Sciopero dei trasportatori in Sicilia: svolta o compromesso? – INMR Sicilia #29
Lo sciopero degli autotrasportatori in Sicilia, mobilità e mortalità a Catania, Agrigento punta al 100% di energia da fonti rinnovabili entro il 2045, termovalorizzatori e una campagna di monitoraggio di capodogli alle isole Eolie.
Fonti
#Sciopero autotrasportatori
Pagella Politica – Per dare soldi agli agricoltori, il governo ha tolto soldi agli agricoltori
Ansa – Governo promette un miliardo ai camionisti, ma i blocchi continuano
La Sicilia – Caro gasolio, l’ultimatum del comitato trasportatori: «Pazienza finita, faremo un blocco»
Italia che Cambia – Scaffali vuoti e vetrine rotte: cosa dicono davvero le proteste di questi giorni – 20/10/2026
#Agrigento
Agrigento Oggi.it – Agrigento punta al 100% di rinnovabili: da New York parte la sfida per il 2045
#Incidenti e mobilità
La Sicilia – Fondi europei, Catania rinuncia a 8,2 milioni per le piste ciclabili. Il sindaco: «Impatto troppo alto sulla viabilità»
La Sicilia – Incidenti stradali, Catania nel 2025 è stata la città con il più alto tasso di mortalità d’Italia
ACI – ACI-ISTAT: gli incidenti stradali 2025 nelle 107 province italiane
ACI – ACI-ISTAT: gli incidenti stradali 2025
#Termovalorizzatori
QdS.it – Termovalorizzatori in Sicilia, il parere che non si vede: nuova diffida alla Regione e tensione alle stelle
QdS.it – Termovalorizzatore, le condizioni di Snam a Catania: un milione per rimuovere le interferenze e 20 mesi di lavori
Catania Today – Le associazioni ambientaliste contro i termovalorizzatori: “Stop immediato ai progetti”
#Capodogli Eolie
Filicudi Wildlife Conservation – Segnalaci una cosa
#SCC
Italia che Cambia – L’Arca di Natalia, il santuario sull’Etna che salva gli animali da abbandono e sfruttamento
Italia che Cambia – A Pantelleria c’è una sartoria sociale che accoglie persone e tiene vive le tradizioni artigiane
Trascrizione Episodio
Ci voleva Fiorello, in diretta su Rai1, per ricordare a larga parte dei media mainstream che l’Italia non finisce a Milano o a Torino e che anche il Sud Italia è stato attraversato da scioperi e proteste, peraltro senza devastazioni o scontri.
Rispetto a quest’ultimo punto vi invito ad ascoltare la puntata di Io non mi rassegno del 20 ottobre, in cui Andrea Degl’Innocenti prova a spiegare, e sottolineo, non a giustificare, la violenza messa in atto da giovani minorenni. Venendo in Sicilia, il 16 ottobre è iniziato il blocco degli autotrasportatori guidato dal Comitato Autotrasportatori Siciliani, Un organismo autonomo che ha rivendicato la rottura con le associazioni nazionali di categoria, composto da quattro sigle autonome: Assiotrat, Assotrasport, UTS e AITRAS.
Il coordinatore è Salvatore Bella aveva spiegato già in aprile che il gruppo si era dissociato dalla rappresentanza nazionale e aveva creato un comitato autonomo perché riteneva che le istanze degli autotrasportatori siciliani non venissero ascoltate.
A causa del blocco iniziato il 16 ottobre, in diversi supermercati dell’isola interi reparti, come frutta e verdura, prodotti freschi e surgelati, si sono completamente svuotati. Ci sono state ripercussioni anche per i servizi pubblici: in almeno 15 Comuni della fascia ionica è stata sospesa la raccolta dei rifiuti indifferenziati.
Qui in Sicilia, il prezzo del “pieno” si somma a quello dei prodotti agricoli in caduta, al costo del traghetto, rincarato anche per effetto del sistema europeo che fa pagare alle navi le proprie emissioni. Il tutto mentre, secondo gli autotrasportatori, un incentivo al trasporto via mare atteso da anni continua ad arrivare in ritardo.
Bella ha spiegato così le ragioni dell’esasperazione: «Abbiamo aspettato per mero senso di responsabilità fino ad oggi che il governo nazionale e quello regionale concretizzassero le norme e mantenessero gli impegni presi nell’incontro di aprile».
Bella ha ricordato come l’amministrazione siciliana «si era impegnata a emanare il decreto assessoriale che consentisse di presentare le domande di contributo per il caro gasolio», ma, sostiene, «dall’assessore Aricò sono seguiti solo proclami e promesse su giornali e social». Sul fronte nazionale, «il governo si era impegnato a liquidare entro luglio la prima annualità di Sea Modal Shift, il cosiddetto marebonus, ma ad oggi nessuna impresa ha ricevuto nulla».
Il ministro Salvini ha cercato di calmare un po’ le acque, ma dopo l’incontro del 20 ottobre gli autotrasportatori si sono inizialmente divisi: il Comitato trasportatori siciliani ha deciso di revocare il fermo, giudicando positivamente gli impegni del Governo, mentre l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (AIAS) ha proseguito con i blocchi, ritenendo insufficienti le risposte ricevute. La svolta è arrivata la sera del 21 ottobre, quando anche l’AIAS ha annunciato la sospensione della protesta dopo un incontro in Prefettura a Catania e la garanzia di partecipare ai successivi tavoli nazionali. Il 23 ottobre sono stati rimossi anche gli ultimi presidi, i camion hanno ripreso a circolare, ma la mobilitazione ha lasciato aperte diverse questioni, dal costo del carburante alle spese per attraversare lo Stretto di Messina. Le misure economiche annunciate dal Governo dovranno ora tradursi in interventi concreti per le imprese.
Salvini ha messo sul tavolo misure precise: 430 milioni di euro già stanziati per il credito d’imposta all’autotrasporto, con l’impegno a far partire le erogazioni già da questa settimana – questi fondi erano stati già stanziati ; ha inoltre annunciato risorse aggiuntive e una disponibilità anche sul Marebonus/Sea Modal Shift, particolarmente importante per Sicilia e Sardegna.
Il 22 ottobre il Governo ha approvato un decreto-legge per rispondere alle proteste delle ultime settimane e all’aumento dei costi del carburante, intervenendo a favore di agricoltori, pescatori e autotrasportatori. Si tratta di 84 milioni di euro, ma quasi due terzi dell’importo provengono dalla cancellazione o dalla riduzione di misure e investimenti già previsti per l’agricoltura. La parte restante arriva da un fondo già istituito per proteggere il settore. Non si tratta dunque di 84 milioni interamente nuovi, ma soprattutto di una diversa distribuzione di risorse esistenti.
Il 25 settembre 2026, durante la Climate Week di New York, il sindaco di Agrigento Michele Sodano ha firmato un accordo con Blue Planet Alliance e Greening the Islands Foundation. che inserisce Agrigento nella campagna internazionale 100×100 che punta ad accompagnare la città verso il 100% di energia da fonti rinnovabili entro il 2045. Si tratterebbe della prima municipalità italiana e dell’Europa continentale a entrare sia nella campagna 100×100 sia nella 100% RES Islands Initiative.
Il progetto non riguarda soltanto l’installazione di pannelli solari, l’idea è costruire una roadmap energetica complessiva, che includa tecnologie, politiche energetiche, formazione, capacità progettuale, strumenti finanziari e attrazione di investimenti. Il fotovoltaico e i sistemi di accumulo sono indicati come elementi centrali, e Agrigento entra anche nel programma 300 Million Solar Homes del Global Solar Council. C’è però un punto importante: l’accordo non finanzia direttamente gli impianti, Blue Planet Alliance e Greening the Islands metteranno a disposizione competenze e assistenza, gratuitamente per il Comune, ma le risorse per realizzare concretamente gli interventi dovranno essere reperite attraverso investitori privati, istituzioni finanziarie e programmi pubblici.
La particolarità del progetto è che si applica ad Agrigento un modello nato soprattutto per le isole. Greening the Islands parte infatti dall’idea che territori caratterizzati da dipendenza energetica, costi elevati, scarsità d’acqua e vulnerabilità climatica possano diventare laboratori di transizione. Agrigento diventa quindi un caso pilota sulla terraferma per verificare se quel modello possa essere trasferito a una città siciliana. La firma di New York è però solo l’inizio: il passaggio decisivo sarà trasformare la roadmap in progetti concreti, infrastrutture, investimenti e risultati misurabili sul territorio.
Nel 2025 Catania è stata la città italiana con il più alto tasso di mortalità per incidenti stradali, tra i 14 grandi Comuni analizzati da ACI-Istat. Sulle strade urbane sono morte 18 persone, contro le 8 del 2024: dieci vittime in più in un solo anno. Il dato emerge dalla rilevazione ACI realizzata in collaborazione con Istat. Sulle strade extraurbane, invece, i morti sono rimasti stabili a 2.
Anche a livello provinciale la situazione catanese resta critica. La provincia di Catania è terza in Italia per aumento assoluto dei morti sulle strade, preceduta solo da Torino, con +17 vittime, e Macerata, con +14.
Ma Catania non è un caso isolato in Sicilia. Gran parte delle province dell’Isola registra infatti un peggioramento rispetto al periodo pre-Covid. La Sicilia è la regione con il maggiore aumento di morti rispetto al 2019. I dati ACI-Istat non consentono, da soli, di attribuire l’aumento della mortalità a una singola causa. A livello nazionale, i comportamenti più frequentemente associati agli incidenti sono distrazione, mancato rispetto delle precedenze e dei semafori, velocità eccessiva e manovre irregolari.
Questi dati riaprono anche il tema della sicurezza e dell’organizzazione della mobilità a Catania, una città da tempo alle prese con la congestione del traffico. Proprio su questo fronte, nei mesi scorsi, l’amministrazione guidata dal sindaco Enrico Trantino ha rinunciato a un finanziamento di oltre 8,2 milioni di euro per realizzare una rete di piste ciclabili.
Il Comune ha motivato la rinuncia dicendo che già la presenza di numerosi cantieri incide sulla circolazione, facendo riferimento ad altri interventi di mobilità dolce finanziati dal PNRR ed evidenziando dubbi sul rapporto tra costi e benefici dell’opera.
Il progetto aveva però una finalità strettamente legata ai problemi della città. Già nel 2020, presentando il piano per circa 40 chilometri di percorsi ciclabili, l’amministrazione comunale indicava tra gli obiettivi la riduzione del traffico e dell’incidentalità attraverso una rete integrata con il trasporto pubblico.
La contraddizione merita quindi una riflessione: le difficoltà della viabilità vengono indicate tra le ragioni per rinunciare a un progetto che era stato concepito anche per contribuire ad affrontarle, sembra un po’ un cortocircuito. Naturalmente i dati sugli incidenti non dimostrano che la mancata realizzazione delle piste abbia provocato l’aumento delle vittime, ma rendono ancora più urgente interrogarsi sulle scelte di mobilità e sicurezza stradale della città.
Si complica il percorso verso la realizzazione dei due termovalorizzatori previsti dalla Regione Siciliana a Palermo e Catania. Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, CGIL Sicilia e Italia Nostra Sicilia hanno inviato una diffida formale ai dipartimenti regionali e alle amministrazioni coinvolte nella Conferenza di servizi, chiedendo la sospensione immediata e l’annullamento dei procedimenti autorizzativi.
Secondo le organizzazioni, la procedura del PAUR, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, sarebbe stata avviata senza tutta la documentazione essenziale prevista dalla legge. Contestano anche il mancato completamento della Valutazione di impatto ambientale.
La Commissione tecnico-specialistica regionale ha in realtà già espresso, il 7 ottobre, un parere istruttorio conclusivo favorevole sui due progetti, seppure con prescrizioni. Questo passaggio, tuttavia, non equivale al rilascio delle autorizzazioni definitive. Inoltre, il parere non sarebbe stato messo a disposizione delle associazioni, ma soltanto letto durante la Conferenza di servizi. La Regione ha difeso questa scelta spiegando che si tratta di un atto interno al procedimento e che i contenuti sono stati condivisi con gli enti competenti.
Le contestazioni riguardano anche la tutela della salute pubblica. Associazioni e sindacati chiedono valutazioni che considerino non soltanto le emissioni previste durante il normale funzionamento degli impianti, ma anche le condizioni ambientali e sanitarie dei territori, l’inquinamento già presente e i possibili effetti cumulativi. A loro giudizio, mancano dati scientifici adeguati e verificabili per valutare pienamente questi aspetti.
Nel caso di Catania emerge intanto un’altra criticità, questa volta infrastrutturale. Snam ha confermato che il progetto del termovalorizzatore, destinato a trattare circa 300 mila tonnellate di rifiuti all’anno, interferisce con alcuni metanodotti esistenti nella zona industriale. Per rendere compatibili le opere sarà necessario modificare e proteggere parte delle condotte, attraverso interventi eseguiti da Snam ma interamente a carico del soggetto che realizzerà l’impianto.
Il costo stimato è di 984 mila euro più IVA, ai quali si aggiungeranno le indennità per le occupazioni temporanee e gli altri oneri necessari. Snam chiede che le somme vengano versate anticipatamente e stima 20 mesi per risolvere le interferenze, a partire dalla disponibilità dei materiali, delle autorizzazioni e delle aree interessate. Durante l’inserimento delle varianti sarà inoltre necessario interrompere temporaneamente i metanodotti, sospendendo l’erogazione del gas alle utenze collegate. Gli interventi dovranno quindi essere programmati per limitare i disagi. La società ha stabilito anche precise condizioni di sicurezza.
Il quadro che emerge è dunque quello di due progetti ancora al centro di un confronto sul piano ambientale, sanitario e autorizzativo, ai quali si aggiunge, per Catania, un problema tecnico concreto: quasi un milione di euro di costi previsti, venti mesi di interventi sui metanodotti e la necessità di programmare interruzioni temporanee della fornitura di gas. Una criticità che dovrà essere risolta per consentire la realizzazione dell’impianto.
Sono da poco venuta a conoscenza di questa bellissima campagna che voglio condividere con voi. Filicudi Wildlife Conservation porta avanti il progetto Capo D’Eolo, dedicato al monitoraggio dei capodogli nelle Eolie attraverso bioacustica, foto-identificazione e osservazioni in mare. La campagna invita diportisti e cittadini a inviare foto, video e coordinate GPS degli avvistamenti. Una partecipazione dei cittadini ha già prodotto risultati scientifici concreti nello studio pubblicato su Diversity sul monitoraggio dei capodogli delle Eolie e della costa settentrionale siciliana, gli autori ringraziano esplicitamente le persone che hanno partecipato alla campagna “SEGNALACI UNA CODA”, inviando segnalazioni e immagini utilizzate nella ricerca. Il sito dell’associazione oggi riporta inoltre 54 capodogli catalogati tra i risultati delle proprie attività di monitoraggio, insieme a 431 stenelle fotoidentificate e 42 tursiopi residenti.
Restiamo in tema animali per parlarvi dell’Arca di Natalia, un santuario per animali che, oltre ad accogliere esemplari salvati da situazioni difficili, vuole diffondere una cultura nuova del rapporto con gli altri esseri viventi. Silvia Clementi, insieme al suo bambino e al compagno Carmine, si prende cura di questi animali. A ispirarla in questa scelta, per nulla semplice, è stata Natalia, la cagnolina con cui ha vissuto per tredici anni e che ha dato il nome al progetto.
Una storia che non racconta solo un rifugio, ma un cambio di paradigma nel rapporto con gli animali. L’Arca di Natalia a Trecastagni, alle pendici dell’Etna, dal 2021 accoglie animali provenienti da situazioni di sfruttamento, macellazioni clandestine, abbandono o rinuncia. Ogni volta è una battaglia molto faticosa per riuscire a portarli in salvo. Dal 2023 i santuari sono riconosciuti nella Banca Dati Nazionale, ma restano difficoltà pratiche e culturali, dai controlli sanitari all’uso dei marchi auricolari, fino ai protocolli di abbattimento in caso di alcune malattie infettive. A differenza di canili e gattili, questi rifugi non ricevono contributi pubblici analoghi per il mantenimento degli animali e vanno avanti con donazioni, 5 per mille, microdonazioni, shop ed eventi. Il santuario organizza visite, incontri, proiezioni, attività nelle scuole e giornate aperte al pubblico. Andate a trovarli e a sostenerli!
A Pantelleria, vicino al porto, c’è una sartoria sociale che dal 2021 è diventata un punto di riferimento per la comunità. È nata da un’idea di Sarina Alba Marino. Nel laboratorio si fanno riparazioni sartoriali, ricamo, uncinetto, patchwork, pittura su stoffa e tessitura, ma la particolarità di questo spazio sono le persone che lo frequentano: bambini, anziani, giovani, turisti, donne migranti, madri straniere, persone senza fissa dimora e ragazzi impegnati in percorsi di giustizia riparativa o lavori di pubblica utilità. Persone con esperienze e provenienze molto diverse, che qui trovano un’occasione per incontrarsi, imparare e condividere il proprio tempo.
Sarina lo definisce un «porto sicuro», un’immagine particolarmente significativa a Pantelleria, dove la distanza dalla terraferma e la stagionalità possono accentuare l’isolamento. Alla sartoria si può entrare anche soltanto per prendere un caffè, scambiare due parole o trovare compagnia.
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