Valle Soana, boom di richieste per il progetto VIHTA: quasi 800 candidature da quattro continenti
Si è chiusa la call VIHTA – Wild Working in Valle Soana: 762 candidature da 39 Paesi e 4 continenti per la residenza autunnale di co-living e co-working nei tre Comuni del Parco Gran Paradiso.
Si è chiusa lo scorso 20 luglio la call di VIHTA – Wild Working, il progetto di residenza temporanea lanciato da Ingria, Ronco Canavese e Valprato Soana, tre Comuni della Valle Soana, nel versante piemontese del Parco Nazionale Gran Paradiso.
L’iniziativa, rivolta a lavoratori e lavoratrici da remoto, freelance, nomadi digitali, studenti universitari, ricercatori e famiglie, prevede un soggiorno gratuito di due o quattro settimane tra il 20 settembre e il 18 ottobre, con alloggi condivisi e spazi di co-working nei tre borghi.
Secondo i dati comunicati dagli organizzatori del progetto, la risposta ha superato ogni aspettativa: sono arrivate 762 candidature da 39 Paesi e quattro continenti. Di queste, centocinquanta persone hanno fatto richiesta come nuclei familiari e 194 in gruppo.
Il 43% delle candidature, inoltre, arriva dall’estero, con Francia, Germania, Regno Unito e Spagna tra i Paesi più rappresentati insieme ad alcune richieste da Americhe e Asia; tra gli italiani sono Torino e Milano le città di provenienza più frequenti. Il 61% di chi ha fatto domanda non aveva mai visitato prima la Valle Soana, segno che la proposta ha intercettato un pubblico nuovo rispetto ai flussi turistici abituali della zona.
Per quanto riguarda il profilo di chi si è candidato, l’età media è di circa 40 anni, con oltre il 64% delle domande comprese tra i 25 e i 44 anni, e una netta prevalenza di persone che lavorano in smart working come dipendenti (41%) o come freelance e libere professioniste (38,6%).
Numeri che, insieme alla quota così alta di famiglie e gruppi, sembrano mostrare che la ricerca di una dimensione di vita più lenta e radicata in un territorio è molto diffusa e non riguarda più soltanto chi lavora da remoto in modo isolato, ma coinvolge nuclei interi disposti a mettersi alla prova fuori stagione.
I dati sono in linea con quanto mostrano le ricerche. Il Rapporto Montagne Italia 2025 dell’Uncem ha iniziato a registrare il fenomeno del ritorno in montagna all’indomani della pandemia di Covid, spinto da una coscienza ambientalista più diffusa e dal desiderio di un’esistenza “slow”, meno scandita da tempi e ritmi. Secondo la ricerca, un italiano su dieci vorrebbe vivere in montagna, mentre altri due su dieci hanno dichiarato una probabilità “abbastanza elevata” di trasferirsi in alta quota, e a uno su quattro “piacerebbe molto” l’idea.
Chiusa la fase delle candidature, il lavoro dei tre Comuni entra ora nella fase di selezione dei partecipanti che a partire da settembre vivranno per alcune settimane a Ingria, Ronco Canavese e Valprato Soana. Chissà, forse qualche residenza si trasformerà in una permanenza stabile?







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