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22 Maggio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

Il focus sulle elezioni comunali – Rassegna stampa sarda settimanale

Elezioni comunali sarde, blocco della Global Sumud Flotilla verso Gaza, il rapporto Mete 2026 sulla demografia isolana e una nuova ricerca che riscrive le origini geologiche della Sardegna.

Autore: Lisa Ferreli - Sardegna Oltre
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L'articolo si trova in:

Trascrizione episodio

La Sardegna è ormai entrata ufficialmente in clima elettorale. Tra poco più di due settimane, domenica 7 e lunedì 8 giugno 149 Comuni sardi torneranno alle urne per rinnovare sindaci, sindache e consigli comunali. Una tornata che attraversa praticamente tutta l’isola e che arriva in una fase politica particolare: con equilibri ancora in movimento nei banchi della giunta regionale, amministrazioni uscenti sotto pressione ma anche questioni sempre aperta — penso al tema dello spopolamento, della sanità, del diritto alla casa ma anche della speculazione energetica — che soprattutto nei piccoli centri pesa spesso più degli stessi schieramenti. Leggo dal sito della Regione Autonoma della Sardegna che ricorda come il turno amministrativo 2026 riguarda i Comuni chiamati al rinnovo dei propri organi per scadenza naturale del mandato o per altre cause previste dalla legge: nel dettaglio, saranno 27 nella Città Metropolitana di Cagliari, 27 nella Città Metropolitana di Sassari, 13 nella provincia di Gallura Nord-Est Sardegna, 20 in quella di Nuoro, 7 in Ogliastra, 38 in quella di Oristano, 11 nel Medio Campidano e 6 nel Sulcis Iglesiente. Quello che anche a questa tornata emerge è come il voto amministrativo sia non solo un’occasione di rinnovo ma anche un test politico diffuso. Non solo per i partiti, ma anche per capire quali temi (se sono questi a farlo) riescono davvero a mobilitare le comunità sarde. Quello che però in generale emerge è come se nei grandi centri si parla più di urbanistica, trasporti e anche di turismo, in molti paesi il nodi restano più essenziali: servizi che spariscono, scuole che chiudono, sanità distante, lavoro soprattutto per i giovani e difficoltà quotidiane che trasformano ogni elezione comunale in una discussione concreta sulla possibilità stessa di continuare a vivere in certi territori della Sardegna. Oggi la nostra rassegna parte quindi con un focus a tema elezioni, e lo facciamo anche grazie al contributo di tre persone che con riflessioni critiche e tecniche ci aiutano ad entrare meglio in una questione che è centrale: il diritto di voto continua a riguardarci, soprattutto quando come hanno dimostrato i dati sul gradimenti dei e delle presidenti di regione, la sfiducia cresce.

Notizia centrale nelle cronache settimanali è il fatto che in due giorni, la marina israeliana ha bloccato tutte le navi della Global Sumud Flotilla dirette verso Gaza per portare aiuti umanitari, assistenza medica e non spegnere i riflettori sulle condizioni della popolazione palestinese. Leggo da Rainews che riporta come le ultime imbarcazioni fermate si trovavano a un centinaio di miglia nautiche dalla Striscia: attiviste e attivisti sono stati fermati e portati a Ashdod, tra loro anche due persone sarde, Ilaria Mancosu e Gianfranco Frongia. Inizialmente i ministro degli affari esteri Tajani ha chiesto all’ambasciata italiana di chiedere formalmente a Israele di garantire la protezione, l’incolumità e i diritti fondamentali dei connazionali, ma anche di verificare urgentemente l’eventuale uso della forza da parte delle autorità israeliane, che secondo quanto riportato dai e dalle manifestanti, avrebbero utilizzato proiettili di gomma contro le imbarcazioni della Flottiglia. Nel frattempo la missione ha depositato una denuncia per sequestro di persona ma quello che nel frattempo è successo è anche che hanno fatto il giro del mondo le immagini, divulgate dal ministro della Sicurezza Nazionale di Israele Itamar Ben-Gvir , dove sotto il titolo “Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo”, il ministro deride attivisti e attiviste mentre cammina tra loro, i quali si trovano ammanettati e bendati in ginocchio. Il ministro esulta ribadendo: «Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa» mentre in un altro filmato, si vede un attivista che dopo aver gridato “Free Palestine” viene sbattuto a terra da un agente. Mattarella ha parlato di un: “Trattamento incivile inflitto a persone fermate illegalmente in acque internazionali, che tocca un livello infimo ad opera di un ministro del governo di Israele”, mentre la presidente Meloni e il ministro Tajani hanno ribadito quanto le immagini di cui ho parlato poco fa siano inaccettabili. “È inammissibile – hanno dichiarato – che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. Il Governo italiano sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia – aggiungono – pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano”. Il ministro degli Esteri Tajani ha chiesto sanzioni formali all’Ue contro il ministro israeliano Ben-Gvir: “Violati i più elementari diritti umani”. L’apprension, nel frattempo si è fatta sempre più forte ma insieme ad essa è cresciuta anche un’altra consapevolezza: quella di non poter più considerare tutto questo come un’emergenza improvvisa o come una deriva inattesa. Ricordo che il rapporto presentato il 16 settembre 2025 dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato, ha concluso che le autorità e le forze israeliane hanno commesso e stanno continuando a commettere genocidio nella Striscia di Gaza occupata. Una violenza reiterata, sistemica, portata avanti nel tempo. E allora sorprendersi oggi del fatto che quella stessa violenza possa colpire anche persone non palestinesi rischia di essere non solo miope, ma anche profondamente ingiusto verso chi quella violenza la subisce da anni, spesso nel silenzio o nell’indifferenza internazionale. Per questo diventa difficile non notare anche un’altra questione: quanto le reazioni istituzionali cambino di intensità a seconda di chi viene colpito. Perché se è giusto pretendere tutela e protezione per cittadine e cittadini italiani, resta inevitabile chiedersi perché analoghe prese di posizione, altrettanto nette nel difendere il diritto alla vita del popolo palestinese, siano state finora così deboli, tardive o del tutto assenti.

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