9 Gen 2023

Brasile, i Bolsonaristi attaccano il Parlamento – #647

In Brasile sta succedendo di tutto, con i sostenitori di Bolsonaro che, un po’ come era avvenuto con quelli di Trump a Capitol Hill, hanno preso d’assalto il Parlamento e le sedi delle istituzioni brasiliane e forse sono persino appoggiati dall’esercito. Intanto in Messico una guerriglia urbana fra polizia e narcotrafficanti ha causato quasi 30 morti, mentre il cessate il fuoco in Ucraina ha funzionato così così. A Bari si sperimentano i mezzi pubblici quasi gratis, mentre in Germania sono preoccupati dall’aumento delle vendite dei rossetti. Infine parliamo della morte di Luca Vialli.

I SOSTENITORI DI BOLSONARO ASSALGONO IL PARLAMENTO

Sta succedendo di tutto in Brasile. Migliaia di sostenitori dell’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro hanno assaltato il Parlamento e per qualche ora hanno preso possesso del Palazzo. La polizia ha provato ad accedere a quartier generale dei bolsonaristi ma l’esercito gli ha sbarrato l’ingresso, il governatore del Distretto federale di Brasilia è stato rimosso dalla Corte suprema e un numero fra le 150 e le 400 persone sono state arrestate. 

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capirci di più. La sconfitta di Bolsonaro al ballottaggio del 30 ottobre scorso non è stata accettata da molti suoi sostenitori, sobillati dallo stesso Bolsonaro, che sostengono che ci siano stato brogli e irregolarità. Un po’ come successo con Trump e i suoi fan. Centinaia di bolsonaristi si sono perciò accampati in segno di protesta davanti al quartier generale dell’esercito, a Brasilia, già il giorno dopo le elezioni del 30 ottobre.

Il 1 gennaio c’è stato l’insediamento di Lula come nuovo presidente del Brasile e questo ha agitato gli animi, che infine sono esplosi ieri pomeriggio (domenica). Leggo su Repubblica: “La zona era presidiata dalle forze dell’ordine ma i bolsonaristi, molti dei quali con la bandiera carioca sulle spalle, sono riusciti a sfondare il cordone di sicurezza e diverse decine di loro sono riuscite a salire su una rampa dell’edificio per occupare il tetto. Le forze dell’ordine stanno usando gas lacrimogeni e ordigni stordenti per cercare di contenere i manifestanti”. 

Nè Lula né Bolsonaro erano a Brasilia. Bolsonaro ha lasciato il Brasile alla fine dell’anno per raggiungere gli Stati Uniti ed evitare di partecipare alla cerimonia di insediazione di Lula. Mentre Lula si trovava ad Araraquara, nello stato di San Paolo, dove si era recato per controllare i danni delle alluvioni nell’entroterra di San Paolo.

Le immagini che circolano sui social e sui media locali ricordano molto da vicino l’assalto di due anni fa al Capitol Hill di Washington da parte dei sostenitori dell’ex presidente Donald Trump. I sostenitori di Bolsonaro sono riusciti a superare i cordoni di sicurezza attorno al Parlamento di Brasilia al termine di una manifestazione. In molti sono riusciti a salire sulla rampa dell’edificio e hanno occupato il tetto, da lì hanno poi fatto irruzione nella sede del Parlamento, nell’edificio del Planalto, sede dell’Esecutivo e nella sede della Corte Suprema. Come testimoniano anche i molti video pubblicati su Twitter e Facebook ci sono stati episodi di vandalismo all’interno degli edifici, con persone che rompono i seggi della plenariae i vetri delle finestre.

Le forze di polizia, in assetto antisommossa hanno fatto irruzione nel Parlamento occupato. Mentre dagli elicotteri, scrivono i media locali, stanno sparando proiettili di gomma e stordenti per disperdere i manifestanti e dopo qualche ora le autorità hanno ripreso possesso dei palazzi. Ci sono cifre discordanti sugli arresti, ma i media brasiliani parlano di almeno 150 fermi. Per il ministro della giustizia più di 200, per il governatore di Brasilia 400.

Successivamente, all’alba di oggi, lunedì, la polizia ha provato a fare irruzione nell’area dove sono accampati molti bolsonaristi ma l’esercito ha impedito alla polizia l’ingresso. Secondo il quotidiano Folha de S. Paulo, i militari hanno sbarrato la strada agli agenti che volevano entrare nella zona dove sono accampati gli autori dell’attacco con carri armati. Diversi veicoli della polizia sono all’ingresso della zona che si trova davanti al quartier generale dell’esercito, ma sono stati fermati. Di fronte a questa situazione, le autorità locali hanno organizzato una riunione con responsabili militari.

Intanto il governatore del Distretto federale di Brasilia è stato rimosso dalla Corte suprema per negligenza, per non aver fatto niente per impedire questi fatti, mentre il governo ha chiesto l’arresto per l’ex responsabile della sicurezza di Bolsonaro, ora responsabile del distretto della capitale, che al momento è però negli Stati Uniti, vicino all’ex presidente. 

E Bolsonaro? Dopo diverse ore ha parlato per la prima volta via social per respingere le accuse di aver  – in qualche modo – orchestrato o alimentato le violenze: “Io rispetto la democrazia e condanno quello che è successo”, ha detto.

La situazione resta comunque molto tesa e nelle prossime ore capiremo forse meglio la posizione dell’esercito brasiliano. Domani ne riparliamo.

LA GUERRIGLIA URBANA IN MESSICO PER L’ARRESTO DEL FIGLIO DI EL CHAPO

Giovedì in Messico è stato arrestato Ovidio Guzmán López e questa cosa ha causato una vera e propria guerriglia urbana in cui sono morte 29 persone. Come mai? E perché l’arresto di questa persone ha generato il caos? Il motivo principale è che l’arrestato in questione è figlio di Joaquín Guzmán Loera detto “El Chapo”, il più famoso trafficante di droga del mondo che al momento sta scontando l’ergastolo in carcere.

Scrive la redazione del Post che l’arresto di Guzmán López è avvenuto nella città di Culiacán, il capoluogo dello stato messicano del Sinaloa, dopo sei mesi di sorveglianza da parte della polizia e ha provocato una violenta reazione dei membri del cartello di Sinaloa, una delle più grandi organizzazioni al mondo per il traffico di droga, che un tempo era guidata dal El Chapo e di cui il figlio aveva preso il comando. 

Dopo la notizia dell’arresto a Culiacán c’erano stati violenti scontri tra forze dell’ordine e membri del cartello. Il ministro della Difesa messicano Luis Cresencio Sandoval ha dichiarato che 10 delle persone morte facevano parte delle forze dell’ordine, mentre 19 erano presunti membri di gang criminali. Sandoval ha detto anche che altri 21 membri di queste gang sono stati arrestati.

CESSATE IL FUOCO IN UCRAINA: UN FALLIMENTO?

Sempre dal Post prendo una delle notizie più riportate dai vari giornali, che riguarda il cessate il fuoco in Ucraina e il suo presunto mancato rispetto da parte dell’esercito russo.

In pratica Putin aveva ordinato un cessate il fuoco temporaneo in occasione del Natale ortodosso, sabato 7 gennaio. Un segnale di difficile lettura. Alcuni lo avevano interpretato come una sorta di apertura, mentre secondo molti osservatori occidentali sarebbe stato un modo per far riprendere fiato ad un esercito russo piuttosto provato e permettergli di riposizionarsi e riarmarsi. 

La tregue doveva durare da venerdì a mezzogiorno e per tutta la giornata di sabato, ma non ha funzionato molto bene. Il cessate il fuoco è stato più volte violato in varie aree lungo la linea del fronte, e le forze russe e ucraine si sono accusate a vicenda di aver attaccato per prime. 

In realtà ho trovato due informazioni abbastanza contrastanti nei vari articoli che ho letto. La prima è che – leggo ad esempio dal Post – “l’Ucraina non ha mai accettato di interrompere i combattimenti, e anzi fin da giovedì i principali dirigenti ucraini avevano detto piuttosto chiaramente che avrebbero continuato a combattere, ricordando come finora la Russia abbia sempre usato le tregue per riposizionare i propri uomini e riarmarsi”. Ok, comprensibile e legittimo.

La seconda è invece che tanto l’Ucraina ha accusato la Russia di aver rotto il CiF. E viceversa fin dal primo pomeriggio di venerdì, le fonti ufficiali russe hanno condannato l’Ucraina per la violazione del cessate il fuoco ordinato da Putin. Solo che se l’Ucraina non ha accettato il CiF, allora le accuse da entrambe le parti non hanno molto senso. Mi sembrano nuovamente fumo in faccia della propaganda, anzi delle propagande, per dimostrare che il nemico è brutto e cattivo.

BARI, I MEZZI PUBBLICI SARANNO (QUASI) GRATIS

Veniamo in Italia, a Bari per l’esattezza. Perché dal capoluogo pugliese ci arriva una notizia molto interessante. In un’intervista a Repubblica Bari il sindaco della città ha dichiarato che i mezzi pubblici a Bari dovrebbero presto diventare quasi del tutto gratuiti per chi sceglierà l’abbonamento annuale, il cui prezzo passerà da 250 a 20 euro all’anno.

Non si conoscono ancora i dettagli, che il sindaco ha promesso verranno resi noti nei prossimi giorni, ma la novità dovrebbe essere applicata fin da subito e valere già per il 2023. Bari diventerebbe così «la prima città italiana ad adottare questa politica in favore della domanda di mobilità sostenibile, garantendo a tutti i cittadini l’accesso al trasporto pubblico locale».

È «una misura amica dell’ambiente e del portafoglio», ha commentato il sindaco, che ha sottolineato come l’obiettivo sia anche quello di «andare incontro ai bilanci delle famiglie». Lo scopo principale dell’iniziativa è però quello di incentivare chiunque abiti a Bari o ci si rechi abitualmente – per motivi di studio o lavoro – a spostarsi coi mezzi pubblici invece che con l’auto. Per questo il costo per utilizzare i mezzi pubblici sarà così basso per tutti, e non solo per i residenti o per chi ha redditi più bassi.

Fra l’altro l’iniziativa – che dovrebbe costare circa 5 milioni di euro – verrà finanziata non con i fondi del comune ma con i fondi del programma di sostegno alla mobilità del PON Città Metropolitane, un programma che prevede lo stanziamento di oltre 800 milioni di euro provenienti da fondi UE in 14 città metropolitane italiane con una distribuzione delle risorse che vede circa 90 milioni di euro per ciascuna città del Sud Italia e circa 40 milioni per quelle del Centro-Nord.

Un articolo di Icona Clima spiega invece come anche Genova stia facendo importanti passi avanti nella direzione dei mezzi pubblici gratuiti. Nel capoluogo ligure è già partita una sperimentazione che ha reso gratuito il trasporto pubblico locale in specifiche fasce orarie e in alcune tratte. Ma il sindaco Marco Bucci ha assicurato che i mezzi pubblici a Genova diventeranno completamente gratuiti nel 2024, anche se solo per i residenti. Sarà la prima città in Italia a farlo.

CHE COS’È IL LIPSTICK EFFECT?

Come mai l’incremento della vendita di rossetti è considerata una pessima notizia dagli economisti? Ce lo spiega un articolo di Francesca Biagioli su Greenme. “In Germania in questi giorni si sta parlando di un curioso fenomeno, noto come “lipstick effect”. Nel 2022 la vendita di rossetti nel Paese è salita alle stelle e c’è stato un vero e proprio “boom”: sono stati acquistati 8 milioni di rossetti, segnando un +16% nella vendita di questo cosmetico.

Ma dietro all’incremento negli acquisti di rossetto, secondo gli esperti, si nasconderebbe in realtà un segnale d’allarme. Infatti, quando le vendite di questo cosmetico sono in aumento, l’economia è spesso debole e si è nel bel mezzo di una crisi.

È uno di quegli effetti abbastanza difficili da comprendere, ma pare che fra crisi economica alle porte e boom nella vendita dei rossetti ci sia un legame molto forte. Quando la situazione è incerta e i soldi scarseggiano, le persone acquisterebbero più rossetti. Una possibile spiegazione è che, in una società in cui culturalmente buona parte della gratificazione è affidata al consumo, non potendo fare acquisti più grandi come automobili, case o viaggi, le persone con meno disponibilità economica si concederebbero più spesso piccoli lussi come può essere appunto un rossetto (per gli uomini un profumo).

Il fenomeno è noto appunto come “lipstick effect“ ed è già noto e studiato in quanto si è verificato più volte in passato, dagli economisti tedeschi, sempre in momenti difficili. Pensiamo ad esempio al 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, o al 2009 quando l’economia tedesca era in crisi.

In questo caso, però, ci potrebbe essere anche una seconda spiegazione, che pare altrettanto plausibile e che non avrebbe a che fare con la crisi economica ma con la pandemia e l’obbligo di indossare mascherine. Cosa che rendeva abbastanza superfluo mettere il rossetto (d+si dice così?) nei due anni precedenti. Staremo a vedere.

LA MORTE DI VIALLI (E LA SOLITA RETORICA DELLA LOTTA)

Come saprete, qualche giorno fa è morto Gianluca Vialli. È morto di cancro, una malattia che ha vissuto in maniera molto umana. Ma di nuovo, come ogni volta in cui muore un personaggio pubblico, soprattutto di cancro, soprattutto se era uno sportivo, è ripartita la solita retorica della lotta persa, della guerra, del guerriero, della battaglia. 

Ne abbiamo parlato da poco riguardo la morte di Sinisa Mihajlovic, stavolta mi affido alle parole di Cristiano Vella sul Fatto Quotidiano: “La lotta contro il cancro. Eh già: da Mihajlovic a Vialli la retorica della malattia come una partita, come un ring o un tatami o quel che sia dove c’è chi vince e chi perde. E soprattutto, in base a quella retorica dove la vittoria o purtroppo la sconfitta arriva dopo una lotta eroica che si conclude con qualcuno, il malato o la malattia, che è stato più forte dell’altro. Per carità nulla di male: è narrazione. Già, solo narrazione però: perché Mihajlovic era un guerriero vero, sì, in campo. Come Jonah Lomu, come Joe Frazier, ma la malattia non è marcare un avversario, scappargli via o buttarlo giù. È casualità, per lo più”.

L’esempio di Gianluca Vialli è probabilmente un manifesto proprio in questo senso: la normalità di una malattia che purtroppo entra nelle vite delle persone spesso e senza alcuna trama da romanzo epico, e che vede il malato non a petto in fuori a suonarle all’avversario invasore pronto a mostrarne lo scalpo, non a immaginarsi tributi all’eroe. Forse l’opposto. L’opposto, sì: perché non c’è nulla di epico nella normalità. Basterebbe leggere proprio Gianluca Vialli: “L’ho detto più volte, se mi mettessi a fare la battaglia col cancro ne uscirei distrutto”. Per poi spiegare con la consueta signorilità una road map fatta di cose piccole, normali. Come il pensare di voler sopravvivere ai tuoi genitori o di voler portare le figlie all’altare perché “non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene”, al punto da girare “col maglione sotto la camicia” per nascondere la magrezza, “perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano”.

Non offrire una dimensione di sofferenza per non soffrire ulteriormente, dunque, perché anche lo star male diventa un qualcosa con cui convivere e che non andrà via mostrando i muscoli: “Il cancro è un compagno di viaggio indesiderato, ma non posso farci niente” ha spiegato Vialli. E ha spiegato pure Vialli, e probabilmente insegnato, che con quel compagno di viaggio ci ha convissuto fin dal 2017, quasi sei anni dunque, che una convivenza così lunga non è – né può essere – roba da romanzo o da duello teatrale tra protagonista e antagonista, ma vita quotidiana: “La malattia non è esclusivamente sofferenza, ci sono dei momenti bellissimi. La malattia ti può insegnare molto di come sei fatto, ti può spingere anche più in là rispetto al modo anche superficiale in cui viviamo la nostra vita. La considero anche un’opportunità. Non dico che arrivo fino ad essere grato nei confronti del cancro, però non la considero una battaglia”.

L’articolo continua ancora un po’ e riprende varie citazioni delle recenti interviste in cui Vialli spiegava il suo rapporto con la malattia, che tutto era tranne che una battaglia. Devo dire che, per fortuna, questa volta ci sono anche diversi articoli che mettono in luce proprio questo aspetto, questa narrativa diversa, che forse è una delle eredità più profonde che ci lascia in dono Vialli.

FONTI E ARTICOLI

#Brasile
la Repubblica – Brasile, migliaia di sostenitori di Bolsonaro invadono il palazzo del Parlamento: scontri con la polizia. Lula: “Vandali fascisti”
il Post – La polizia brasiliana ha ripreso il controllo del parlamento e degli edifici governativi

#Ucraina
il Post – Il primo giorno del cessate il fuoco voluto dai russi è stato un fallimento
TGCom24 – Ucraina, lettera di 10 giornalisti ex corrispondenti di guerra contro la propaganda dei nostri media sulla guerra

#Messico
il Post – 29 persone sono state uccise nel corso della guerriglia urbana avvenuta giovedì in Messico dopo l’arresto di un figlio di “El Chapo”

#mobilità
Icona Clima – Mezzi pubblici quasi del tutto gratuiti: a Bari l’abbonamento costerà 20 euro all’anno

#effetto rossetto
GreenMe – Torna il “lipstick effect”, quella voglia di comprare rossetti che fa tremare mercati ed economisti

#Vialli
il Fatto Quotidiano – Gianluca Vialli, il cancro e la lezione contro la retorica della “lotta del guerriero”: la vera impresa eccezionale è essere normale
Vita – Aisla: «Grazie Gianluca, non molleremo come ci ha insegnato tu»

#Nikola Tesla
il Post – Di Nikola Tesla si parla moltissimo ancora oggi
Il Fatto Quotidiano – Nikola Tesla e la sua fama di supereroe della Scienza ostacolato dai poteri forti

#carceri
Vita – Lo Stato decida cosa fare delle carceri

#Pd #primarie
il Post – Nel PD si discute se fare le primarie anche online

#migranti
il Post – Perché è un problema che le navi delle ong sbarchino ad Ancona e non nel sud Italia

#Fukushima
il Post – Il settore nucleare del Giappone non riesce a ripartire dopo Fukushima

#Israele
Pressenza – Israele: diecimila in piazza contro la riforma della giustizia del governo Netanyahu

#isolamento termico
Rinnovabili.it – Il problema dell’Effetto rimbalzo che annulla i benefici dell’isolamento termico

#Usa #Camera
il Post – Kevin McCarthy è stato infine eletto speaker della Camera statunitense

#Pfas
The Guardian – Investors pressure top firms to halt production of toxic ‘forever chemicals’

#morte
GreenMe – Scienziati potrebbero davvero aver scoperto qual è l’ultima cosa che vediamo l’attimo prima di morire

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