Chi c’è dietro l’irresistibile ascesa del generale Vannacci? – 6/7/2026
Due inchieste del Post ricostruiscono la carriera di Roberto Vannacci sollevando sospetti su un possibile sostegno russo; il ddl caccia procederà con iter ordinario alla Camera; il giardiniere Stefano Passerotti vince il platinum award al Singapore Garden Festival.
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Fonti
#Vannacci
Il Post – L’inizio della carriera politica di Vannacci è ancora un po’ un mistero
Il Post – La carriera militare di Vannacci non andò come lui la racconta
#DdlCaccia
Italia che Cambia – Niente procedura d’urgenza per il Ddl Caccia. Lipu: “vinta la prima partita”
#ModaSostenibile
Il Fatto Quotidiano – L’Ue vieta di distruggere i capi invenduti: l’auspicio è che i brand producano meno e meglio
#giardinaggio
Italia che Cambia – Stefano Passerotti ha vinto il Platinum Award al Singapore Garden Festival
Trascrizione episodio
Due articoli del Post hanno provato a ricostruire la storia di Roberto Vannacci. Vannacci, penso lo saprete, è il volto più recente dell’estrema destra italiana. È un ex generale dell’esercito, che ha fatto un successo stratosferico con un libro, è entrato in politica nella Lega e di recente ha fondato un suo partito, Futuro Nazionale, che sta andando molto forte nei sondaggi e secondo alcuni sondaggi avrebbe già superato la Lega.
La narrazione che Vannacci ha sempre fatto di se stesso è quella di un generale integerrimo, sempre pronto al sacrificio e al rischio per la patria, a cui è stato impedito di fare carriera nell’esercito per aver denunciato l’uso massiccio di uranio impoverito nella campagna in Iraq, ovviamente la sua denuncia non riguardava la sicurezza dei civili iracheni ma quella dei militari italiani.
Comunque, il Post ha ricostruito, con molta prudenza, la sua carriera militare, il suo successo editoriale e la sua discesa in politica, trovando diverse robe che non tornano e sono perlomeno sospette. Che fanno sospettare che l’operazione Vannacci non sia piovuta dal cielo, insomma, ma ci sia uno zampino, una spinta che arriva – forse – da fuori.
Cerchiamo di vederci più chiaro
Il mondo al contrario, il libro con cui Vannacci diventa improvvisamente una celebrità, esce su Amazon il 10 agosto 2023. Una data inusuale per pubblicare un libro, ad agosto non esce quasi mai niente perché le case editrici non pensano che sia un buon momento. Ma Vannacci non ha una casa editrice, il libro è autopubblicato su Amazon e quindi sceglie in autonomia – forse – la data.
Pensate a un personaggio sconosciuto, alla prima pubblicazione, senza nemmeno una casa editrice dietro. Che nella prima settimana, prima che la stampa iniziasse a parlarne come caso editoriale e per via dei suoi contenuti omofobi e razzisti, vende 20mila copie. Per chi non fosse avvezzo ai numeri dell’editoria in Italia è un numero talmente alto da essere inspiegabile. Sarebbero numeri altissimi anche per un autore affermato, ma per un esordiente, senza promozione, ad agosto, autopubblicato, sono, ecco, strani.
E nella seconda settimana, dopo che erano scoppiate le polemiche per i contenuti razzisti e omofobi, ne vende altre 73mila.
Il Post quindi è andato a scavare su come sia nata davvero questa storia. Il primo elemento curioso che emerge è che il progetto politico di Vannacci sarebbe cominciato molto prima del libro. Un suo ex collaboratore, Norberto De Angelis, racconta che già nel 2022, appena tornato dal suo incarico a Mosca, Vannacci gli avrebbe confidato l’intenzione di candidarsi alle europee, e che il libro sarebbe servito proprio a questo: a farsi conoscere. Aveva anche già avuto contatti con Fratelli d’Italia, in particolare con Tommaso Foti. Quindi, la storia del libro che fa un successo assurdo e Vannacci che si ritrova quasi per caso a diventare un politico, non è esattamente veritiera. Il libro era una operazione pianificata proprio per fare carriera politica. Ma se è così, come faceva Vannacci a immaginare di fare successo uscendo con un’autopubblicazione su Amazon?
E qui arriviamo al secondo pezzo, quello sulla carriera militare di Vannacci, che secondo il Post non sarebbe andata esattamente come lui l’ha sempre raccontata. Vannacci ama presentarsi come il militare che ha avuto il coraggio di denunciare, da solo, un’ingiustizia contro i suoi commilitoni. Nel giugno del 2020 depositò un esposto alla procura di Roma sull’uso di uranio impoverito in Iraq durante la missione a cui aveva partecipato.
A parte che i numeri riportati da Vannacci sull’uso massiccio di uranio impoerito durante quella missione sono molto molto alti, da sembrare inverosimili (nel senso è possibile che sia stato usato, e già di per sé è una cosa grave, ma probabilmente non nelle proporzioni denunciate da Vannacci), ma il fatto è che Vannacci denuncia la cosa due anni dopo essere tornato da quella missione, e poche settimane dopo aver scoperto che non avrebbe mai potuto salire oltre il grado di generale di divisione.
Cioé: lui racconta che gli è stato impedito di fare carriera perché aveva denunciato, quindi perché troppo integerrimo. La sequenza temporale sembrerebbe mostrare invece il contrario: la sua carriera aveva già raggiunto il massimo, per una questione banalissima di punteggi e graduatoria e non per ritorsioni legate alla denuncia, e solo quando ciò gli è stato comunicato lui ha deciso di sporgere denuncia.
Comunque fatto sta che dopo la denuncia Vannacci, che a quel punto è sì, per davvero, inviso a un pezzo di vertici militari, viene inviato fra il 2021 e il 2022 come addetto militare all’ambasciata italiana a Mosca, un incarico comunque prestigioso, ma che è lontano dalle operazioni militari che contano, almeno al momento del trasferimento, e che lui stesso vive come un declassamento.
Diversi funzionari dell’ambasciata, sentiti dal Post sotto anonimato, raccontano che in quel periodo Vannacci fosse piuttosto ben disposto verso il regime di Putin: partecipava con entusiasmo agli eventi mondani organizzati dalle istituzioni russe, e aveva vari ammanicamenti.
Poi c’è l’attacco russo all’Ucraina. E 3 mesi dopo, viene rimandato in Italia dopo che l’italia decide di espellere trenta funzionari dell’ambasciata russa e a quel punto la Russia, per ritorsione, annunciò che entro 5 giorni 24 dipendenti dell’ambasciata italiana a Mosca avrebbero dovuto lasciare il paese. Fra questi c’è Vannacci.
Leggo sul Post: “Qualcosa nel modo di agire di Vannacci deve aver indispettito gli alti comandi della Difesa. E infatti poco dopo il suo ritorno, scaduto formalmente il suo mandato, venne delegato a un incarico del tutto marginale, specie per uno col suo curriculum, con una scelta che lo stesso Vannacci ritenne umiliante e punitiva, secondo quanto confessò ai suoi amici in quel periodo. Venne nominato direttore dell’Istituto Geografico Militare, l’organismo che si occupa di realizzare mappe geografiche per l’esercito e per le altre istituzioni della Repubblica”.
Fu in quel momento che decise di iniziare a scrivere il libro Il mondo al contrario. E qui torniamo all’inizio, al successo clamoroso e a tutto quello che ne è seguito.
Gli articoli del Post messi assieme, pur senza dirlo in maniera troppo esplicita, di fatto fanno emergere un’ipotesi che non suona assurda. Che dietro il successo prima editoriale e poi politico di Vannacci ci sia proprio la Russia. E a quanto pare ne sono convinti diversi politici dentro il parlamento e diversi militari nell’esercito. È una voce che circola con insistenza fin da subito. Che il cremlino abbia spinto il libro, non si sa bene come, o fatto acquisti diretti, in modo da farl oblazare in vetta alle classifiche.
Le altre ipotesi in ballo sono che la scelta di pubblicare ad agosto sia stata stranamente vincente, perchè non c’è concorrenza e quindi basta vendere poche copie per poi andare in testa alle classifiche e quindi essere favoriti dagli algoritmi, o che Vannacci abbia organizzato un acquisto massiccio interno all’esercito, ma nessuna delle due sembra giustificare quei numeri da record assoluto.
Va detto che non ci sono prove al momento. Solo un bel po’ di sospetti.
C’è una novità importante sul ddl caccia. Ne abbiamo parlato su ICC, vi leggo direttamente dlala nostra news: “La riforma della legge sulla caccia cambia passo alla Camera dei deputati. Dopo il via libera del Senato e le ipotesi di un’approvazione rapida, in Commissione Agricoltura il testo sarà esaminato con procedura ordinaria, senza corsia d’urgenza. Una scelta maturata dopo le critiche di associazioni ambientaliste, opposizioni e mondo scientifico”.
“L’ipotesi di un iter accelerato era stata evocata da alcuni esponenti del centrodestra dopo il via libera del Senato, quando si parlava di chiudere l’iter alla Camera “prima dell’estate e forse addirittura entro luglio. Ma le grosse proteste e le spaccature interne anche alla maggioranza hanno fatto propendere quest’ultima per un cambiamento di linea”.
In pratica il governo avrebbe voluto applicare – pare – la cosiddetta procedura d’urgenza, ovvero uno strumento che consente di comprimere il tempo sia nelle Commissioni, che della sua discussione in Aula. Ma le pressioni arrivate un po’ da tutte le parti sembrano aver avuto effetto, nel dissuadere il governo. Quindi sarà procedura ordinaria. Il che significa che se ne riparlerà a settembre in teoria. A meno che il governo non abbia intenzione di tentare un blitz ad agosto.
Quando dico pressioni da tutte le parti, intendo dire proprio da tutte le parti. Ovviamente ci sono le campagne e raccolte firme delle organizzazioni ambientaliste, il WWF ad esempio ha lanciato una petizione che ha già raggiunto circa 400mila firme! Che sono tante eh. Poi c’è una gran parte del mondo scientifico e della ricerca, c’è l’Ue che sospetta che la legge infranga le direttive uccelli e habitat, c’è Mattarella che ha già mandato diversi messaggi, c0è una spaccatura interna alla maggioranza e ci si è messo persino il Papa, oltre a una stragrande maggioranza del Paese contrario alla caccia.
Una situazione talmente chiara nella sua contrarietà alla caccia trasversale a quasi tutti i settori della società che viene da chiedersi come sia anche solo possibile che questa legge sia in discussione.
Prova a rispondere a questa domanda Marco Cappato, dal suo canale Substack. Voglio leggervi quasi tutto l’articolo perché l’ho trovato molto interessante sia nella sua ricostruzione storica che nella sua lettura sui possibili rimedi. Si chiama “Sulla caccia, la democrazia ha fallito?”
“Quando ero ragazzo la caccia era un tema di scontro politico. L’alternativa sembrava essere tra vietarla definitivamente e lasciare che si estinguesse per scarsità di cacciatori. Poi silenzio, per anni. Ora la caccia torna perché il Governo Meloni la vuole addirittura estendere. Com’è possibile che siamo arrivati a questo punto? Per rispondere dovremmo partire da un dato: gli italiani sono sempre più contrari alla caccia”.
Cappato racconta poi che un momento chiave è stato il referendum promosso da Radicali, Verdi e ambientalisti per limitare la caccia che non raggiunse il quorum (43% di affluenza contro il 50% richiesto), pur avendo il 92% dei voti favorevoli tra chi si era espresso. Da allora, sostiene, il quorum è diventato uno strumento sistematico per affossare i referendum tramite l’astensionismo.
“Si sarebbe potuto ingenuamente pensare che la caccia fosse comunque una pratica del passato, destinata a scomparire. La sua difesa pubblica non verteva più sulla pratica in sé, ormai indifendibile davanti all’opinione pubblica, ma sul patrimonio culturale che le veniva indirettamente attribuito. Un po’ come chi in Spagna ancora difende la corrida. Il cacciatore veniva così presentato come un ecologista sui generis, col fucile in mano. Pur non aderendo a questa linea di pensiero, se così possiamo chiamarla, devo ammettere che io stesso ho finito per ritenere la questione ormai superata, irrilevante se paragonata all’impatto degli allevamenti intensivi, sia per numero di animali uccisi, sia per gli interessi economici sottostanti”.
Poi invece è arrivato lui. Il ministro Lollobrigida
Cappato elenca le varie battaglie di retroguardia condotte dal ministro e poi parla della caccia: Ora “Lollo” si è dato alla caccia, aggravando lo schema: farsi portatore della posizione di un gruppo ultraminoritario, quello dei cacciatori, e andare frontalmente contro l’interesse generale dell’opinione pubblica. Preciso che la legge non porta la sua firma, quella è dei capigruppo di maggioranza al Senato, ma è lui il volto politico che l’ha voluta e promossa, partecipando per mesi agli eventi delle associazioni venatorie.
Ma com’è possibile che, in democrazia, un politico (addirittura un Governo), preferisca servire un’ interesse minoritario contro una posizione largamente maggioritaria? Eppure è possibile.
La mia risposta, andando giù piatto, è che tutto ciò è possibile perché non c’è democrazia. O almeno, non ce n’è abbastanza per fare prevalere l’interesse generale su quelli particolari. Gli interessi particolari sono ben organizzati, sovrarappresentati nella politica e nell’informazione e in un’informazione dominata dal marketing elettorale. L’interesse generale, invece, è figlio di nessuno [E’ una dinamica che in letteratura viene chiamata tragedia dei commons].
Da questo punto di vista è emblematico come lo strumento che servirebbe a realizzare la volontà della maggioranza dei cittadini, cioè il referendum, sia stato disinnescato dalla combo di astensionismo e di quorum. E proprio a partire dal tema della caccia.
Quindi veniamo alle alternative: “L’alternativa a questa democrazia disfunzionale che premia le clientele c’è: affiancare alla democrazia rappresentativa robuste dosi di democrazia partecipativa, che consentano all’interesse generale di esprimersi anche sui temi che non sono decisivi per determinare l’esito delle elezioni. E affiancare agli algoritmi commerciali dei social delle piattaforme per la partecipazione civica. Ne ho scritto e ne scriverò così tante volte che mi fermo qui,
Nell’immediato, invito a aderire a qualsiasi iniziativa della quale veniate a conoscenza per fermare la furia venatoria di Lollobrigida e del Governo Meloni tutto.
La prima è che Stefano Passerotti, il famoso giardiniere fiorentino che stava partecipando a uno dei concorsi più importanti al mondo a Singapore e che ha su Italia che Cambia la rubrica Il punto di rugiada, ha vinto il platinum award appunto al Singapore Garden Festival. Un riconoscimento prestigiosissimo in un concorso che riuniva i migliori giardinieri al mondo, una edizionebest of con una gara fra chi vavea già vinto in passato.
La seconda notizia è che il 19 luglio entrerà in vigore una delle misure più simboliche del regolamento europeo Ecodesign per prodotti sostenibili, approvato nell’estate 2024. Che vieta alle aziende di moda di distruggere l’invenduto. Una pratica diffusissima che permette alle aziende di sovraprodurre e stimolare costantemente la domanda con collezioni nuove ogni tot, direi ogni anno, ma ormai anche ogni mese, in alcuni casi settimane. Vietare di distruggerlo secondo l’Ue dovrebbe spingere a ridurre la produzione. Interessante.
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