Chi rifornisce di energia un genocidio? – Rassegna stampa sarda settimanale
Come la Sardegna finanza il genocidio in Palestina; proteste al CAS; fine del progetto di Cala Finanza.
Trascrizione episodio
Nel giugno 2025 il 17% di tutte le importazioni di petrolio israeliane è transitato dalla raffineria Saras di Sarroch. Lo documenta il rapporto “Soffocare la macchina bellica: Vitol fornisce petrolio per il genocidio”, pubblicato dal Palestinian Institute for Climate Strategy (PICS) e da Disrupt Power, e presentato a Cagliari in settimana. L’indagine ricostruisce come Vitol, società olandese è un colosso petrolifero, il più grande trader indipendente di petrolio al mondo, utilizzerebbe la raffineria sarda per aggirare le pressioni internazionali e continuare a rifornire l’economia di guerra israeliana. A organizzare la presentazione sono state diverse organizzazioni locali a partire dai Giovani Palestinesi, Ultima Generazione, Potere al Popolo Sardegna, Unigcom, USB Sardegna, Associazione Sardegna Palestina, Unica per la Palestina e la Global Sumud Sardigna, realtà impegnate nel territorio sardo nel supporto alla causa palestinese. Uno dei punti critici evidenziato dal rapporto, quello che maggiormente vede coinvolto il territorio sardo, riguarda come anticipato la recente acquisizione da parte di Vitol della raffineria Saras SPA di Sarroch, acquisizione che l’avrebbe resa un nodo logistico critico nelle catene di approvvigionamento che alimentano il militarismo e il genocidio. Sto leggendo direttamente dal dossier – che è inoltre scaricabile online – il quale riporta come nel giugno 2025 la raffineria sarda sarebbe stata responsabile di circa il 17% di tutte le importazioni di petrolio in Israele, circa invece il 10% per quanto riguarda i mesi di luglio e agosto dello stesso anno. Centrale sarebbe soprattutto sempre per quanto riguarda la raffineria sarda, il fatto che è qui che le società possono continuare a instradare il greggio verso Israele pur prendendo formalmente le distanze dalle vendite dirette. Lascio però direttamente la parola all’attivista Samed Ismail che abbiamo incontrato durante la presentazione del dossier e che ci ha spiegato quali siano gli elementi cruciali di un’infrastruttura energetica che alimenta un sistema di apartheid, genocidio ed espansione coloniale e che vede ancora una volta la nostra isola direttamente coinvolta.
Fonti:
La Sardegna snodo del petrolio per il genocidio
Soffocare la macchina bellica
Leggo ora da Unione sarda che riporta come in settimana, una protesta ha interessato il Centro di accoglienza straordinaria per persone migranti di Villanovaforru, ospitato nell’ex Hotel I Lecci. Protestavano per il razionamento dell’acqua, lamentando le precarie condizioni all’interno della struttura. Alla protesta avrebbero partecipato una quarantina di persone su oltre cento ospiti. Come riporta il giornalista Enrico Fresu, il sindaco del paese della Marmilla, Maurizio Onnis, ha scritto in merito alla prefetta di Cagliari, Paola Dessì, per denunciare i paradossi del sistema dell’accoglienza. La precisazione del primo cittadino è rigorosa: «Il problema non sono i migranti», ha ribadito. “Al di là delle questioni legate l’approviggionamento idrico della struttura stessa, che non rientrano nelle competenze del comune, sottolineo che 115 migranti costituiscono una presenza sproporzionata per una popolazione di 550 persone. E sottolineo ancora – ha aggiunto sempre Onnis – che il problema non sono i migranti, ma le leggi di uno Stato né capace né minimamente interessato a integrare chi arriva da un altro mondo in cerca di una vita migliore”. Una vicenda che riporta al centro una domanda che attraversa da anni il sistema dell’accoglienza: se accogliere significa semplicemente collocare persone in una struttura, senza investire davvero in inclusione, servizi e relazioni con il territorio, sensibilizzazione, allora il rischio è che a pagare siano tutti; le comunità che ospitano, le persone accolte e la possibilità stessa di immaginare un’accoglienza diversa.
Cala il sipario su Cala Finanza. Leggo da Sardinia Post che riporta come anche la Zes ha rinunciato al progetto sul territorio. È l’ultimo atto di una storia che ha scatenato una mobilitazione generale contro l’ipotesi di trasformazione in senso turistico dell’area. Il capo del Dipartimento per il Sud, con una nota ha revocato l’autorizzazione alla Tavolara Bay srl, dopo aver preso atto che il consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo aveva proceduto, a sua volta, a ritirare la delibera del 25 novembre scorso in cui concedeva la trasformazione dell’area dove insiste Villa Joy da zona H a zona F2. Insomma, come scrivono su Sardinia Post alla fine ha prevalso il buon senso. In merito abbiamo un commento chiesto alla giornalista e direttrice di Olbia.it Angela Deiana Galiberti che ha seguito ampiamente la vicenda raccontandola attraverso una serie di approfondimenti, sempre su Olbia.it.
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