18 Lug 2022

Dallo Sri Lanka all’Ecuador, viaggio nelle proteste del mondo – Io Non Mi Rassegno #564

La situazione è sempre più complessa in Sri Lanka, dove i politici al potere cercano di mantenere il controllo del paese nonostante le manifestazioni sempre più pressanti. In Ecuador, invece, dopo quasi tre settimane di proteste sembra tenere l’accordo fra il governo e i manifestanti, perlopiù indigeni. Intanto la Bbc svela gli scheletri nell’armadio delle forze speciali britanniche in Afghanistan mentre fa il giro del mondo la dichiarazione di un politico americano che ammette di aver organizzato vari colpi di stato all’estero per mano del governo Usa.

SRI LANKA, CHE SUCCEDE?

Torniamo a parlare di Sri Lanka, dove sta succedendo un po’ di tutto. L’ultima novità è che il primo ministro, che si era dimesso, sembra sul punto di essere eletto Presidente dal Parlamento. Facciamo prima un riassunto delle puntate precedenti, poi capiamo meglio.

Lo Sri Lanka sta attraversando una crisi economica e politica profondissima. La crisi economica è la peggiore dal 1948 (anno in cui il paese ottenne l’indipendenza dal Regno Unito) e sembra dovuta alla combinazione di una serie di fattori: la mancanza di un tessuto produttivo di base in qualsiasi settore, da quello agricolo a quello industriale, la dipendenza dagli Investimenti Diretti Esteri soprattutto della Cina, ma anche dell’India; l’incidenza di settori molto colpiti dalla pandemia, come il turismo, sul Pil del paese e infine una politica monetaria debole che ha fatto esplodere l’inflazione.

Sembra invece aver giocato un ruolo minore la decisione del governo srilankese di vietare l’importazione dei fertilizzanti di sintesi. Facciamo una piccola parentesi, perché la questione è interessante. Il governo aveva vietato i fertilizzanti chimici  alla fine di aprile 2021, di fatto proibendone anche l’utilizzo, dato che in Sri Lanka non vengono prodotti. 

La decisione faceva parte del programma elettorale dell’ex presidente Gotabaya Rajapaksa che nel 2019 aveva annunciato la sua intenzione di rendere lo Sri Lanka il primo paese al mondo a praticare esclusivamente agricoltura biologica nel giro di dieci anni. Ora circola la versione – sui social – che questa misura sarebbe all’origine della crisi del paese, ma molti giornali, dal Post a Euronews, contestano questa affermazione, sebbene possa aver giocato un ruolo nell’aggravare la crisi economica che però aveva ben altre radici. 

Fatto sta che esplode la crisi ed esplodono le proteste. Siamo ai primi di aprile. Considerate che in quel momento lo Sri Lanka aveva questa situazione del tutto anomala in cui due fratelli, Mahinda e Gotabaya Rajapaksa, ricoprivano le due cariche più alte dello stato, quelle di primo ministro e di Presidente. 

Il 9 maggio in seguito alle proteste sempre più violente si dimette Mahinda, il primo ministro, e viene sostituito da Ranil Wickremesinghe. Ma le proteste non si placano e anzi si intensificano, tant’è che pochi giorni fa i manifestanti prendono d’assedio la residenza presidenziale e quella del nuovo premier. Il Presidente Gotabaya (quello dell’agricoltura biologica) viene portato via in sicurezza dall’esercito e poi, nella notte fra martedì e mercoledì scorso, fugge alle Maldive, chiamalo scemo. 

Anche il premier si dimette, tant’è che inizialmente i manifestanti cantano vittoria e invocano un nuovo governo. Ma quello che non è chiaro inizialmente è che però l’ex presidente nomina l’ex primo ministro Presidente ad interim. E quindi in una sorta di gioco delle tre carte il premier diventa Presidente ad interim, giura in Parlamento e con ogni probabilità sarà proprio lui ad essere eletto mercoledì come nuovo Presidente che guiderà il paese fino alle elezioni del 2024. 

I manifestanti a quel punto non ci stanno, si intensificano nuovamente le proteste, assaltano l’ufficio dell’ex primo ministro per protesta. E allora Wickremesinghe come prima cosa dichiara lo stato di emergenza, impone il coprifuoco (come già aveva fatto ad aprile) e in un discorso televisivo dice di aver ordinato ai militari di «fare tutto il necessario per ristabilire l’ordine» e invita i manifestanti ad andare via. «Non possiamo stracciare la nostra costituzione. Non possiamo permettere ai fascisti di prendere il sopravvento. Dobbiamo porre fine a questa minaccia fascista alla democrazia», ​afferma in Tv.

Questa è la situazione di adesso, nel paese. Una situazione che sembra molto complessa da decifrare, per cui se la cosa vi interessa potrei fare uno speciale proprio su questo paese particolare, ex colonia britannica, adesso fabbrica della Cina, con un sistema di potere molto calcificato ma con guizzi inaspettatamente innovativi (come ad esempio la legge sull’agricoltura). 

ECUADOR, ACCORDO GOVERNO-MANIFESTANTI

Intanto anche in Ecuador è successo di tutto. Ne parla con una bella inchiesta l’Indipendente, che però manca dell’ultimo tassello, ovvero l’accordo che  stato raggiunto a inizio luglio fra manifestanti e governo. Comunque, per ricostruire i fatti, a metà giugno è esplosa la protesta. Migliaia di manifestanti provenienti soprattutto dalle comunità indigene sono scesi per le strade di tutto il paese e ci stanno restando da quasi un mese per protestare contro le politiche neoliberali del governo di Guillermo Lasso. 

Mezzo paese è rimasto bloccato e le principali arterie di comunicazione dei trasporti sono state chiuse, anche all’interno delle città. Le comunità indigene dell’Amazzonia hanno chiuso più di mille pozzi petroliferi, causando perdite per 186.000 barili diari e più di 96 milioni di dollari di perdite dirette. 

Inizialmente, scrive Rai News, il governo Lasso ha reagito dichiarando lo stato di emergenza, lo scorso 18 giugno, nelle province di Imbabura, Pichincha e Cotopaxi, emergenza estesa il martedì successivo a Tungurahua, Chimborazo e Pastaza. In realtà, prima ancora aveva approvato una legge “sull’uso progressivo della forza”, che di fatto legittima le forze dell’ordine a sparare “se in pericolo”. Qualche giorno fa lo stato d’emergenza è stato revocato. Nel frattempo però gli scontri hanno paralizzato Quito per giorni e hanno causato 6 morti e oltre 300 feriti. 

Quali erano le richieste dei manifestanti? Il movimento indigeno ha presentato una lista di dieci richieste che includono una riduzione dei prezzi del carburante e un calmiere sui beni di prima necessità. I dimostranti domandavano inoltre che le imprese statali non venissero privatizzate e che non venga estesa l’attività petrolifera e mineraria in Amazzonia. 

Ecco, a inizio luglio manifestanti e governo Lasso sono arrivati a un accordo, riportato da Vatican News (che ovviamente enfatizza il ruolo di mediazione avuto dalla chiesa). L’impegno del governo è stato quello di abbassare di ulteriori cinque centesimi di dollaro al gallone – per un totale di 15 centesimi – ,e vengono introdotte le consultazioni con le comunità locali per quanti riguardo lo sfruttamento minerario e petrolifero dei territori nei quali vivono gli indigeni, e di riserve e parchi naturali. Cambierà qualcosa? Staremo a vedere.

AFGHANISTAN, CATTURA O UCCIDI

Facciamo anche un breve aggiornamento dall’Afghanistan. In realtà non è un aggiornamento, ma una vicenda emerse adesso ma che arriva da diversi anni fa e che riguarda il paese. La riporta il manifesto, che riassume la lunga inchiesta della BBC da cui emerge che le unità militari speciali inglesi (Sas) inviate nel paese nel 2010-2011 facevano un simpatico gioco a chi uccideva più afghani, presunti talebani. 

Ci sarebbero diversi raid di questo tipo delle Sas, chiamati kill or capture, uccidi o cattura, avevano l’obiettivo ufficiale di catturare comandanti talebani e smantellare le reti di produzione di bombe artigianali, ma nella pratica, secondo le ipotesi della Bbc, erano delle vere e proprie esecuzioni. Con una sorta di canovaccio: gli uomini dell’intelligence passavano una lista di presunti talebani allo squadrone delle Sas i cui uomini, senza verifiche particolari, facevano il lavoro sporco: kill or capture. Sarebbero stati uccisi così almeno 54 afghani in sei mesi.

COME GLI USA “AIUTAVANO” COLPI DI STATO

Nel frattempo dagli Usa arriva la conferma di come i governi americani abbiano negli anni realizzato vari colpi di stato in altri paesi. La cosa divertente (si fa per dire) è come è stata fatta questa ammissione. Scrive il Fatto Quotidiano che John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Donald Trump ed ex ambasciatore Usa all’Onu con George W. Bush, durante un’intervista rilasciata alla Cnn voleva difendere Trump riguardo al suo ipotetico coinvolgimento nel famoso adssalto di Capitol Hill, in cui una banda di matti ha assaltato il Congresso Usa all’indimani della vittoria di Biden. 

Solo che gli è sfuggito un po’ il discorso di mano. Fa detto: “Quello del 6 gennaio 2020 a Capitol Hill, “non fu un colpo di Stato attentamente pianificato. Come persona che ha aiutato a fare colpi di Stato, non qui ma in altri posti, posso dire che esso richiede un sacco di lavoro e questo non è quello che ha fatto”. 

L’intervistatrice, la giornalista Jake Tapper, ovviamente non si fa sfuggire l’occasione. “Dove esattamente?”. “Non entrerò nei particolari” dice, ma poi un po’ lo fa, e cita il tentato colpo di stato contro Maduro nel 2020, 

Ora, non è niente di particolarmente sconvolgente, ma chre venga ammesso così candidamente… quello un po’ sì. Ovviamente è scoppiato il putiferio. La portavoce del ministro degli Esteri russo, Maria Zakharaova ha chiesto un’indagine internazionale, affermando che “è importante conoscere in quali altri Paesi gli Stati Uniti hanno pianificato colpi di stato” (sia mai che esce fuori anche l’Ucraina). Wang Wenbin, portavoce del ministro degli Esteri cinese, ha dichiarato: “Non è una sorpresa, l’ammissione mostra semplicemente che interferire negli affari interni di altri Paesi e rovesciare i loro governi è diventato una prassi del governo Usa”. E così via. Ma è una mia impressione o i politici Usa stanno diventando sempre più rincoglioniti? Boh, fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.

FONTI E ARTICOLI

#Sri Lanka
Euronews – Sri Lanka: nuovo presidente ad interim
il Post – In Sri Lanka è stato dichiarato lo stato di emergenza
il Post – La crisi economica dello Sri Lanka non è dovuta ai fertilizzanti

#Ecuador
L’Indipendente – Reportage esclusivo: in Ecuador è in corso una vera rivolta popolare
Rai News – Ecuador: Proteste degli indigeni contro il carovita, il Presidente revoca lo stato d’emergenza https://www.rainews.it/articoli/2022/06/ecuador-proteste-degli-indigeni-contro-il-carovita-il-presidente-revoca-lo-stato-demergenza-3ab72ec9-4616-4101-a40a-c88e11b58280.html
Vatican News – Ecuador: trovato l’accordo tra governo e manifestanti

#Afghanistan
il manifesto – Lo squadrone della morte da Londra all’Afghanistan

#golpe
il Fatto Quotidiano – Usa, Bolton: “Abbiamo aiutato a fare colpi di Stato”. Dall’Afghanistan all’Iraq, l’ingerenza americana nelle crisi internazionali

#Haiti
Lifegate – Haiti, la capitale paralizzata da una battaglia tra bande criminali

#inceneritore
il Post – L’inceneritore al centro della crisi politica

#Biden
il Post – «È stato peggio di una stretta di mano»

#allevamenti
The Guardian – A million UK chickens ‘die needlessly each week to keep prices low’
il Post – Ci sono troppe mucche nei Paesi Bassi

#Africa #gas
InternazIonale – L’ipocrisia europea sullo sfruttamento del gas africano

#Grecia
Internazionale – I neonazisti greci tornano in aula

#Yosemite
GreenMe – Continua a bruciare il Parco Nazionale di Yosemite, le fiamme hanno invaso la vicina Sierra National Forest

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