Terremoto ai Campi Flegrei, la gente si ribella: “Oggi è il giorno della solidarietà, ma arriverà quello della rabbia”
Dopo il forte terremoto di venerdì 31 luglio nell’area dei Campi Flegrei, i comitati di residenti esprimono rabbia e rivendicazioni per come viene trattato il loro territorio, sfruttato invece che sostenuto.
“È successo un’altra volta. A distanza di due anni dalla prima forte scossa, dopo un anno e mezzo dal 13 marzo, il terrore e la paura sono tornati per tuttə lə abitanti dei Campi Flegrei. Una scossa, si dice, più forte o pari a queste, che solo per l’ennesima coincidenza fortunata non ha causato decessi e feriti gravi. Siamo ancora presə dagli aiuti ad amicə, persone in difficoltà sul territorio e il tempo per riflettere è poco. Ma quello della rabbia è arrivato da tempo”.
Sono queste le prime parole del comunicato diffuso dai comitati dei Campi Flegrei all’indomani dell’evento sismico di venerdì 31 luglio, quando la terra ha tremato a Pozzuoli, con scosse che si sono propagate in tutti i Campi Flegrei e sono state avvertite fino alla città di Napoli e al suo Golfo. Si stima che il terremoto abbia raggiunto la magnitudo di 4,7, superando per intensità tutte le scosse degli ultimi quarant’anni. Decine le persone ferite, con diversi codici rossi, e ingenti i danni alle strutture.
“Sono due anni che diciamo che c’è bisogno di interventi precisi, specifici: un piano di messa in sicurezza delle abitazioni, indagini sui suoli – come drammaticamente confermato dal crollo avvenuto sui Gerolomini –, pianificazione della macchina del soccorso”, proseguono i comitati. “Ieri notte la sola area di accoglienza attiva era alla ex-Base NATO, quella messa in moto dalla rabbia dellə abitanti di Bagnoli di due anni fa, quando forzammo i cancelli per trovare riparo per la notte”.
I comitati accusano politica e istituzioni, che dicono di “monitorare le conseguenze”, ignorando ancora una volta qualsiasi esigenza preventiva e qualsiasi necessità di ingenti investimenti da fare a monte. “In questa assenza scellerata migliaia di persone, soprattutto a Pozzuoli, sole, raccolgono i cocci, cercano di capire se potranno tornare a casa, chiamano parenti o amicə per farsi ospitare. Perché è questa l’unica soluzione lasciata: arrangiarsi, capire come risolversi il problema in maniera individuale. Lo Stato, in tutte le sue articolazioni, sa solo arrivare dopo a contare i danni e a raccontare scuse”.
Un altro capo d’accusa è quello che riguarda lo sfruttamento del territorio con progetti che rasentano l’ambito speculativo, come quello dell’America’s Cup, che ha scatenato l’ira degli abitanti di Bagnoli – location che ospiterà, nel 2027, la competizione velistica internazionale –, adirati per le procedure poco chiare e l’incompatibilità dei lavori funzionali alla competizione con quelli per la bonifica di alcuni siti contaminati. “I Campi Flegrei sono sotto un attacco speculativo senza precedenti. L’unico interesse non è per le 200.000 persone che vi ci abitano, ma per le opportunità economiche che potranno arricchire i pochi”.
Il terremoto dell’altro ieri ha riacceso la miccia della rabbia di una popolazione che è stanca di dover provvedere a sé stessa e doversi sentire abbandonata alle istituzioni: “Noi a questo non ci stiamo, non ci siamo mai stati. La popolazione flegrea è una comunità resistente. Oggi è il giorno della solidarietà e della vicinanza. Ma arriverà quello della rabbia e dell’organizzazione. Noi qui siamo natə e qui vogliamo vivere”, promettono in chiusura i comitati.
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