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10:24 17 Giugno 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

Al via la maturità 2026 per mezzo milione di giovani, fra afa e analfabetismo

Gli edifici scolastici non si adattano alla crisi climatica e la preparazione alfabetica dei maturandi è spesso insufficiente. Ma alcune iniziative provano a cambiare le cose.

Autore: Redazione
maturita 2026

Più di 500.000 studenti e studentesse domani, giovedì 18 giugno, riempiranno le classi di tutta Italia per gli esami di maturità 2026. Un momento importante nella vita di ogni giovane ma anche un’occasione preziosa per fare il punto sullo stato della scuola italiana. Quest’anno sono due gli allarmi che precedono queste giornate di esami ed entrambi, ciascuno in maniera diversa, evidenziano inadeguatezze nel sistema scolastico.

Il primo è quello che riguarda il caldo. Come testimoniano i dati del sistema di monitoraggio Copernicus, maggio 2026 è stato il secondo maggio più caldo mai registrato a livello globale. Secondo il Rapporto del Civico Osservatorio sulla Sicurezza a Scuola di Cittadinanzattiva del 2025, solo il 7,4% delle oltre 60.000 scuole censite è dotato di impianti di condizionamento. Questo vuol dire che studenti e insegnanti devono affrontare esami e lezioni in condizioni disagevoli o addirittura rischiose per la loro stessa salute. Diversi studi a livello mondiale hanno rilevato come il caldo eccessivo determini un calo del rendimento scolastico.

Se n’è accorta la Francia, che ha emanato una circolare che stabilisce che gli esami della maturità 2026 si potranno svolgere solo nella fascia oraria 8-12 e dovranno interrompersi quando inizierà il periodo più caldo della giornata per preservare la salute delle persone coinvolte. Il tema è sempre più urgente, tanto che la stessa OCSE, in un’analisi sugli effetti del caldo sullo studio, ha chiesto di modificare i calendari scolastici per renderli coerenti con le strategie di adattamento climatico.

In Italia il Governo ha stanziato circa 300 milioni per il cosiddetto “piano estate”, volto più che altro a sostenere le famiglie nella gestione dei figli durante il periodo di chiusura delle scuole. Queste risorse però sono state giudicate insufficienti e in generale sono diffuse la critiche a un calendario scolastico che è stato riformato l’ultima volta quasi cinquant’anni fa. Inoltre dal punto di vista climatico sono totalmente incoerenti con le raccomandazioni OCSE, con iniziative come quella dell’Emilia Romagna, che ha addirittura immaginato di anticipare la riapertura delle scuole dal 14 settembre al 31 agosto.

Alcune risposte sembrano arrivare dalle amministrazioni locali o dal mondo del terzo settore. Nel dossier Ecosistema scuola 2025, Legambiente racconta che Bologna, Parma, Vicenza, Pordenone e altre città hanno avviato delle scuole NZEB (Nearly Zero Energy Buildings), realizzato interventi di bioedilizia e sperimentato comunità energetiche rinnovabili capaci di trasformare gli edifici scolastici in presìdi civici sostenibili. Palermo, Roma e Pesaro hanno puntato su palestre rigenerate, spazi digitali e mobilità dolce con pedibus e bicibus.

In Emilia Romagna il polo scolastico di Collecchio, inaugurato nel 2017, è la prima scuola italiana certificata Passivhaus, protocollo internazionale per strutture ad alto rendimento energetico, con ventilazione controllata e vetrate a taglio termico.

Ma non si tratta solo di clima: la maturità 2026 inizia con un altro dato preoccupante, quello delle competenze alfabetiche. Secondo un’analisi di OpenPolis, la quota di studenti dell’ultimo anno delle superiori con competenze alfabetiche soddisfacenti nel 2025 è del 51,7%, poco più della metà. “Questa situazione – mette in guardia OpenPolis – alimenta il fenomeno della dispersione scolastica implicita. Vale a dire di tutti quegli studenti che arrivano al diploma pur non possedendo le competenze minime richieste”.

In generale gli strumenti di monitoraggio, come le prove Invalsi, del grado di preparazione che offre la scuola italiana evidenziano una preoccupante regressione. I punteggi sono ancora inferiori rispetto ai livelli pre-covid ed sono la dimostrazione non solo della crisi didattica determinata dalla pandemia, ma anche di una incapacità strutturale del sistema scolastico di recuperare il terreno perduto e innovarsi.

Il PNRR ha assegnato 45 milioni di euro a 300 istituti scolastici del secondo ciclo del Centro-Nord, selezionati sulla base dei dati Invalsi, per finanziare iniziative di potenziamento delle competenze di base con progetti personalizzati e coinvolgimento delle famiglie.

Alcune ricerche mostrano che dove sono stati attivati interventi mirati, con fondi del PNRR e programmi come Agenda Sud, si registrano, in controtendenza, dei progressi. Puglia, Calabria e Basilicata mostrano segnali incoraggianti.

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