No, il caldo non è uguale per tutti e tutte – Rassegna stampa settimanale
Il caldo nelle carceri sarde è insopportabile; a Macomer la libertà è negata nelle mura del cpr; stagionali senza tutele; Sassari guida la Sardegna con i rifugi climatici.
Trascrizione episodio
Apriamo questa rassegna parlando di carcere, un tema che raramente conquista le prime pagine se non quando accade qualcosa di eclatante. Eppure, anche in Sardegna la situazione degli istituti penitenziari continua a interrogare sul rispetto dei diritti e sul senso stesso della pena. Il 14 luglio anche per questo la nostra isola ha partecipato alla giornata nazionale promossa dall’Alleanza per l’Articolo 27, una mobilitazione che ha portato associazioni, rappresentanti delle istituzioni e della società civile all’interno degli istituti penitenziari di Uta e Bancali insieme ad altre 32 carceri italiane. L’obiettivo è semplice ma tutt’altro che scontato: riportare l’attenzione sulle condizioni delle persone detenute e ricordare che l’articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione della persona condannata. Le delegazioni sarde erano composte da rappresentanti dell’associazione Antigone, insieme a Arci Sardegna; Laura Stochino, consigliera del Comune di Cagliari; Gisella Trincas, presidente dell’Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale; Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme; Emmanuele Farris, referente del Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Sassari e Sabrina Mura, avvocata. La questione è che se qualcuno pensa che quello delle carceri sia un tema lontano, i numeri raccontano altro. Oggi gli istituti penitenziari in territorio italiano registrano un tasso medio di sovraffollamento del 140 per cento, mentre continuano a crescere suicidi e morti in carcere. Una situazione che riguarda anche la Sardegna, dove nell’ultimo anno gli istituti hanno accolto sempre più persone trasferite da penitenziari del continente ormai saturi. Quello che abbiamo fatto è chiedere a Daniele Pulino, Presidente di Antigone Sardegna, di raccontarci che cosa hanno visto e quali siano le condizioni dentro i due istituti sardi in cui, se già la situazione non è delle migliori, con questa ondata di caldo la quotidianità si fa ancora più pesante.
Fonti:
REPORTAGE. A Uta diritti negati e un soffocante caldo “democratico” mentre arrivano 92 mafiosi
Allarme nel carcere di Bancali: «Sovraffollamento, disagio climatico e molti detenuti in condizioni di fragilità»
Restiamo sul tema dei diritti e libertà negata perché in settimana si è tornato a parlare anche del Centro di permanenza per il rimpatrio di Macomer. Dopo l’incendio scoppiato all’interno della struttura domenica 12 luglio, uno dei due moduli ancora operativi è stato dichiarato inagibile e le persone trattenute sono state concentrate nell’unico settore rimasto disponibile. A denunciare la situazione è la rete Mai più lager – No ai CPR, LasciateCIEntrare ma anche Memoria Mediterranea: la rete No CPR Macomer attraverso il proprio numero SOS riferisce di aver raccolto testimonianze di persone costrette a dormire a terra senza materasso, della mancanza di acqua corrente per diversi giorni e di una sola bottiglia d’acqua distribuita a testa nonostante le temperature elevate di queste settimane. La rete parla inoltre di alcune persone rimaste ferite durante l’incendio e denuncia condizioni di trattamento inumano e degradante all’interno della struttura. Un elemento che torna ogni volta che si parla di CPR riguarda la difficoltà di sapere davvero cosa accade al loro interno, una situazione che parrebbe in linea con il termine utilizzato dalle associazioni che si occupano di tutelare i diritti delle persone migranti che si trovano all’interno dei CPR che descrivono questi luoghi come “lager”. Sono spazi in cui vengono trattenute persone che non hanno commesso reati, ma che sono private della libertà per ragioni amministrative, e che proprio per questo dovrebbero essere ancora più sottoposti allo sguardo pubblico. Ne parliamo con Barbara Sanna dell’Assemblea No CPR Macomer.
Fonti:
Nuovo incendio doloso nel Cpr di Macomer, momenti di tensione
CPR di MACOMER: proteste, caldo asfissiante e invisibilità
L’estate in Sardegna viene spesso raccontata attraverso numeri da record: aeroporti pieni, spiagge affollate, alberghi sold out e un turismo che continua a essere indicato come uno dei motori dell’economia dell’Isola. C’è però un’altra faccia della stagione, molto meno visibile, ed è quella di chi questo turismo lo rende possibile lavorando. Persone addette alle pulizie, receptionist, personale di sala e di cucina, lavoratrici e lavoratori che, sempre più spesso, faticano ad arrivare alla fine del mese e che si trovano impegnate in mansioni con orari spesso sfiancanti nel pieno di un’ondata di calore che toglie il respiro. A riportare l’attenzione sul tema stagionali è stato in settimana un focus della Filcams Cgil dedicato al lavoro povero. Secondo il sindacato, nel turismo quasi sette persone su dieci percepiscono una retribuzione annua inferiore alla soglia della povertà salariale. Un dato che nel Mezzogiorno e nelle Isole peggiora ulteriormente, arrivando a coinvolgere oltre l’80 per cento degli occupati e delle occupate del settore. Il quadro che emerge è quello di salari bassi, part-time involontario, contratti precari e redditi che non consentono di vivere dignitosamente nonostante si lavori. Per capire come questi numeri si traducano nella realtà della Sardegna, abbiamo allora chiesto un contributo a Dignitat, la collettiva nata ad Alghero contro lo sfruttamento del lavoro stagionale, che da anni raccoglie testimonianze e offre supporto a chi lavora nel turismo.
Chiudiamo restando a tema alte temperature, ma con una buona notizia. Leggo da Sardegna Live che riporta come il Comune di Sassari ha lanciato la prima rete dei rifugi climatici della Sardegna, includendo ben 22 siti in diversi quartieri della città come parchi, giardini, biblioteche e altri edifici pubblici. Questa iniziativa, parte del piano locale di Adattamento ai cambiamenti climatici approvato nel 2025, offre a cittadini e cittadine luoghi più confortevoli durante le giornate calde grazie alla presenza di aree verdi, ombreggiamento e ambienti climatizzati. Il tutto è visibile in una mappa, disponibile sul sito del comune, con l’obiettivo di rendere la città più resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici, offrendo uno strumento pratico per affrontare le temperature elevate. Un passo concreto verso politiche di adattamento al clima sempre più necessarie per garantire il benessere della comunità in un contesto di cambiamenti ambientali globali. La speranza è che si inizi presto a garantire questo benessere a chiunque, senza lasciare nessuna persona ai margini.
Fonti:
Cambiamenti climatici: Sassari guida la Sardegna con i rifugi climatici
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