campagna “Insieme, torniamo in mare”. Chiediamo a tutti di aiutarci a ripartire, perché nel Mediterraneo anche poche ore, talvolta pochi minuti, possono fare la differenza tra un salvataggio e una strage e noi vogliamo tornare al più presto a fare la differenza».

Tornare in mare, per ResQ, significa continuare a salvare vite e testimoniare ciò che accade ogni giorno lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che continua a essere una delle più pericolose al mondo. Donne, uomini e bambini continuano a perdere la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa, rendendo ancora più urgente rafforzare le attività di ricerca e soccorso e promuovere politiche migratorie capaci di garantire il rispetto dei diritti umani, vie di accesso sicure e legali e una risposta comune da parte degli Stati europei.

A pochi giorni dalla visita di Papa Leone XIV a Lampedusa, la campagna di ResQ acquista un significato ancora più profondo. Il Pontefice ha scelto di richiamare l’attenzione sul luogo simbolo della frontiera mediterranea e di rendere omaggio alle vittime del mare, riportando al centro del dibattito una tragedia che continua a interrogare la coscienza collettiva. È un appello che ResQ traduce ogni giorno in un impegno concreto: essere presente in mare, soccorrere chi è in pericolo e continuare a testimoniare ciò che accade alle porte dell’Europa.

Quando ResQ fu ricevuta in udienza dal suo predecessore, Papa Francesco disse: «Ben venga l’azione di coloro che non si limitano a osservare le cose, criticando da lontano, ma si mettono in gioco, offrendo un po’ del loro tempo, del loro ingegno e delle loro risorse per alleviare le sofferenze dei migranti, per salvarli, accoglierli e integrarli. Il migrante va accolto, accompagnato, promosso e integrato. Questa generosità, questa operosità è in sintonia con il Vangelo».

Ecco perché “Insieme, torniamo in mare” non è soltanto una campagna di raccolta fondi, ma un invito ad assumersi una responsabilità collettiva per dimostrare come la solidarietà possa ancora tradursi in un’azione concreta. È una chiamata alla partecipazione per restituire al Mediterraneo una presenza civile di ricerca, soccorso e testimonianza, perché nessuna persona dovrebbe essere lasciata affogare.

Vuoi approfondire?

Leggi anche la nostra intervista a Enzo Infantino, attivista di ResQ.

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