Durante l’emergenza caldo a Firenze viene abbattuto un bosco urbano
A Novoli, nella periferia fiorentina, è stato decimato un bosco urbano di due ettari. Un esempio di come sia urgente pensare strategie efficaci per adattarsi al cambiamento climatico.
Per dodici giorni Firenze – come buona parte delle città europee – è stata investita dal caldo estremo con temperature che hanno raggiunto i 40° e allerta rossa diramata dalle autorità comunali. È dell’altro ieri l’appello di Stefano Mancuno, che proprio presso l’Università di Firenze insegna arboricoltura ed etologia vegetale, ad aumentare la superficie alberata delle città per difenderle dalle temperature in aumento. Il capoluogo toscano però ha preso la via opposta, decimando il bosco urbano spontaneo di Novoli.
Nato e cresciuto spontaneamente nel corso degli ultimi quarant’anni, il bosco urbano di via Geminiani, nella zona nord-ovest della città, rappresentava un polmone verde importante dell’estensione di circa due ettari. Mesi fa l’inizio della fine: l’amministrazione comunale comincia a ricevere diverse segnalazioni su presunte situazioni di degrado, abbandono di rifiuti e trascuratezza dello spazio, di proprietà di un privato. Il Comune chiede allora di intervenire e la proprietà lo fa in maniera drastica, tagliando circa un centinaio di alberi ad alto fusto.
Sulla vicenda ha preso posizione l’associazione politica ecologista Ecolò, che in un comunicato sottolinea: “Anche quando si interviene su aree private, la progettazione deve essere coerente con le azioni di adattamento della città al cambiamento climatico, massimizzando e preservando il più possibile i contributi ecosistemici degli alberi, e in particolare dei rarissimi boschi esistenti in città. Nei prossimi giorni verificheremo se l’azione di abbattimento da parte del privato sia andata oltre rispetto a quanto richiesto e a quanto consentito dalle normative, a partire da regolamenti comunali fino alle normative regionali e nazionali di tutela ambientale e paesaggistica”.
L’amministrazione dal canto sua giustifica l’intervento con la necessità di garantire “sicurezza dal punto di vista sanitario, ambientale, sociale e non ultimo dal rischio incendi” e promette verifiche sulle modalità della proprietà di “ripulire” il bosco urbano. Se da un lato è comprensibile non lasciare inascoltate la segnalazioni della cittadinanza in merito a situazioni di spaccio e insediamento abusivo, dall’altro rimangono forti dubbi sull’efficacia della soluzione adottata e soprattutto su come – ammesso che sia possibile – si riesca a inserire in una politica di gestione del verde urbano consapevole.
Già nei mesi scorsi si sono infatti riaccese le polemiche per i lavori della nuova linea della tranvia, opera caldeggiata da chi si occupa di mobilità sostenibile ma nel cui ambito si inseriscono numerosi piani di abbattimento, ultimo in ordine di tempo quello di circa 80 alberi annunciato quest’inverno, che si somma alle più di mille piante già abbattute. Esempi che dimostrano quanto sia urgente la necessità di ripensare le nostre città ispirandosi a strategie efficaci di adattamento climatico.
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