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10:18 30 Giugno 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

Oggi chiude Wired Italia

Dopo 17 anni, Wired Italia cessa le pubblicazioni. L’ultimo editoriale sul sito, l’ultimo numero in edicola. Tra le motivazioni, anche l’intelligenza artificiale.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
chiusura wired

Wired Italia chiude i battenti. Il sito del magazine ha pubblicato oggi il suo ultimo editoriale, mentre in edicola dal 20 giugno c’è l’ultimo numero (il 11/9 della rivista mensile. Termina così un percorso editoriale iniziato nel 2009.

L’ultimo editoriale del direttore Luca Zorloni prende la forma insolita di una lettera al futuro: si rivolge a un lettore ipotetico che scoprirà l’archivio della testata molto tempo dopo la sua chiusura, chiedendosi se nel frattempo l’umanità avrà risolto la crisi climatica, messo l’intelligenza artificiale al servizio del bene comune o chissà, magari colonizzato la Luna.

La decisione era stata annunciata già il 16 aprile scorso dall’amministratore delegato di Condé Nast, Roger Lynch, che aveva scritto: «Per Wired in Italia stiamo pianificando di cessare le pubblicazioni. Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita degli altri nostri mercati, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Medio Oriente, Giappone e Messico».

Come nota nella sua newsletter su Substack un ex collaboratore della testata, Lorenzo Fantoni, l’annuncio era arrivato in una giornata particolare, diciassette anni dopo il primo numero e «esattamente nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti per il rinnovo del contratto, scaduto da dieci anni».

«Non è una coincidenza che si possa liquidare con un’alzata di spalle – scrive il giornalista -. Mentre le redazioni di tutta Italia si fermavano per chiedere equo compenso e tutele minime, Condé Nast annunciava via memo interno, firmato dal CEO Roger Lynch, titolo Brand and Technology Updates — che Wired Italia “non ha tenuto il passo con la crescita registrata in altri mercati”».

A pesare sarebbe stata soprattutto la motivazione economica: secondo Lynch, Wired Italia, insieme ad altre testate del gruppo coinvolte nella ristrutturazione (come Self e alcune edizioni locali di Glamour), rappresentava una quota di poco superiore all’1% del fatturato totale del gruppo editoriale, una percentuale considerata troppo bassa per giustificarne il mantenimento.

Nelle settimane successive sono seguiti i licenziamenti: 15 persone hanno perso il lavoro a Milano, tra giornalisti e grafici editoriali. Per la Fistel Cisl, si è trattato del «conto umano dell’ultima mossa di Condé Nast Italia», in una vicenda gestita, secondo il sindacato, senza alcun confronto sul futuro della redazione.

Un dettaglio della nota di Lynch ha pesato più degli altri: tra le ragioni della riorganizzazione tecnologica del gruppo, l’amministratore delegato ha citato esplicitamente il rapido progresso dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sulla capacità dell’azienda di innovare e sviluppare prodotti più rapidamente. Una testata che per anni aveva raccontato all’Italia l’evoluzione dell’IA si è trovata a chiudere anche per effetto di quella stessa trasformazione.

Nata nel 2009 sotto la direzione di Riccardo Luna, Wired Italia ha attraversato diciassette anni di racconto su scienza, innovazione, cultura digitale, economia, ambiente e diritti, affiancando al magazine cartaceo un sito, eventi come il Wired Next Fest e diverse iniziative editoriali. Diretta dal 2025 da Luca Zorloni, la testata aveva costruito negli anni un ecosistema che andava oltre il giornalismo tecnologico in senso stretto, occupandosi anche di temi etici e geopolitici legati alla tecnologia.

L’ultimo numero, intitolato «L’Italia che verrà», ha scelto di guardare al futuro invece che limitarsi a un bilancio nostalgico: un’edizione dedicata a ricercatori, imprenditrici e imprenditori, scienziati e innovatori italiani, costruita come ideale prosecuzione di quella prima copertina del 2009. Tra i contenuti, anche un’intervista doppia a due astronauti di riserva dell’Agenzia spaziale europea e approfondimenti su robotica e cybersicurezza.

Il caso Wired si inserisce in un ridimensionamento più ampio dell’editoria internazionale. Nel Regno Unito la BBC ha avviato la ristrutturazione più pesante dal 2011, con un piano che prevede tra i 1.800 e i 2mila tagli entro il 2029 e un risparmio fino a 500 milioni di sterline, già tradottosi nella cancellazione di alcuni programmi storici. Negli Stati Uniti, il Washington Post ha annunciato a febbraio il licenziamento di circa un terzo dei dipendenti, oltre 300 degli 800 giornalisti della redazione, con la chiusura delle sezioni libri e sport.

I modelli editoriali tradizionali sperimentano una difficoltà crescente a reggere la transizione digitale, tra costi crescenti, calo dei ricavi pubblicitari e impatto dell’intelligenza artificiale sulle redazioni. La chiusura di Wired Italia torna così ad animare il dibattito sul futuro dell’informazione.

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