Il TAR della Puglia ha annullato una delibera sull’abbattimento degli ulivi
La delibera regionale prevedeva che gli alberi potessero essere abbattuti per fare spazio a serre e impianti fotovoltaici privati.
In Puglia non sarà più possibile abbattere ulivi per fare spazio a serre e impianti fotovoltaici privati. Il TAR Puglia ha annullato la delibera regionale che lo consentiva, stabilendo che la tutela del patrimonio olivicolo è un interesse pubblico che nessuna delibera amministrativa regionale può ridefinire in senso restrittivo. La sentenza rimette al centro del dibattito il rapporto tra sviluppo energetico e tutela del paesaggio rurale.
La tutela degli ulivi in Italia è garantita dalla legge n. 144 del 1951, che pone un divieto generale di abbattimento degli alberi di olivo. La legge prevede deroghe, ma solo in cinque casi tassativamente elencati, tra cui l’esecuzione di opere di pubblica utilità e gli interventi di miglioramento fondiario. Su questi due istituti si è consumata la vicenda pugliese.
Con la delibera n. 1073/2025, aggiornata dalla n. 1143/2025, la Giunta Regionale pugliese aveva operato su entrambi i fronti: da un lato aveva ricompreso tra le opere di miglioramento fondiario anche la sostituzione dell’oliveto con altre colture, comprese quelle in serra.
Dall’altro aveva esteso la nozione di opera di pubblica utilità fino a includere gli impianti privati per la produzione di energia da fonti rinnovabili. In pratica, sia chi voleva installare pannelli fotovoltaici sia chi intendeva realizzare serre industriali su terreni olivicoli poteva richiedere l’autorizzazione all’abbattimento degli ulivi, facendo leva su queste due qualifiche ampliate dalla delibera regionale.
Il ricorso era stato presentato dal Gruppo di Intervento Giuridico – Odv, associazione di protezione ambientale, difesa dagli avvocati Giacomo Sgobba e Filippo Colapinto. Il TAR ha accolto entrambe le contestazioni integralmente.
Sulla questione delle serre e delle sostituzioni colturali, i giudici hanno stabilito che la Regione non poteva trasformare la sostituzione dell’oliveto in un generico miglioramento fondiario: sostituire un uliveto con un’altra coltura non migliora il fondo olivicolo, bensì lo cancella.
Sul fronte energetico, il TAR ha chiarito che la qualifica di opera di pubblica utilità attribuita agli impianti rinnovabili da una legge del 2024 non genera alcun automatismo rispetto al divieto di abbattimento: la stessa legge prevede che nell’ubicazione degli impianti si debba tenere conto della tutela della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio rurale, e circoscrive l’installazione di fotovoltaico a terra in zone agricole a ipotesi tassative che non contemplano l’abbattimento di oliveti. La delibera regionale aveva dunque alterato il bilanciamento degli interessi stabilito dal legislatore nazionale su entrambi i fronti.
Il comitato Ulivivo, che da anni affianca il contenzioso legale e sostiene la tutela del patrimonio olivicolo regionale, ha accolto la pronuncia come una conferma giuridica di quanto sostiene dalla sua fondazione nel 2020. «La sentenza del TAR Puglia conferma ciò che Ulivivo sostiene da anni: gli ulivi non sono un ostacolo, ma un bene comune da tutelare. Questa sentenza non chiude una vicenda: apre una nuova fase. Una fase in cui la Puglia può finalmente ripensare il proprio paesaggio non come terreno di sostituzione, ma come spazio di cura, rigenerazione e responsabilità collettiva», afferma in un comunicato.
L’annullamento della delibera ripristina il regime previsto dalla legge del 1951: abbattimenti consentiti solo nei cinque casi tassativi, con autorizzazione regionale. I progetti già autorizzati sulla base delle delibere annullate sono ora esposti a contestazioni. Ulivivo invita gli agricoltori e i cittadini a segnalare alle autorità eventuali abbattimenti in corso che si fondino sui provvedimenti decaduti.
La sentenza si inserisce in un dibattito che riguarda tutta l’Italia, e che non ha risposte semplici. La transizione verso le energie rinnovabili è una necessità: ridurre la dipendenza dai combustibili fossili è indispensabile per contenere la crisi climatica, abbattere le emissioni di CO₂ e rispettare gli impegni assunti dall’Italia in sede europea con il piano REPowerEU e gli obiettivi al 2030.
Il fotovoltaico è uno degli strumenti principali, e le superfici agricole sono finite nel mirino degli investitori proprio perché spesso pianeggianti, ben esposte e disponibili. Il rischio, però, è che in alcuni casi la pressione speculativa travolga ecosistemi e paesaggi di valore ecologico e culturale prima ancora che si definiscano regole chiare sulla compatibilità tra installazioni e territorio.
Per la Puglia, questa vicenda arriva dopo un decennio di perdite devastanti sul fronte olivicolo. Dalla comparsa della Xylella fastidiosa nel 2013, la Puglia ha perso 21 milioni di ulivi, mentre 200mila ettari di terreno risultano ancora contaminati da un batterio per cui non esiste ancora una cura.
Il batterio è stato contrastato principalmente con l’abbattimento massivo degli ulivi infetti, inclusi esemplari secolari e millenari, con l’estirpazione non solo delle piante colpite ma anche di tutti gli ulivi entro un raggio di 50-100 metri. In questo contesto, la delibera regionale annullata rischiava di imprimere un’ulteriore accelerazione a un processo di sostituzione del paesaggio olivicolo già in corso. La sentenza del TAR non risolve l’emergenza Xylella né il problema di dove installare i pannelli fotovoltaici che servono al paese: stabilisce però che le due questioni non possono essere usate l’una a copertura dell’altra.






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