2 Ottobre 2026 | Tempo lettura: 16 minuti

Il caso Autistici/Inventati spiegato dall’inizio: dalle sanzioni USA al “nodo” Banca Etica

Ripercorriamo tutti i passaggi dell’attacco americano alla piattaforma indipendente Autistici/Inventati, cercando di capire cosa è successo e quali scenari si aprono adesso.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
Secondo autore: Andrea Degl'Innocenti
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Il 26 agosto 2026 gli Stati Uniti hanno inserito Autistici/Inventati (A/I), un collettivo italiano attivo da venticinque anni, nella lista dei soggetti sottoposti a sanzioni antiterrorismo. Un provvedimento che, nel giro di poche settimane, ha portato alla chiusura di un’infrastruttura digitale utilizzata da associazioni, movimenti, attivisti e singole persone in Italia e all’estero.

Autistici/Inventati offriva infatti gratuitamente servizi di posta elettronica, mailing list, blog e altri strumenti di comunicazione, con particolare attenzione alla privacy, all’anonimato e alla sicurezza digitale, sostenendo di aver sempre operato per garantire libertà di comunicazione e autodifesa digitale. La vicenda ha avuto conseguenze anche in Italia, coinvolgendo Banca Etica – presso cui A/I aveva aperto un conto come associazione –, sollevando interrogativi sul controllo delle infrastrutture digitali e dando origine a mobilitazioni e iniziative di solidarietà.

Come è nato il caso Autistici/Inventati

Il 26 agosto l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), l’ufficio del Dipartimento del Tesoro statunitense che gestisce le sanzioni economiche e finanziarie, ha designato Autistici/Inventati come Specially Designated Global Terrorist (SDGT). Il provvedimento si basa sull’ordine esecutivo numero 13224, varato dopo l’11 settembre 2001 per colpire il finanziamento del terrorismo e usato di recente dall’amministrazione Usa anche contro gruppi della sinistra radicale.

Secondo il governo statunitense, Autistici/Inventati avrebbe fornito infrastrutture e servizi tecnologici a cellule Antifa e ad altre organizzazioni dell’estrema sinistra considerate violente. Il collettivo ha respinto le accuse con una dichiarazione pubblicata il 26 agosto: «L’antifascismo e l’anticapitalismo non sono terrorismo. Protestare non è terrorismo». Nello stesso testo il collettivo afferma di aver appreso quel giorno della decisione del governo statunitense attraverso le comunicazioni ufficiali diffuse dalle autorità USA. 

Una designazione di questo tipo è un atto amministrativo del governo statunitense: non richiede un processo né una sentenza e chi viene colpito non ha modo di difendersi prima che la decisione diventi effettiva. Così un’associazione di volontariato regolarmente costituita in Italia, che operava nel nostro Paese nel pieno rispetto delle regole, si è vista di fatto impedire di funzionare da una decisione presa a Washington. «È una dinamica che va ben oltre i diritti digitali», sottolinea una fonte vicina al collettivo.

Autistici/Inventati
Foto di William Perry

Per comprendere come il nome del collettivo italiano sia arrivato all’attenzione delle autorità statunitensi bisogna ricostruire alcuni passaggi precedenti. Lo ha fatto Sabot Media, collettivo statunitense che ha seguito la vicenda in un’inchiesta dedicata. La sua ricostruzione documenta come l’attenzione verso i gruppi accusati di violenza politica, ma anche verso le infrastrutture digitali che ne rendevano possibile l’organizzazione, abbia progressivamente coinvolto anche NoBlogs e Autistici/Inventati, pur lasciando ancora aperta la questione di chi abbia materialmente avviato il procedimento che ha portato alla designazione OFAC. 

Dopo l’uccisione di Charlie Kirk, avvenuta nel settembre 2025, l’amministrazione Trump ha intensificato le iniziative contro gruppi e reti identificati come antifascisti. Gli Antifa sono stati descritti dall’amministrazione statunitense come una minaccia organizzata, da contrastare anche attraverso gli strumenti dell’antiterrorismo. Il 16 luglio scorso, davanti ai rappresentanti di 67 Paesi riuniti a Washington, il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller hanno descritto il “terrorismo di sinistra” come una minaccia globale. Miller lo ha definito «un cancro fatale della civiltà», mentre Rubio ha messo sullo stesso piano chi si definisce anticapitalista, antimperialista, comunista o anarchico.

In questo contesto, secondo la ricostruzione riportata da Sabot Media, alcuni commentatori conservatori hanno iniziato a esaminare le piattaforme digitali utilizzate dai gruppi antifascisti attivi negli Stati Uniti, in particolare da quelli mobilitati contro l’ICE. L’attenzione si è concentrata su un articolo pubblicato da Rose City Counter-Info, una piattaforma di controinformazione di Portland, che conteneva indicazioni sull’utilizzo di laser contro aerei federali. Il sito era ospitato su Noblogs, il servizio di blogging gestito da Autistici/Inventati.

Il contenuto è stato ripreso da media conservatori statunitensi, tra cui Fox News, e attraverso Noblogs si è quindi risaliti ad Autistici/Inventati, il cui nome è entrato nel dibattito politico e istituzionale statunitense. È su questo passaggio che si concentrano alcune delle critiche più forti. Come ci ha spiegato la fonte, tra chi aveva scritto l’articolo di Portland e Autistici/Inventati non c’era alcun contatto. Il collettivo forniva lo spazio tecnico per ospitare il blog ma, per tutelare la privacy di chi usava i suoi servizi, non conservava i log e non controllava i contenuti pubblicati. 

«Attribuirgli la responsabilità di quei testi – osserva – è come ritenere le Poste colpevoli di aver consegnato una lettera minatoria». La distinzione tra chi gestisce un’infrastruttura e chi la usa è del resto alla base delle regole europee: il Digital Services Act, il regolamento UE sui servizi digitali, esclude la responsabilità di chi ospita contenuti altrui, a meno che non ne sia a conoscenza e si astenga dall’interveire. «Se il criterio applicato ad A/I valesse per tutti – conclude la fonte – i grandi social network dovrebbero rispondere direttamente di ogni contenuto violento che circola sulle loro piattaforme». Cosa che evidentemente non accade.

Cosa era e che faceva Autistici/Inventati 

Autistici/Inventati nasce a Milano nel marzo 2001 dall’incontro tra attivisti e collettivi impegnati nella difesa dei diritti digitali e viene presentato ufficialmente pochi mesi dopo all’Hackmeeting di Catania. Le sue radici affondano nella cultura degli hacklab, spazi di sperimentazione informatica e condivisione dei saperi diffusi in Italia dalla fine degli anni Novanta. 

Autistici/Inventati

A/I ha avuto un ruolo importante anche durante il G8 di Genova quando alcuni suoi membri contribuirono alla realizzazione del media center di Indymedia Italia, la rete di informazione indipendente che documentò le manifestazioni e le violenze della polizia. Il collettivo mise a disposizione competenze e supporto tecnologico, contribuendo alla diffusione di fotografie, video e testimonianze. 

Al momento il collettivo non rilascia interviste e affida la propria comunicazione ai canali ufficiali. Per questo abbiamo raccolto la testimonianza di una persona vicina al progetto. «Autistici/Inventati ha lavorato proprio in questa direzione – ci ha raccontato – costruendo un’infrastruttura digitale indipendente, non commerciale e basata su principi politici dichiarati di antifascismo, antirazzismo e antisessismo. Per utilizzare i servizi non era necessario consegnare un documento o dichiarare la propria identità. Era sufficiente rispettare i principi del progetto». 

All’inizio l’infrastruttura offriva soprattutto servizi di posta elettronica, mailing list e canali IRC utilizzati per la comunicazione interna di associazioni, collettivi e movimenti. Nel tempo sono stati sviluppati numerosi altri strumenti, tra cui servizi di videoconferenza e piattaforme per pubblicare contenuti online. Uno dei più importanti è stato Noblogs, che permetteva agli utenti di aprire gratuitamente uno o più blog. Se i primi servizi erano pensati soprattutto per comunicare all’interno delle organizzazioni, Noblogs ha offerto la possibilità di raccontare pubblicamente attività, iniziative e progetti, anche a persone senza particolari competenze informatiche. Dalla nascita della piattaforma sono stati aperti oltre 21.000 blog.

«È un’idea di tecnologia molto distante da quella incarnata oggi da aziende come Meta, Palantir e Google e dalle grandi piattaforme che raccolgono dati, influenzano comportamenti e contribuiscono a determinare le agende pubbliche. Autistici/Inventati nasce invece da un’idea completamente diversa di tecnologia», racconta la fonte.

Privacy, sicurezza digitale e condivisione dei saperi

La tutela della privacy e dell’anonimato era, a tutti gli effetti, uno dei principi fondamentali di Autistici/Inventati. Il collettivo riduceva al minimo la raccolta delle informazioni sugli utenti e non conservava i log e i metadati delle loro attività. «Svolgeva anche un’importante attività di autoformazione, insegnando alle persone e alle organizzazioni a proteggere le comunicazioni, cifrare i dati, conservarli correttamente e cancellarli in sicurezza», continua la fonte.

Autistici/Inventati possono morire, ma migliaia sono già nati e migliaia altri sorgeranno

Il collettivo era infatti consapevole che gli strumenti digitali, pur offrendo nuove possibilità di comunicazione e organizzazione, potessero presentare vulnerabilità ed essere utilizzati anche come strumenti di controllo. Pur essendo composto da un numero relativamente limitato di volontari, aveva sviluppato competenze tecniche elevate mettendole gratuitamente a disposizione della comunità.

Autistici/Inventati ha fatto proprio uno dei motti più noti di Primo Moroni, intellettuale e libraio milanese, tra le figure di riferimento dei movimenti e della controcultura degli anni Settanta e fondatore della libreria Calusca: «Socializzare saperi senza fondare poteri». A/I ha fatto di questo concetto la sintesi della propria filosofia: condividere conoscenze e competenze senza trasformarle in una forma di autorità o controllo. 

Negli anni Autistici/Inventati ha documentato le proprie scelte tecniche e politiche, rendendole disponibili anche ad altre realtà. Tra i materiali pubblicati c’è l’Orange Book, che racconta il funzionamento dell’infrastruttura, le scelte adottate e le precauzioni per la sicurezza digitale. Con la crescita dei servizi, il collettivo si è costituito anche formalmente come associazione di volontariato, così da gestire in maniera più strutturata le donazioni, le spese per i server e i costi necessari al funzionamento dell’infrastruttura.

Dalle sanzioni alla chiusura dei servizi

Dopo il provvedimento statunitense del 26 agosto, le conseguenze non si sono fatte attendere. Il 28 agosto il dominio autistici.org è diventato irraggiungibile. Secondo la ricostruzione del collettivo, il Public Interest Registry (PIR), l’organizzazione che gestisce il registro dei domini .org, ne aveva disabilitato il funzionamento. Poco dopo PayPal ha chiuso il conto utilizzato per raccogliere le donazioni e Banca Etica, il principale istituto di finanza etica italiano presso cui A/I aveva il proprio conto corrente, ha sospeso l’operatività del conto dell’associazione.

A quel punto il collettivo si è trovato ad affrontare non soltanto problemi tecnici ed economici, ma anche il rischio che le sanzioni potessero coinvolgere gli utenti e le persone che collaboravano al progetto. Avere un account, un blog o altri rapporti con Autistici/Inventati poteva infatti esporre, in determinate circostanze, al rischio di conseguenze legate alle sanzioni statunitensi. Il 6 settembre il collettivo ha annunciato la decisione di sciogliersi e interrompere tutti i servizi, spiegando di non poter più garantire la sicurezza delle persone e delle comunità coinvolte.

Autistici/Inventati

«Nei dodici giorni tra l’annuncio e la chiusura è stato organizzato un importante lavoro di assistenza per consentire agli utenti di salvare mail, chat, mailing list, blog e archivi oppure trasferirli su altri server indipendenti. Sono nati piccoli gruppi di help desk e sono state diffuse istruzioni in diverse lingue, per aiutare anche chi non aveva le competenze necessarie a recuperare autonomamente i propri materiali», ci spiega la nostra fonte.

Si trattava di salvare non soltanto dati informatici, ma anche anni di documenti, discussioni e testimonianze che raccontano una parte della storia dei movimenti e dell’attivismo degli ultimi vent’anni». La chiusura ha coinvolto persone che utilizzavano quei servizi per aspetti ordinari della propria vita, dalle comunicazioni personali e professionali alla gestione di utenze e altri servizi online. Autistici/Inventati ha quindi accompagnato i propri utenti nella transizione, cercando di limitare le conseguenze della chiusura.

Il nodo del conto su Banca Etica e le conseguenze in Italia

Uno degli aspetti più discussi della vicenda riguarda Banca Etica, presso cui l’associazione aveva un conto corrente dal 2018. Dopo la designazione statunitense, dal 1° settembre la banca ha sospeso l’operatività del conto, spiegando di dover tutelare l’istituto e i suoi clienti dal rischio di sanzioni secondarie, cioè le misure che gli Stati Uniti possono adottare contro soggetti stranieri che mantengono rapporti con chi è in lista. 

Una scelta che il collettivo contesta. La licenza generale OFAC numero 36 concedeva infatti tempo fino al 25 settembre per chiudere i rapporti in corso e, secondo quanto dichiarato dall’avvocato di A/I Fausto Gianelli ad Altreconomia, una banca statunitense avrebbe permesso a un altro cliente sanzionato di usare quella finestra per liquidare la propria posizione. L’avvocato non ha fornito ulteriori dettagli per verificare la correttezza della sua affermazione.

Tuttavia, l’OFAC stesso, nelle sue linee guida, afferma che in generale i soggetti non statunitensi non rischiano sanzioni per operazioni che sarebbero consentite a un soggetto USA, fatte salve le specificità dei singoli programmi. Secondo i legali di A/I, Banca Etica avrebbe quindi potuto consentire almeno la liquidazione del conto. L’8 settembre l’associazione ha presentato un ricorso d’urgenza al Tribunale di Pisa per ottenere lo sblocco del conto o il trasferimento del saldo.

Abbiamo chiesto a Banca Etica perché non abbia concesso lo stesso margine. «Su questo abbiamo voluto acquisire ulteriori pareri legali, proprio per comprendere se ci fosse modo di permettere ad A/I di accedere ai fondi per specifiche operazioni, ma i pareri sono stati concordi nel dire che ogni operazione sul conto avrebbe esposto Banca Etica alle sanzioni secondarie», spiega Chiara Bannella, responsabile della Comunicazione istituzionale di Banca Etica. «Solo il soggetto sanzionato può chiedere all’OFAC l’autorizzazione a compiere specifiche operazioni. Banca Etica ha offerto ad A/I supporto per interloquire con l’ufficio del governo USA per sbloccare la possibilità di effettuare almeno alcune operazioni».

Autistici/Inventati
La sede centrale di Banca Etica a Padova. Foto di Luca Guarato / Banca Etica

Banca Etica ci ha tenuto a ricordare importanti precedenti storici di banche europee che, per evitare l’esclusione dai circuiti finanziari americani, sono state costrette a patteggiamenti multimiliardari con le autorità statunitensi (Dipartimento di Giustizia, OFAC), per aver gestito transazioni per conto di soggetti inseriti nelle liste SDN o appartenenti a paesi sanzionati. Il precedente più eclatante è quello della francese BNP Paribas che nel 2014 ha patteggiato il pagamento di un record storico di 8,97 miliardi di dollari e il riconoscimento di colpevolezza penale. E non si tratterebbe di un caso isolato. 

Secondo Banca Etica, il problema non sono solo le multe. Le autorità statunitensi hanno ampia libertà nel decidere l’entità delle sanzioni pecuniarie e non c’è alcuna garanzia che siano proporzionate alla violazione. Ma il rischio più grave, spiega Bannella, è un altro: chi fornisce servizi a un soggetto sanzionato può finire a sua volta nella lista nera.

Anche una banca europea quindi potrebbe essere designata per aver continuato a gestire il conto di A/I. A quel punto verrebbe tagliata fuori dai circuiti di pagamento internazionali, dai rapporti con le banche corrispondenti che gestiscono le transazioni in dollari e dai circuiti delle carte di credito, quasi tutti statunitensi. «Questo implicherebbe per noi il possibile blocco dei servizi per tutti i clienti», sottolinea Bannella.

Una valutazione del rischio che i legali di A/I non condividono. Secondo Gianelli, i casi citati da Banca Etica non sono paragonabili: riguardavano migliaia di operazioni per centinaia di milioni, legate agli embarghi verso Paesi come Iran, Cuba e Sudan, non il conto di un’associazione di volontariato con un saldo di circa 66.000 euro. Va detto che le sanzioni secondarie contro le banche non sono un’ipotesi di scuola: nel 2012 gli Stati Uniti hanno tagliato fuori dal proprio sistema finanziario la cinese Bank of Kunlun e l’irachena Elaf Islamic Bank per i loro rapporti con banche iraniane.

Nel 2025 hanno inserito nella lista la kirghisa Keremet Bank, accusata di aver aiutato una banca russa sanzionata, che nei mesi successivi ha perso una parte consistente dei fondi dei clienti. Si tratta però di casi legati ai programmi contro Iran e Russia e a flussi di denaro molto rilevanti. Del resto, durante un incontro online con i soci il 9 settembre, gli stessi vertici della banca hanno riconosciuto che non esisteva alcun obbligo né automatismo: il blocco è stato una scelta di prudenza. 

Al momento i fondi di A/I restano fermi su un conto tecnico indisponibile, intestato a loro, in attesa che la situazione si sblocchi per una sentenza o perché l’organizzazione viene rimossa dalle liste OFAC o altro. «In caso di scioglimento dell’associazione si seguiranno le norme previste dallo statuto dell’associazione stessa e dal codice civile», spiega Banella. In generale, il caso di Autistici/inventati ha aperto un confronto che supera il singolo rapporto bancario e riguarda la dipendenza degli operatori europei dalle infrastrutture finanziarie internazionali.

Le mobilitazioni e le prospettive per il futuro

In Italia la vicenda ha dato origine a iniziative di solidarietà e mobilitazioni, culminate il 25 settembre in manifestazioni e presìdi in diverse città, tra cui Roma e Firenze. Vi hanno partecipato associazioni, attivisti e anche soci e correntisti di Banca Etica, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulle conseguenze delle sanzioni e chiedere una risposta alle istituzioni italiane ed europee. La stessa Banca Etica ha condannato l’uso politico delle sanzioni OFAC, sottolineando che l’interdipendenza dei sistemi bancari rende le misure unilaterali statunitensi di fatto vincolanti anche per le banche europee, persino quando presentano profili di illegittimità.

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Il 1° ottobre Banca Etica, insieme alla Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative – FEBEA e ad altre tredici organizzazioni – tra cui Acli, Arci, Legacoop, Libera e Oxfam –, ha scritto alla Commissione europea e al Governo italiano per chiedere di arginare l’uso politico delle liste antiterrorismo statunitensi. Tra le richieste ci sono assistenza legale per chi è stato sanzionato ingiustamente, tutele specifiche per le banche europee, una riforma del regolamento di blocco – la norma UE nata per proteggere le imprese europee dalle sanzioni extraterritoriali – e investimenti in infrastrutture digitali e finanziarie indipendenti. L’appello, che accompagna alcune interrogazioni presentate a Bruxelles e a Roma, è aperto all’adesione di altre organizzazioni.

«Aver dovuto sospendere il conto dell’associazione A/I è stata una decisione sofferta», afferma Aldo Soldi, presidente di Banca Etica. «Da soli non possiamo cambiare le cose, per questo stiamo cercando di costruire una rete ampia di organizzazioni per chiedere al Governo e all’Unione Europea di compiere atti concreti». L’appello è aperto a nuove adesioni da parte di organizzazioni, istituzioni e banche. Chi fa parte di un’associazione, di una cooperativa o di un ente può proporre di sottoscriverlo contattando l’ufficio Relazioni istituzionali di Banca Etica.

Secondo Autistici/Inventati, la vicenda va ben oltre il singolo progetto e chiama in causa la libertà di espressione, di informazione e di associazione, oltre alla necessità di costruire infrastrutture digitali capaci di resistere alle pressioni politiche ed economiche. Per questo A/I auspica una risposta collettiva e internazionale, fondata sulla solidarietà, sull’autogestione e sulla condivisione dei saperi. Nel messaggio conclusivo – pubblicato sul sito attraverso cui il collettivo continua a comunicare – A/I invita a creare nuovi server autogestiti, piattaforme indipendenti e spazi digitali autonomi.

«Copiateci. Copiate ciò che abbiamo fatto. Copiate il codice che abbiamo usato. Copiate l’idea a cui abbiamo cercato di dare forma. Oppure prendete semplicemente ciò che vi serve da noi e rielaboratelo. Se c’è qualcosa che i nostri avversari temono e detestano – ora, in passato e per sempre – è la nostra capacità di diffondere il virus dell’autogestione e dell’autodeterminazione, di replicare in modo frattale le infrastrutture del dissenso. Autistici/Inventati non siamo solo noi. Autistici/Inventati possono morire, ma migliaia sono già nati e migliaia altri sorgeranno». Il messaggio riprende così un motto che accompagna il progetto fin dal 2001: «Andate e moltiplicatevi, dissero le cavallette!».