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10:47 22 Giugno 2026 | Tempo lettura: 3 minuti

Una storia di accoglienza che funziona

Muneeb Shahzad è arrivato a Badolato, borgo calabrese noto per le sue politiche di accoglienza, nel 2014. La sua storia racconta cosa può fare un sistema di integrazione ben costruito.

Autore: Redazione
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Quando arrivò a Badolato, borgo medievale della provincia di Catanzaro, Muneeb Shahzad sapeva a malapena qualche parola di italiano. Aveva percorso la rotta balcanica dal Pakistan, lasciandosi alle spalle la famiglia – suo padre era stato sindaco della città di Gujrat – per cercare un futuro diverso.

Ai tempi aveva poco più di vent’anni. Il 17 giugno 2026, trentottenne, ha ricevuto formalmente la cittadinanza italiana presso la Delegazione Comunale di Badolato. La cerimonia si è tenuta alla presenza dei funzionari comunali e dei referenti delle associazioni locali, e ha rappresentato il punto d’arrivo di un percorso iniziato quattordici anni fa, in un luogo simbolo di integrazione e accoglienza.

Badolato infatti non è un luogo come un altro. Il 26 dicembre 1997, sulle coste del comune calabrese approdò la nave Ararat, trasportando 836 persone in condizioni disumane: fu quell’evento a segnare una svolta per il piccolo borgo, che era allora quasi completamente spopolato, con circa cinquecento abitanti per lo più anziani, dopo decenni di emigrazione verso le Americhe e il nord Europa.

Da quel momento, è nato il progetto pilota del Comune con il CIR, attraverso il quale sono stati acquisiti e ristrutturati alloggi da destinare ai rifugiati, dando avvio a una pratica di accoglienza strutturata che ha continuato nei decenni successivi. Badolato pratica l’accoglienza e la solidarietà a migranti e profughi provenienti da tutto il mondo da oltre venticinque anni, e il caso è stato raccontato da testate internazionali come BBC e National Geographic, mentre il regista Wim Wenders vi ha ambientato parte del cortometraggio Il Volo.

Su Italia che Cambia abbiamo seguito nel tempo le vicende del borgo, raccontando storie di accoglienza e rigenerazione comunitaria e il progressivo ripopolamento del centro storico da parte di nuovi abitanti, italiani e stranieri. Abbiamo anche raccontato la storia di una delle persone che era a bordo dell’Ararat e che ha ricevuto la cittadinanza italiana nel 2022.

Torniamo alla storia di Muneeb. Il ragazzo è stato ospitato a Badolato Borgo tra il 2014 e il 2018 nell’ambito del progetto SPRAR/SAI gestito dal Consiglio Italiano per i Rifugiati. In quegli anni ha completato l’intero percorso scolastico, ottenuto la patente B e seguito una formazione professionale come pizzaiolo finanziata dallo stesso progetto. Da quattro anni lavora stabilmente in una pizzeria di Soverato. I guadagni servono anche a mantenere la famiglia rimasta in Pakistan.

La strada, però, non è stata lineare. La prima richiesta di protezione internazionale presentata nel 2014 è stata rigettata dalla Commissione Territoriale di Crotone, e i successivi ricorsi al Tribunale e alla Corte d’Appello di Catanzaro non hanno avuto esito diverso.

La svolta è arrivata nel 2017, in occasione del ventesimo anniversario dello sbarco della nave Ararat: l’operatore legale del progetto SPRAR, Antonino Laganà, ha chiesto all’allora sindaco Gerardo Mannello di scrivere una lettera alla Commissione affinché Muneeb potesse essere riascoltato. L’istanza è stata accolta. In una nuova audizione, alla presenza della commissaria Valentina Gigliotti, gli è stata finalmente riconosciuta la protezione umanitaria, punto di partenza per il lungo cammino che avrebbe poi portato al permesso di soggiorno, al permesso per lungo-soggiornanti e infine alla cittadinanza.

Oggi Muneeb svolge anche il ruolo di mediatore culturale per i progetti “Incipit” e “SAI – C’era una volta a Badolato”, collaborando con il Tribunale di Catanzaro nell’assistere altri connazionali nelle pratiche relative ai permessi di soggiorno. «Diventare ufficialmente cittadino italiano è un onore e una responsabilità che porterò avanti ogni giorno con impegno e partecipazione attiva», ha dichiarato durante la cerimonia. «Sono orgoglioso di essere badolatese e vostro concittadino».

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