Un piccolo comune canadese ha riconosciuto agli alberi il diritto di crescere. È il primo al mondo
Terrasse-Vaudreuil, in Québec, è il primo al mondo ad adottare formalmente una risoluzione che riconosce agli alberi il diritto di vivere, crescere e rigenerarsi, aderendo alla Dichiarazione universale dei diritti dell’albero.
Il consiglio comunale di Terrasse-Vaudreuil, piccolo comune del Québec di circa 2.000 abitanti, ha approvato il 9 giugno all’unanimità una risoluzione che riconosce agli alberi lo status di esseri viventi titolari di diritti propri.
Il provvedimento afferma che gli alberi hanno diritto a vivere, crescere e rigenerarsi, e con esso Terrasse-Vaudreuil diventa la prima amministrazione locale al mondo ad aderire formalmente, tramite delibera del consiglio, alla Dichiarazione universale dei diritti dell’albero.
La Dichiarazione è un testo promosso dalla società civile, redatto nel 2018 dall’autore francese Ricardo Rey e sostenuto dall’associazione La Compagnie des Papillons Bleus. I suoi tre principi fondamentali stabiliscono che l’albero è un bene comune dell’umanità, che la vita sulla Terra dipende dalla sua esistenza e che l’essere umano deve agire nei suoi confronti con fraternità e solidarietà.
Il testo, presentato come petizione a ONU, Consiglio d’Europa e Parlamento europeo, ha raccolto finora oltre 87.000 firme individuali nel mondo.
La decisione di Terrasse-Vaudreuil nasce da un percorso partecipativo dal basso. Tutto parte dalla proiezione del documentario Des arbres et des arts, del regista André Desrochers, che ha acceso un dibattito cittadino sulla possibilità di riconoscere gli alberi come soggetti di diritto e non come semplici oggetti. Il Comitato ambiente locale ha poi raccolto quell’istanza e presentato una richiesta formale al consiglio comunale, che ha portato all’adozione della risoluzione, votata all’unanimità dal consiglio comunale.
Il sindaco Michel Bourdeau ha spiegato all’Independent che il provvedimento non resta sulla carta: il comune si impegna a rivedere i regolamenti esistenti per garantire che gli alberi siano protetti e a mettere in campo misure per aumentare la copertura forestale, offrendo alberi ai residenti che vogliano piantarli. Bourdeau ha definito gli alberi una vera e propria infrastruttura verde, capace di ridurre le isole di calore, migliorare la qualità dell’aria, gestire le acque piovane e proteggere la biodiversità.
L’iniziativa si inserisce in un filone giuridico più ampio, quello dei diritti della natura, che negli ultimi anni ha portato tribunali e amministrazioni di diversi Paesi ad attribuire personalità giuridica a fiumi ed ecosistemi: dalla Nuova Zelanda alla Colombia, fino allo stesso Québec, dove nel 2021 la MRC di Minganie e il Consiglio innu di Ekuanitshit avevano riconosciuto personalità giuridica al fiume Magpie.
Secondo Yenny Vega Cardenas, presidente dell’Observatoire international des droits de la nature, la novità di Terrasse-Vaudreuil sta nel riconoscere che anche un singolo albero, non solo un intero ecosistema, può costituire un soggetto meritevole di tutela, in quanto capace di offrire ombra, nutrimento e habitat ad altre specie.
Accanto ai tradizionali strumenti di governo locale, molti modelli di democrazia evoluta prevedono l’inserimento di soggetti non umani nei processi decisionali. È il caso della democrazia deliberativa (assemblee cittadine estratte a sorte, giurie popolari) e di approcci di governance evoluta come la Sociocrazia 3.0 (un insieme di pratiche organizzative basate sul consenso e su strutture decisionali distribuite).
La stessa architettura della Dichiarazione universale dei diritti dell’albero prevede, tra i suoi impegni, l’istituzione di un’Assemblea dell’Albero locale: uno spazio consultivo permanente che riunisce amministratori, tecnici, associazioni e cittadini attorno alla gestione del patrimonio arboreo, che richiama proprio la logica di questi modelli.








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