Via libera al primo maxi parco eolico offshore della Sardegna – Rassegna stampa sarda settimanale
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Notizia centrale nelle cronache settimanali è il fatto che la Soprintendenza speciale per il Pnrr del Ministero della Cultura ha dato il via libera, con prescrizioni, al progetto per un parco eolico al largo del mare antistante Portoscuso e San Pietro. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha già trasmesso alla Cultura lo schema di decreto autorizzativo finale ed è questo il primo parco eolico marino che – come riporta la nuova sardegna – vede di fatto completare, con parere positivo, il suo percorso autorizzativo. Si tratterà di 42 aerogeneratori galleggianti disposti su una superficie marina di circa 116 chilometri quadrati, suddivisi in due sottoparchi da 21 turbine ciascuno, con potenza nominale complessiva è di 504 megawatt. Il costo dell’opera sfiora il miliardo e mezzo di euro, senza contare le opere a terra per realizzare le fondazioni, da assemblare nel porto di Oristano, e le migliorie necessarie della rete. Un via libera che ha visto non poche proteste. Già qualche mese fa era partita la mobilitazione di sindaci e comitati: da Portoscuso, da dove partiranno i cavi, era partito il fronte comune contro la proliferazione degli impianti in mare che aveva sollevato dubbi su impatti ambientali, carenza di pianificazione e territori esclusi dalle decisioni. Una questione come anticipato centrale nelle cronache che vede non pochi elementi di critica e discussione, per questo abbiamo chiesto alla geografa Martina Loi di spiegarci cosa sta succedendo e quali sono i limiti di questo maxi impianto.
Fonti:
Maxi parco eolico nel mare del Sulcis, le 42 pale lungo la rotta dei tonni fanno discutere – IL PROGETTO E LE FOTO
Via libera al primo maxi parco eolico davanti alle coste della Sardegna: pale alte 285 metri – Ecco dove sarà
È stato presentato un esposto alla Corte Penale Internazionale in merito alla presunta presenza di circa un centinaio di famiglie di riservisti dell’IDF, l’esercito israeliano, le quali starebbero trascorrendo un «periodo di decompressione» al Forte Village Resort di Santa Margherita di Pula. Leggo da L’Indipendente che riporta come il Comitato Costituzione Attiva (che è uno spazio civico e politico aperto – scrivono sul loro sito – che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica su pilastri irrinunciabili come la pace, la giustizia e la libertà di informazione) ha deciso di presentare un esposto alla Corte Penale Internazionale: «tali militari», ricordano «provengono da un esercito attualmente impegnato in operazioni belliche che hanno causato decine di migliaia di vittime civili, distruzioni sistematiche e accuse gravissime di violazioni del diritto internazionale umanitario». Mi piacerebbe dirvi che anche questa questione è al centro delle cronache sarde ma non sarebbe la realtà, è più un fatto di cui si parla e contro il quale si prova ad agire tra le fila della cosiddetta società civile. Noi ne abbiamo parlato anche nella precedente rassegna riportando come a inizio giugno decine di turisti israeliani sono arrivati a Pula. Tra di essi, vi sarebbero stati anche soldati e riservisti dell’esercito, accompagnati dalle loro famiglie. È un qualcosa che è accaduto anche negli anni precedenti, con arrivi accompagnati da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine così come dalle proteste dei cittadini. La stessa presidente della Regione, Alessandra Todde, aveva definito l’arrivo dei militari un «fatto gravissimo», del quale le istituzioni «non sono state informate». Anche per questi motivi i comitati hanno deciso di agire e presentare il ricorso alla CPI, dove è già in corso un’indagine contro Israele per crimini di guerra e contro l’umanità commessi a Gaza e nei territori coinvolti dal conflitto. Secondo il ricorso dell’associazione, «la “decompressione” di reparti militari reduci da teatri operativi dove è documentata la devastazione di intere generazioni e la distruzione sistematica di infrastrutture civili solleva interrogativi etici e giuridici di estrema gravità» e ricorda che, anche in base agli articoli 10 e 11 della Costituzione, l’Italia ha il dovere di non collaborare con tali soggetti, potenzialmente coinvolti in condotte lesive del diritto internazionale. Oltre alle verifiche richieste alla CPI riporta sempre L’Indipendente, il ricorso chiede anche alla procura di Roma di accertare l’identità dei militari e capire se vi siano soggetti segnalati o indagati per crimini di guerra o violazioni del diritto internazionale. Una realtà che in tempo di genocidio supera l’immaginazione.
Fonti:
Soldati israeliani in Sardegna: presentato un esposto alla Corte Penale Internazionale
Militari israeliani in Sardegna: esposto alla CPI
Domenica 7 e lunedì 8 giugno si sono tenute le elezioni amministrative in Sardegna, un voto dal quale non sono emerse particolari sorprese ma sicuramente, sono diversi gli elementi indicativi di un esito della tornata elettorale che ha molto da dire sullo stato di salute della politica (ma anche dei partiti) in sardegna. Parto da un articolo pubblicato in settimana sul cartaceo dell’Unione Sarda a firma del giornalista Giuseppe Meloni che evidenzia subito come il vero fenomeno prevalente delle amministrative 2026 sono le liste uniche. 62 erano infatti i sindaci e sindache senza avversari, altrettanti i consigli comunali senza opposizione. Calano i casi di comuni commissariati per assenza totale di candidature ma in compenso – scrive Meloni – le corse solitarie si estendono andando oltre i piccoli centri. Quello che invece sottolinea in un ulteriore articolo sul tema il giornalista Roberto Murgia, è anche come il Campo largo paga le divisioni interne in minima parte mentre il centrodestra registra una flessione dei partiti nazionali a beneficio dei regionali, mentre in genrerale fatica a riemergere dalla sconfitta delle regionali. In generale però come detto in apertura nessun duro colpo e nessuna grande sorpresa ma ci sono degli elementi che emergono con forza, uno di questi l’ha sottolineato sempre sulle pagine dell’unione sarda Daniela Falconi, presidente dell’anci sardegna, organizzazione di base dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, e sindaca di Fonni. Quello che per Falconi incide è la crescente difficoltà ad amministrare insieme alla scarsa propensione a mettersi in gioco. Ma non solo. Ne parliamo con Daniela Falconi.
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