8 Set 2022

La peggior campagna elettorale di sempre – Io Non Mi Rassegno #578

Tante polemiche, poche idee, nuovi mezzi di comunicazione, solite facce. Siamo davvero di fronte alla campagna elettorale peggiore di sempre? E cosa ci dice questo sulla salute della nostra della democrazia, e della democrazia in generale?

Questa è la prima di due puntate speciali sulle elezioni. È dedicata alla campagna elettorale e alle sue assurdità, come si evince dal titolo, mentre la seconda uscirà la prossima settimana e sarà più incentrata sull’analisi dei programmi elettorali, con un’attenzione particolare alle proposte su clima e ambiente.

LA PEGGIOR CAMPAGNA ELETTORALE DI SEMPRE

Allora, vi faccio una premessa: non amo particolarmente seguire la politica italiana. Lo faccio, per mestiere, ma non mi piace. Credo che il mio, più che un disinteresse generale verso la politica, sia una sorta di rigetto verso il monopolio che la politica nostrana ha sui nostri media. Un monopolio fatto di non notizie, come ci ricorda spesso Daniel Tarozzi, di dichiarazioni, di gossip politico, che mi ha sempre annoiato e a volte nauseato. 

Premesso questo mio pregiudizio, devo dire che difficilmente mi è capitato di assistere a una campagna elettorale con contenuti così poveri, che perdipiù si perdono in mezzo a un chiacchiericcio scandalistico, e condotta nel nome di tutto è concesso.

Tipo la storia di Giorgia Meloni che pubblica il video di uno stupro a Piacenza subito da una donna ucraina ad opera di un richiedente asilo originario della Guinea, con lo scopo di ribadire il solito tacito assunto immigrato=potenziale stupratore. Senza considerare che così facendo esponeva anche la vittima – che già aveva subito una delle cose peggiori che possano capitare nella vita – ad una seconda violenza, alla gogna mediatica, tant’è che la donna ha affermato di essere successivamente stata più volte riconosciuta.

Salvini, dal canto suo, ha puntato forte sulla sua matrice e appartenenza cattolica, al punto da presentarsi, durante un collegamento televisivo, all’interno di uno studiolo completamente addobbato con cristi, madonne, santini, padri pii con una ridondanza barocca che sfociava nel ridicolo.

Se la destra ha puntato come al solito sui suoi cavalli di battaglia come immigrazione e religione, famiglia tradizionale, il PD ha risposto con il suo cavallo di battaglia: lo spauracchio del fascismo. Il che da un certo punto di vista è un tema ancora più vuoto. Nel senso che nella lotta all’immigrazione e nelle sparate conservatrici/cattoliche c’è almeno un’idea politica di fondo, un’idea di società, che poi possiamo anche ritenere sbagliata o riprovevole, ma c’è. Nell’agitare lo spauracchio del fascismo, l’unico messaggio che passa è “votateci perché gli altri sono peggio, sono brutti e cattivi. 

Poi possiamo riflettere sul fatto che esista o meno una minaccia o una deriva fascista, ma fa impressione che chi si propone come alternativa a questa minaccia abbia come principale messaggio il non fascismo.

Questa strategia del Pd viene confermata anche dal videomessaggio che Letta ha inviato ai propri candidati Pd, in cui dice esplicitamente che c’è un grave rischio per la democrazia e che dobbiamo salvare il paese dalle destre. Sottintendendo che questo è il messaggio forte su cui puntare in campagna elettorale.

Dice varie volte “abbiamo un programma bellissimo, scritto insieme nelle agorà, un programma molto efficace” ma non nomina mai un singolo tema. E poi, come nota Francesco Costa su Morning, dice anche un’altra cosa, ancora più sconcertante. Ammette già la sconfitta. Dice fra le righe, ma nemmeno troppo, che l’obiettivo è evitare che la destra prenda il 70% dei voti, e magari contenerla entro il 55%, cosa che in termini di governabilità è molto diversa anche in virtù del Rosatellum, di cui parliamo dopo. 

Dice anche che è importante il voto utile contro le destre, e che quindi i voti a Renzi, Calenda e 5Stelle sono inutili. Quello che Letta sembra non cogliere, o fa finta di non cogliere, è che questa situazione è frutto di 20 anni di voti utili. Di vent’anni di spettri del fascismo. Di assenza di un programma serio e credibile a sinistra. E quindi, come in una profezia che si autoavvera, la minaccia del fascismo, forse non a queste elezioni, forse non alle prossime, rischia di avvicinarsi al fascismo.

Il Movimento 5 Stelle sembra volersi tenere in parte fuori da queste dinamiche. Conte è stato l’unico leader a non presentarsi nemmeno dal vivo all’unico dibattito fra i candidati, a Cernobbio. Era assente anche al convegno di Comunione e liberazione, perché non invitato (poi ne parliamo un attimo) e sembra voler giocare il ruolo (non so se scelto o scelto dagli altri, come i single per scelta degli altri) dell’outsider. 

I 5 Stelle sembrano volersi posizionare, in campagna elettorale, come una nuova sinistra alternativa al Pd, o meglio a sinistra del Pd. Conte lo ha detto più volte che “chi è di sinistra oggi vita M5S”. Questo denota un cambio abbastanza netto di strategia rispetto al “né di destra né di sinistra”. Resta – oltre alle proposte – un tema di credibilità per un partito che si proponeva come antisistema e ha governato praticamente con ogni forza politica nell’ultima legislatura, piegando il suo programma a quello degli altri, esultando per l’ingresso di Cingolani (vabbé lo sapete che per contratto devo nominarlo almeno una volta a puntata), mostrando in definitiva tutta la sua inconsistenza politica. 

Non parlo oggi di tutti gli altri perché parliamo non tanto di programmi quanto dei volti che stanno animando questa campagna elettorale. Forse manca Calenda, che pure presenzia un bel po’ di salotti televisivi, ma non penso che vi strapperete i capelli se non faccio una analisi della campagna elettorale di Calenda. Idem per Renzi. 

Perché vi ho portato tutti questi esempi? Perché mi sembrano abbastanza sintomatici di una campagna elettorale basata molto sulla spettacolarizzazione dei problemi, sulla demonizzazione dell’altro (che siano gli immigrati o i fascisti) e pochissimo sui contenuti. Che direte, voi, è esattamente la definizione di campagna elettorale. È vero. Ma qui abbiamo alzato l’asticella. E vi faccio un ultimo esempio per perorare la mia tesi.

LA POLITICA SBARCA SU TIKTOK

A un certo punto, attorno a fine agosto, i principali leader politici italiani sono sbarcati in massa su TikTok. Forse fra loro solo Salvini era stato previdente e lo aveva fatto anni fa mentre gli altri si sono decisi un mese prima delle votazioni. Il motivo? Perché hanno iniziato a uscire sondaggi che dicono che la fascia dei più giovani, fra i 18 e i 25 anni, è quella con più indecisi. Certo, capisco: affacciarsi al mondo della politica in questo panorama desolante non dev’essere particolarmente esaltante. Sarebbe come se il tuo o la tua partner ti conducesse al cesso dell’autogrill per farlo la prima volta e poi ti dicesse, ecco questo è il sesso.

Comunque, non divaghiamo. Consci del fatto che quindi, come titolano molti giornali, “i giovani decideranno le elezioni” i vari social medkia manager dei partiti e dei leader si saranno chiesti: dove stanno i giovani? Ma certo, su TikTok! E giù uno dopo l’altro a crearsi account come se non ci fosse un domani. 

Ovviamente tutto ciò è diventato un teatrino molto imbarazzante, con politici quasi novantenni che fanno balletti e cose di questo genere. Silvio Berlusconi ha esordito raccontando barzellette, Matteo Renzi autoscimmiottandosi per i vari shish e “first reaction shock, bicaus”, Luigi Di Maio Toc Toc su TikTok e dicendo ai giovani che se vedono Salvini devono dirgli che lui lo aspetta per un confronto (ma perché?). Giuseppe Conte che guarda dritto nello schermo e dice “non fidatevi dei politici perchè raccontano solo balle ai giovani”, facendo forse anche una dichiarazione d’intenti.

Questo teatrino trash è anche molto divertente da un certo punto di vista. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Anche qui, vi racconto queste cose non per voler ravanare nei meandri più oscuri della campagna elettorale, ma perché sono un termometro di come la politica – i politici – siano disposti a umiliarsi e rendersi ridicoli pur di accaparrarsi dei voti e rincorrere gli umori degli elettori.

In questo contesto è impossibile sperare in un programma elettorale serio, perché la politica ha sempre più strumenti per sondare gli umori dell’elettorato in tempo reale e orientare le proprie dichiarazioni, idee, tendenze in quella direzione. Questo crea una spirale discendente in cui la classe politica si fa specchio della popolazione – di una parte di essa – e la popolazione è trascinata in basso dal dibattito politico. 

La politica di oggi – o meglio la democrazia di oggi – è stretta fra due forze ugualmente distruttive: in alto il volere dei mercati e in basso gli umori (non la volontà, non le convinzioni, non le passioni, qui parliamo di umori) della popolazione. E questo modello ovviamente privilegia chi si sa destreggiare meglio in questa pressa surfando e trovando vantaggi da entrambe le pressioni. Possiamo davvero chiamare democrazia questa cosa? 

Io metto in vendita il mio voto a chi proporrà per primo, almeno nel programma elettorale, una modifica seria e profonda del modello democratico attuale. E non rispondetemi democrazia diretta, perché non intendo quella.

Bene, due notizie di servizio: domani parte il nostro viaggio di celebrazione del decennale. La mia rassegna di domani, sarà dedicata a quello, lo vedrete, e soprattutto alle 8:30 faremo una diretta inaugurale che davvero non potete perdervi. La facciamo sia su Facebook che su YouTube, che su Instagram e vi annunceremo una grandissima novità che penso vi potrebbe interessare. Sono serio eh!

A domani!

FONTI E ARTICOLI

#campagna elettorale
La Stampa – Meloni posta il video dello stupro di Piacenza, esplode la polemica. Letta: “Indecente”. Lei replica: “Bieca propaganda”
Radio Radicale – Elezioni politiche 2022 – Appello alle candidate e ai candidati di Enrico Letta: «La partita è aperta»
il Post – Com’è andato l’unico dibattito tra i leader politici
il Post – La foto dei leader di partito allo stesso tavolo al Meeting di Rimini https://www.ilpost.it/flashes/foto-leader-partiti-rimini/

#TikTok
Fortune Italia – I politici sbarcano su TikTok e fanno flop

#democrazia
Italia che Cambia – Perché la democrazia non funziona più (e quali alternative abbiamo)
Italia che Cambia – Crisi di governo o di democrazia? – #565
Italia che Cambia – Questo referendum non è democratico. Come tutti, del resto
Italia che Cambia – Democrazia diretta vs voto informato: qual è la soluzione migliore alla crisi democratica?
Forbes – Come la democrazia ha ucciso se stessa
The Vision – Non è la democrazia che non funziona, è il sistema capitalista che la calpesta
Effetto Cassandra (blog) – Perché la democrazia non funziona (e come sistemarla)
il Post – Con
Sociocracy 3.0 – https://sociocracy30.org/
Repubblica – Vaxjo la verde
Bene Comune – Democrazia deliberativa

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