Germania, trionfa l’AfD: l’estrema destra può governare la Sassonia-Anhalt? – 7/9/2026
In Germania l’AfD vince le elezioni in Sassonia-Anhalt col 44% dei voti; a Taranto 2.500 lavoratori dell’indotto ex Ilva ricevono lettere di licenziamento; il collettivo Autistici/Inventati chiude dopo le sanzioni USA; è morto lo scrittore e agricoltore Wendell Berry.
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Fonti
#Elezioni Sassonia-Anhalt
Il Post – C’è un’elezione molto importante in Germania
Euronews – Germania, i risultati delle elezioni in Sassonia-Anhalt in diretta: affluenza record, trionfa l’Afd
Linkiesta – La vittoria dell’AfD in Sassonia Anhalt è arrivata già prima del voto
Sky TG24 – Elezioni Germania, Afd trionfa in Sassonia-Anhalt. Crolla la Cdu
#Ilva
Il Post – È stato avviato il licenziamento di 2.500 lavoratori dell’indotto dell’ex ILVA Il
Fatto Quotidiano – Ex Ilva Taranto, licenziamento per 2.500 lavoratori dell’indotto
LaPresse – Ex Ilva, le aziende dell’indotto mandano 2500 lettere di licenziamento
#AutisticiInventati Autistici/Inventati – A/I chiude: restare umani Il Post – Stati Uniti, sanzioni ad Autistici/Inventati per Palestine Action
#WendellBerry
Tempi – Wendell Berry, il contadino poeta che metteva cielo, terra e uomo al posto giusto
RAN – Rete per l’Agricoltura Naturale – Pagina Facebook
Trascrizione episodio
Ieri si votato in uno stato federale tedesco, la Sassonia-Anhalt, in delle elezioni considerate molto importanti. Ad essere sotto la lente d’ingrandimento era in particolare il risultato dell’Afd, il partito di estrema destra che, si diceva, poteva per la prima volta vincere delle elezioni importanti e forse persino governare. O meglio, sul fatto che vincesse non c’erano dubbi, i sondaggi davano l’AFD primo partito con circa il 40% dei voti, il doppio della CDU che era data come probabile seconda.
Quindi come sono andate? Posso dire? Non benissimo. L’estrema destra ha persino superato le aspettative, ha preso circa ill 44% dei voti.
La CDU, il partito di centrodestra del cancelliere Friedrich Merz, circa il 18 per cento e la Linke, di sinistra, è attorno al 9 per cento, mentre dovrebbero passare la soglia di sbarramento del 5% anche i socialdemocratici e i Verdi. Fra l’altro l’affluenza è stata record, attorno al 75-80 per cento (l’ultima volta, nel 2021, era stata del 60 per cento).
La domanda principale che adesso si stanno facendo tutti è: riuscirà a governare? Perché in Germania tutti gli altri partiti hanno messo in campo quello che viene chiamato dai media Cordone sanitario contro l’avanzata dell’estrema destra. Ovvero un patto di non alleanza. Tutti tranne uno. Ovvero il partito populista di sinistra Sahra Wagenknecht, che ha posizioni politiche antisistema e, come le definiscono i giornali, rossobrune, e che non è detto che appunto non possa governare con l’AFD.
Fra l’altro, lo stesso cordone sanitario potrebbe essere stato un ingrediente del successo di AFD, perché ha consentito alla sua stessa Alice Weidel di raccontare che “il sistema” li sta escludendo a prescindere dal voto, alimentando lo stesso sentimento anti-establishment su cui AfD prospera. Oltre a ciò ha pesato la retorica populista, anti immigraizone e soprattutto il contesto sociale di una delle regioni più povere e depresse della Germania, un’area ex industriale, ad alto tasso di immigrazione. Dove l’AFD ha proliferato nel vuoto non solo di lavoro e di ricchezza, ma anche di identità, lasciato dall’abbandono delle industrie. Perché comunque anche un’indentità di merda, come può essere un’identità inquinata e malsana di una città industriale è sempre meglio di nessuna identità. Se vi interessa approfondire avevo dedicato al tema una puntata di Entangled di qualche settimana fa, ve la lascio fra le fonti.
Questo tema, di cui si discuterà nelle prossime settimane, dipenderà quindi soprattutto da quanti voti hanno preso i partiti più piccoli e da come si alleeranno. Inoltre diversi giornali riportano che in diverse città tedesche si sono svolte proteste contro l’Afd: a Francoforte sul Meno, secondo i dati della polizia, circa 2.500 persone hanno manifestato per chiedere che venga valutata la possibilità di avviare una procedura di messa al bando contro l’Afd. Anche a Berlino, in serata di ieri, centinaia di persone sono scese in strada con richieste simili. E lo stesso è successo a Magonza. Detto ciò, fa parecchio effetto vedere l’estrema destra prendere il 45% dei voti, in Germania. Non era mai successo dal secondo dopo guerra in poi.
Proseguono le vicende turbolente dell’ex Ilva di Taranto. Nei giorni scorsi ventotto aziende dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto hanno avviato procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori. Quindi parliamo non di dipendenti diretti dell’Ilva ma di dipendenti delle aziende che lavorano intorno al grande stabilimento, ne gestiscono appalti, manutenzione, logistica, servizi vari.
Ma facciamo un passo indietro, perché per capire cosa sta succedendo bisogna ripercorrere gli ultimi mesi. L’ex Ilva attraversa da anni un declino probabilmentre irreversibile. La gigantesca acciaieria è da sempre controversa, e se dava e da lavoro a migliaia di persone, al tempo stesso ha reso diverse zone di Taranto invivibili per l’inquinamento, fatto ammalare migliaia di persone e distrutto interi comparti.
Dopo passaggi di proprietà blocchi giudiziari, arresti e una serie infinita di vicissitudini, a fine luglio la Corte d’Appello di Milano ha emesso – non è la prima volta – un decreto che ordina la sospensione dell’area a caldo dello stabilimento — cioè altoforni e acciaierie, il cuore pulsante della produzione — entro il 27 ottobre. Il motivo questa volta è la presenza di amianto negli altoforni, quindi un problema di sicurezza e salute, non solo ambientale. Il raffreddamento naturale del primo altoforno dovrebbe iniziare già dal 16 settembre.
Ilva e Acciaierie d’Italia — cioè chi possiede gli impianti e chi li gestisce — sostengono che se l’altoforno si spegne, non si riaccende più, per ragioni tecniche e di costi. Per questo hanno presentato ricorso alla Cassazione e chiesto la sospensiva alla stessa Corte d’Appello, la cui udienza è fissata per domani, 8 settembre.
Quello che ci attende domani, in pratica, è un bivio giuridico e industriale insieme: da una parte una sentenza che tutela salute e ambiente. Se la sentenza, arrivata anche grazie all’azione di cittadini e genitori tarantini che si erano costituiti parte civile, sarà confermata, potrebbe segnare ufficiosamente la fine dell’ex Ilva.
Intanto molte aziende hanno già iniziato le procedure di licenziamento, a dimostrazione che considerano il declino dell’Ilva ormai inevitabile.
Non so immaginare cosa passi per la testa dei tarantini, che da un lato vedono forse avvicinarsi la fine di un incubo collettivo, della fabbrica dei veleni, dall’altro temono per il futuro di migliaia di persone e famiglie che da quell’azienda comunque dipendono. Probabilmente poteva essere gestita diversamente questa fase, con piani di transizione ordinata. Invece in una società in cui il fallimento e la chiusura sono un tabù, quello che ha fatto il governo è stato continuare a raccontare la storia di piani di transizione, di potenziali acquirenti e così via, di fatto abbandonando queste persone al loro destino.
Intanto il collettivo italiano Autistici/Inventati ha annunciato la chiusura dopo l’attacco dell’amministrazione Usa. Autistici/Inventati è questo collettivo nato nei primi anni Duemila con l’obiettivo di creare un’infrastruttura informatica indipendente per il movimento antagonista, altermondialista di sinistra. In pratica offriva gratuitamente indirizzi email, hosting per siti web, blog, newsletter e altri servizi digitali a chiunque facesse attivismo politico e sociale, senza passare per i grandi provider commerciali (tipo Google, tanto per dire) che raccolgono dati e possono essere soggetti a pressioni legali o governative.
Il suo momento più noto nella storia italiana è legato a Indymedia, la rete internazionale di giornalismo indipendente e “dal basso” nata a fine anni Novanta, che durante il G8 di Genova del 2001, aveva una redazione proprio dentro la scuola Diaz. I materiali raccolti e documentati lì dentro sono stati importanti proprio per ricostruire cosa accadde quella notte.
A/I ha annunciato la chiusura, dopo che il 26 agosto l’Amministrazione USA gli aveva imposto sanzioni antiterrorismo (incluso il congelamento beni negli USA, divieto di transazioni per cittadini americani, il sito era finito offline). L’accusa, unilaterale, era di aver supportato con i propri servizi il PKK, considerato dagli Stati Uniti organizzazione terroristica.
La misura rientra in una strategia dell’amministrazione USA di spostare il contrasto al terrorismo verso gruppi di estrema sinistra, dopo il precedente del 2025 quando Trump aveva designato Antifa come “organizzazione di terrorismo interno”.
Poco dopo Banca Etica aveva notificato all’organizzazione che avrebbe potuto dover chiudere il suo conto in banca, per non rischiare di incorrere essa stessa in sanzioni. Una decisione comunque anche criticata.
Il collettivo ha motivato la chiusura dicendo che continuare a operare in questo clima sarebbe un pericolo per gli utenti e le comunità coinvolte. La chiusura rappresenta un duro colpo e la fine di un’infrastruttura storica dell’attivismo italiano — uno di quei soggetti che per vent’anni ha garantito, a chi fa attivismo, uno spazio digitale pensato apposta per essere fuori dalla portata di controlli e censure. Ed è un segnale pericoloso.
Il 31 agosto è morto un personaggio celebre nel mondo dell’agricoltura naturale. E voglio leggervi e poi farlo ascoltare come lo ha ricordato proprio la RAN, la rete di agricoltura naturale.
«Certo, possiamo farlo. Ma dovremmo farlo? E cosa facciamo con le conseguenze?». È una delle domande che Wendell Berry ha continuato a porsi per tutta la vita, prima di lasciare il corpo pochi giorni fa, a 92 anni.
Scrittore, poeta, saggista, ambientalista, ma soprattutto contadino, pare che al telefono facesse spesso rispondere un familiare. Quando uno sconosciuto chiedeva di lui, la domanda era: «Cerca lo scrittore o il contadino?». Se la risposta era «lo scrittore», la telefonata finiva lì.
Per decenni, Wendell Berry è stato una delle voci più profonde e radicali nel mettere in discussione il rapporto della società contemporanea con la terra, il lavoro, la tecnologia, le comunità e il concetto stesso di progresso.
Autore di oltre cinquanta libri, tra cui “Jayber Crow”, “Hannah Coulter” e il saggio “Mangiare è un atto agricolo”, nel 1965 lasciò New York e tornò nel Kentucky, dove era nato, per vivere e lavorare in una piccola fattoria. Da allora, la sua riflessione sul mondo rurale e il suo impegno nei campi hanno proceduto insieme.
Berry incontrò Fukuoka quando quest’ultimo viaggiò negli USA. Pur provenendo da storie e culture diverse, tra i due c’è una consonanza difficile da ignorare: la diffidenza verso l’idea che tutto ciò che è tecnicamente possibile sia desiderabile, la critica a un’agricoltura che riduce la terra a mezzo di produzione, la ricerca del limite, la convinzione che il modo in cui si coltiva non possa essere separato dal modo in cui si sceglie di vivere.
La RAN saluta Wendell Berry omaggiandolo con un breve video tratto da un Radici&Visioni del 2025, nel quale Ezio Maisto legge per la prima volta un adattamento della sua poesia più famosa: “Manifesto del Contadino Impazzito”.
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