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10:37 16 Giugno 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

L’ispettorato chiude il cantiere che sta cementificando il quartiere contro il volere dei cittadini

Diverse irregolarità hanno causato la chiusura temporanea del cantiere del Museo dei Bambini, progetto in atto in zona Pilastro, a Bologna, aspramente contestato da tutto il quartiere.

Autore: Redazione
ispettorato muba
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Assenza dei dispositivi di protezione individuali, mancata osservazione delle pause dal lavoro previste nelle ore più calde, chiusura stradale e deviazione di bus senza preavviso, rimozione di auto senza cartelli. Sono queste le irregolarità che l’ispettorato del lavoro ha contestato al cantiere del MUBA, il Museo delle Bambine e dei Bambini, che sorgerà al Pilastro, periferia di Bologna. Così nel caldo e assolato pomeriggio di venerdì 12 giugno gli operai hanno lasciato il cantiere che è stato sigillato e lucchettato.

La notizia arriva dal comitato MU.BASTA, che da mesi si oppone alla realizzazione del museo, che il Comune definisce “nuovo polo culturale destinato a diventare punto di riferimento nazionale per l’educazione e la diffusione della conoscenza rivolta alla fascia d’età 0-12 anni”. La prima fase del progetto – che costerà quasi 6,5 milioni di euro e occuperà circa 1500 metri quadri – è stata avviata nel 2022 e ha visto l’organizzazione di incontri pubblici rivolti ad associazioni, scuole e famiglie. La bozza finale è stata presentata con una mostra.

Una volta pronta la versione definitiva del MUBA, sono emersi però dettagli che hanno fatto infuriare i residenti, costituitisi nel comitato MU.BASTA, figlio anche dell’esperienza del comitato Besta, che in un’altra area della periferia bolognese ha salvato un parco – il parco Besta appunto – da un progetto di rinnovamento di una scuola che avrebbe consumato suolo oggi verde. Allo stesso modo, il progetto del MUBA ha visto l’abbattimento di cinque alberi e l’asportazione di altri nove. È prevista la piantumazione di 38 nuovi alberi, ma è evidente che esemplari adulti e integrati nel contesto hanno un peso diverso in termini di servizi ecosistemici.

Proprio la cementificazione è uno dei punti chiave contestati dai comitati: “A Bologna si parla continuamente di crisi climatica, di adattamento, di tutela dell’ambiente. Poi, nei fatti, si sacrificano alberi maturi e terreno permeabile per costruire una struttura che poteva essere pensata altrove ovvero nei numerosi edifici dismessi e inutilizzati presenti in città o ripensata senza distruggere ciò che già esiste. Il Pilastro non ha bisogno di operazioni calate dall’alto, ma di progetti condivisi, rispettosi del territorio e delle persone che lo abitano”.

Un paio di settimane fa si è tenuto un incontro di Com.Bo, l’assemblea dei comitati cittadini bolognesi. La riunione ha avuto luogo il giorno successivo all’arrivo di una trentina di mezzi da cantiere, scortati da digos e polizia, presso il parco Mitilini Moneta Stefanini, dove sorgerà il MUBA. Com.Bo ha denunciato “questa ennesima scena di violenza verso il territorio e i cittadini, diverse sono state le minacce e gli strattonamenti contro chi in modo pacifico voleva contestare la nuova colata di cemento. Questa situazione di violenza, unica in Europa (dove altro serve la scorta per costruire un museo?), conferma le modalità e gli indirizzi che questa città sta prendendo, con un attacco diretto ai suoi abitanti”.

Nel frattempo comitati e residenti continuano a portare avanti un programma di iniziative volte a presidiare l’area e favorire la partecipazione dal basso, come il “muro dei giocattoli”, un’iniziativa che ha visto bambini e bambine del quartiere abbellire con i loro giochi le transenne e i new jersey che circondano il cantiere, oppure l’allestimento di un maxi schermo per guardare insieme le partite dei mondiali poiché, come fa notare il comitato MU.BASTA, “oggi al Pilastro non esiste un luogo socio-ricreativo per sviluppare integrazione, comunità e solidarietà”.

Un’altra iniziativa si svolgerà oggi pomeriggio ed è la “esplorazione collettiva del rione”, una passeggiata per il Pilastro – quartiere periferico storicamente considerato “difficile” – alla ricerca di spazi vuoti per immaginare come riempirli, che si concluderà con un’assemblea al parco. “Il Pilastro non ha bisogno di un museo, ha bisogno di spazi liberi e aperti alle necessità di coloro che ci abitano; basta farci un giro per comprendere come il mutuo soccorso sia pane quotidiano. Non c’è bisogno di una cattedrale nel deserto, ma di centri di aiuto per anziani, centri giovanili autogestiti, punti ascolto per le tossicodipendenze, giochi accessibili a tutti i bimbi nel parco, panchine nuove e tavoli, un sistema di trasporto pubblico funzionale e tanto ancora”.

Vuoi approfondire?

Clicca qui per fermare il progetto.

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