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10:09 18 Giugno 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

Pubblicato MobilitAria 2026: perché usiamo così tanto l’auto privata? Ecco come uscirne

Il rapporto MobilitAria analizza tutto ciò che riguarda la mobilità – dall’inquinamento all’efficienza, dagli investimenti alla sicurezza – in Italia, che si conferma molto indietro rispetto alla media europea.

Autore: Redazione
mobilitaria

Pochi giorni fa è stata ufficialmente presentata l’edizione 2026 di MobilitAria, il rapporto annuale sulla qualità dell’aria nelle città italiane e sulla mobilità sostenibile realizzato da Kyoto Club – rete di organizzazioni impegnate nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, con l’Accordo di Parigi e con il Green Deal europeo – e dal Dipartimento Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del CNR.

Il corposo documento analizza le politiche di mobilità in atto nelle varie città, le abitudini dei loro abitanti e la qualità dell’aria che si respira. Se per quest’ultima voci i dati sono incoraggianti, il verdetto di MobilitAria sul tema della mobilità sostenibile è negativo, poiché – come conferma da anni la costante crescita del tasso di motorizzazione – gli italiani continuano a spostarsi prevalentemente con l’auto privata, con conseguenze fortemente negative in termini di inquinamento, congestionamento delle città e sicurezza stradale.

Per quanto riguarda le emissioni, ci sono delle confortanti novità: quelle legate alla mobilità – biossido di azoto e polveri sottili – sono in graduale diminuzione: per la prima volta nessuna delle grandi città italiane ha superato il limite di sforamenti di NO2, anche se dalla fine di quest’anno tali limiti dimezzeranno come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dunque sarà ancora più difficile rispettarli. Stesso discorso per le PM2.5: nessuno sforamento, ma limiti dimezzeranno. Meno incoraggianti ma comunque in diminuzione i numeri sulle emissioni di PM10.

Questi limiti non riguardano solo le emissioni. Come sottolinea anche MobilitAria, a tutti gli Stati membri sono richiesti notevoli sforzi – in particolare all’Italia, che su molti fronti è fra i paesi più arretrati – poiché gli obiettivi europei per il 2030 prevedono il raggiungimento di risultati molto ambiziosi, come quello posto dalla Vision Zero ovvero il dimezzamento dei morti sulle strade – nel 2025 in Italia si sono registrati 49 morti per milione di abitanti, dato in costante calo ma che non ha ancora raggiunto la media europea di 43 morti.

Il maggiore gap evidenziato da MobilitAria riguarda però il numero sproporzionato di auto private e l’eccessivo utilizzo che ne fanno gli italiani. Sicuramente c’è una componente culturale che incide sul tasso di motorizzazione, che nel nostro Paese tocca vette di 822 auto ogni 1000 abitanti contro una media europea di 578. Ma secondo Kyoto Club e CNR incide anche l’inadeguatezza delle alternative: il rapporto ha stimato una diminuzione di circa 4 miliardi di euro di finanziamenti nel periodo post-pandemico. Il dato dei posti disponibili ogni chilometro di trasporto pubblico restituisce un quadro chiaro: la media europea è di più di 10.000, mentre in Italia è appena sopra i 5.000.

Un aspetto è particolarmente preoccupante: quello della grande differenza fra centro e periferia. Le aree metropolitane, in particolare quelle del nord Italia, riportano una situazione tutto sommato positiva e in linea con i trend europei. Ma in alcune aree del sud Italia – anche grandi città come Napoli, Palermo o Bari – e soprattutto in tutte le aree periferiche, le aree interne e i paesi, le alternative all’auto privata sono insufficienti o del tutto inesistenti. MobilitAria parla di un “privilegio geografico” che rischia di creare fratture insanabili interne al territorio italiano.

Gli autori e le autrici del documento insistono molto sulla parte economica, sottolineando come gli investimenti si stiano rivelando insufficienti. Abbiamo detto della enorme contrazione delle risorse destinate al trasporto pubblico – MobilitAria stima che servano almeno 6,5 miliardi di euro per tornare ai livelli di quindi anni fa –, ma il dito è puntato soprattutto sulle recenti politiche per la mobilità e in particolare sull’ultima legge di bilancio, che – a fronte di progetti presentati dai Comuni per una cifra di 18 miliardi di euro complessivi – ha sostanzialmente azzerato le risorse destinate a bus, tranvie e metropolitane. Apprezzabili ma insufficienti i 2,4 miliardi di euro stanziati col Piano d’azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria 2025-2027.

MobilitAria suggerisce anche delle soluzioni. Per ogni macro-area vengono avanzate proposte e indicati gli ambiti in cui investire per recuperare il ritardo. Le priorità? Sicurezza stradale e nuovo codice della Strada a misura delle persone; riduzione degli spostamenti motorizzati privati in modo da non superare la soglia del 35% rispetto agli spostamenti totali; investimenti e programmazione su trasporto ferroviario locale e reti su ferro per il trasporto collettivo di massa nelle città; sostegno alla mobilità ciclabile e pedonale quadruplicando il chilometraggio delle piste ciclabili ed estendendo le aree 30; creazione di zone a basse emissioni; potenziamento dei servizi di sharing; ottimizzazione della logistica; elettrificazione di veicoli e servizi; riduzione di traffico e spostamenti con smart working e servizi di prossimità.

Vuoi approfondire?

Ascolta il nostro podcast Le città 30 e la mobilità del futuro.

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