Le foreste di mangrovie stanno crescendo in tutto il mondo
Inaspettatamente, uno studio pubblicato su Science mostra che dopo decenni di perdite, le mangrovie sono in ripresa globale. Nella rigenerazione naturale la chiave del cambiamento.
Per decenni le mangrovie sono state raccontate come un ecosistema sull’orlo del collasso. Un nuovo studio pubblicato il 4 giugno 2026 sulla rivista Science da un team internazionale guidato dalla Tulane University di New Orleans offre invece una prospettiva inattesa: le foreste di mangrovie nel mondo stanno crescendo complessivamente.
Le mangrovie sono foreste costiere tropicali che crescono al confine tra terra e mare, con radici immerse nell’acqua salata, diffuse soprattutto in Asia meridionale, Africa occidentale e America Latina.
La ricerca ha costruito un database globale annuale sull’estensione e la copertura della chioma delle mangrovie, basato su quarant’anni di immagini satellitari. I risultati mostrano che tra gli anni Ottanta e il 2010 le foreste di mangrovie hanno perso quasi 2.900 chilometri quadrati, ma negli ultimi sedici anni i guadagni hanno superato di gran lunga le perdite, recuperando quasi tutto il terreno perduto.
Al 2023, la differenza rispetto ai primi anni Ottanta è solo dell’1% in meno, una cifra molto inferiore a quanto stimato in precedenza.
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Lo studio, firmato da ricercatori di Tulane University, James Cook University, University of Cambridge, MIT e NASA, tra le altre istituzioni, è pubblicato su Science con DOI 10.1126/science.aec9773. Puoi leggerlo su PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42241531/
La svolta è iniziata intorno al 2010, quando l’espansione e la ricrescita inaspettata hanno cominciato a compensare le perdite. Il fenomeno riguarda aree geograficamente distanti tra loro: le mangrovie si stanno espandendo in particolare lungo la costa del Golfo degli Stati Uniti, in Louisiana, in Cina e in Australia. In molti casi la crescita avviene per rigenerazione naturale, attraverso la colonizzazione di nuove aree costiere e di pianure fangose formate dai sedimenti fluviali.
L’importanza delle mangrovie va ben oltre la loro estensione geografica. Rispetto alle foreste tropicali, le mangrovie possono contenere da quattro a cinque volte più stock di carbonio per unità di superficie, rendendole uno degli strumenti più efficaci tra le cosiddette “soluzioni basate sulla natura” per la lotta al cambiamento climatico. A questo si aggiunge il loro ruolo nella protezione delle coste e nella conservazione della biodiversità, essendo le loro radici habitat per centinaia di specie di pesci e specie animali.
Lo studio individua tre fattori principali che spiegano l’inversione, e sono una combinazione di cause umane e naturali. Il primo è il rallentamento della deforestazione. Tra gli anni Ottanta e il 2010 la perdita era guidata soprattutto dall’acquacoltura intensiva (soprattutto allevamenti di gamberi) e dallo sviluppo costiero. Negli ultimi quindici anni queste pressioni si sono attenuate, in parte grazie a politiche di protezione e a una maggiore consapevolezza del valore ecologico delle mangrovie.
Il secondo è la ricolonizzazione spontanea di vasche di acquacoltura abbandonate. Quando i bacini vengono dismessi, spesso perché esauriti o non più economicamente convenienti, le mangrovie le riconquistano da sole, senza intervento umano.
Il terzo, più sorprendente, è il riscaldamento climatico stesso: lungo le coste degli Stati Uniti del Golfo, ad esempio nello stato della Louisiana, l’espansione verso nord delle mangrovie è attribuita direttamente all’aumento delle temperature invernali, che ha reso abitabili aree prima troppo fredde per queste piante tropicali.
Gli interventi attivi di rimboschimento da parte degli esseri umani esistono, ma secondo lo studio hanno un ruolo secondario nel quadro globale: la parte più rilevante della ripresa è spontanea.
Alla luce di questi risultati, i ricercatori indicano anche una direzione da seguire per rinforzare questo trend: i piani dovrebbero dare priorità all’arresto della deforestazione e al sostegno delle foreste in rigenerazione spontanea, piuttosto che puntare sul rimboschimento intensivo.
«Speriamo che questa storia più ottimista aiuti la conservazione, mostrando come le mangrovie possano ricrescere se gliene diamo la possibilità», ha dichiarato Daniel Friess, professore alla Tulane University e coautore dello studio, alla rivista sulla conservazione Mongabay.
Il primo autore, Zhen Zhang, ha sottolineato però un elemento di fragilità: gran parte dell’espansione avviene su nuove pianure fangose che dipendono da un costante apporto di sedimenti fluviali, e mantenere quel flusso è essenziale perché le mangrovie possano stabilirsi e diffondersi, ma non scontato in temi di crisi climatica.






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