Il discusso decreto che permette all’IA di raccogliere dati biometrici in pubblico – 31/7/2026
La discussa legge sul riconoscimento facciale basato sull’IA in pubblico; l’avatar di Bolsonaro; la Svezia vieta i Pfas; in Spagna non si farà l’allevamento di polpi; prevenire gli incendi in Sicilia; un attivista indiano rinchiuso.
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Fonti
#RiconoscimentoFacciale
L’Indipendente – Il governo presenta un decreto per l’uso del riconoscimento facciale nelle proteste
Il Fatto Quotidiano – Riconoscimento facciale, rinvio voto alla Camera e stop Ue: “Vietato negli spazi pubblici”
#Brasile
Il Post – L’AI di Bolsonaro sta partecipando alla campagna elettorale
#Ambiente
Il Manifesto – Stop ai Pfas in Svezia e agli allevamenti intensivi di polpi in Spagna: osservatorio Europa
Italia che Cambia – Non solo droni e canadair, per gli incendi servono soluzioni basate sulle comunità
#India
Undisciplined Environments – Statement Condemning the Arrest of Human Rights Defender Pranab Doley and the Criminalisation of Indigenous Resistance in Kaziranga
Trascrizione episodio
Allora, immaginate di essere ad una manifestazione. Che tanto lo so che siete dei sovversivi e frequentate le manifestazioni. Comunque, siete a una manifestazione, non importa per cosa, per il clima, per il lavoro, per la pace. Camminate in mezzo alla folla, con la vostra bandiera, o uno striscione, o niente, non è quello il punto. E mentre camminate le telecamere di videosorveglianza cittadine, che sono già ovunque, raccolgono e catalogano i vostri dati biometrici. il vostro volto, l’orario e il luogo in cui vi trovate. E li archivia. Anche se non avete fatto assolutamente nulla.
Ecco, questo è quello che potrebbe realisticamente succedere se passasse il disegno di decreto preparato dal governo.
Facciamo un passo indietro. Un anno fa il Parlamento aveva dato al governo una delega per adeguare le norme italiane a un regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, quello che disciplina come si possono usare questi sistemi da parte delle forze di polizia. Ora, dopo mesi, la maggioranza ha depositato lo schema di decreto legislativo che dovrebbe attuare questa delega, ventidue articoli finiti al vaglio delle commissioni.
E il decreto prevede due strumenti distinti. Il primo, all’articolo 8, è il riconoscimento biometrico in tempo reale, giustificato solo in casi come la ricerca di persone scomparse o la prevenzione di minacce terroristiche. Il problema di questo articolo, secondo i critici, è soprattutto il comma 6, che prevede che nei “casi d’urgenza” le forze di polizia possano attivare il sistema da sole, con una semplice telefonata al pubblico ministero. Quindi senza il bisogno di una autorizzazione preventiva di un giudice.
Basta che un funzionario di polizia telefoni al pm, anche solo verbalmente, senza bisogno di un atto scritto, dicendo in sostanza “abbiamo un caso urgente, accendiamo il sistema”. E il sistema parte. Quindi capite bene che è molto discrezionale, sia la definizione di urgenza, che quella di potenziale minaccia. E basta una richiesta per attivare un meccanismo in grado di scandagliare e immagazzinare i dati di tutte le persone presenti in un determinato luogo in un determinato momento.
Ma non è nemmeno questo il tema più dibattuto del provvedimento. Il secondo strumento, quello che sta facendo più discutere, è infatti all’articolo 10, che prevede il riconoscimento facciale “a posteriori”. Cioè: nei contesti a “particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica”, tipo la manifestazione di cui parlavamo prima, si potrebbero raccogliere e conservare per sette giorni i dati biometrici di chiunque passi di lì. Non dei sospettati. Di chiunque. Poi se non succede niente quei dati scompaiono, se invece succede uno scontro, o qualsiasi cosa, la polizia può a posteriori andare a recuperarle tutti i dati di tutti i presenti e ricostruire l’accaduto grazie all’aiuto dei sistemi di IA.
Però capite che è una roba molto problematica. E che si presta facilmente a degli abusi di potere.
Ora però, l’approvazione di questa legge non è così scontata. Il primo colpo è arrivato da Bruxelles. In realtà il governo dice di voler approvare il decreto come attuazione dell’AI Act europeo. Ma il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, ha dichiarato senza troppi giri di parole che il riconoscimento facciale negli spazi accessibili al pubblico è una pratica vietata, e quindi ha condannato il provvedimento italiano.
Nel senso che l’intenzione dell’AI Act, quello stesso regolamento europeo che il governo dice di voler rispettare, è impedire che l’intelligenza artificiale venga usata per sorvegliare le persone nei loro spostamenti quotidiani negli spazi pubblici — che è esattamente quello che l’articolo 10 del decreto sembra invece autorizzare.
Il secondo colpo alla normativa è arrivato da dentro la maggioranza stessa: il voto in commissione Affari europei della Camera è stato rinviato all’improvviso, dopo che Forza Italia aveva già ritirato un parere favorevole. Mentre il giorno prima, in Senato, il testo era passato sì, ma con il parere critico della stessa relatrice di Forza Italia, Cristina Rossello, che ha parlato apertamente della necessità di “regole chiare, garanzie solide e piena tutela dei diritti individuali”.
Quindi per ora il decreto resta bloccato tra le commissioni di Camera e Senato, con una maggioranza che tentenna vistosamente. Il governo ha tempo fino a settembre.
Ci sono altre notizie che stanno circolando molto, facendo discutere, e che riguardano l’IA. Ad esempio Altman ha fatto una giravolta completa, dopo la promessa fatta qualche mese fa sul fatto che l’IA avrebbe liberato l’umanità dal lavoro, fatto lavorare meno tutti, ha detti che presumibilmente questo non succederà, prevedendo che saremo “molto più impegnati” in un mondo post-superintelligenza, perché il desiderio umano di essere utili e produttivi resta costante.
In Brasile, invece, c’è un caso attorno all’avatar di Jair Bolsonaro, l’ex presidente di estrema destra agli arresti domiciliari dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per il tentativo di colpo di stato del 2022 e altri reati.
Tra le misure imposte dalla condanna c’è anche un divieto totale di comunicazione pubblica: non può pubblicare sui social, non può rilasciare interviste, non può diffondere discorsi registrati. Eppure sabato, all’evento di lancio della campagna elettorale del figlio Flávio — che lo ha sostituito come candidato dell’estrema destra alle presidenziali di ottobre — è comparso un suo avatar digitale, generato con l’intelligenza artificiale, davanti alla folla riunita a San Paolo.
L’avatar si apre dichiarando esplicitamente la propria natura sintetica — una simulazione di immagine e voce — ma prosegue parlando in prima persona di una condanna “ingiusta e arbitraria”, per poi chiedere ai presenti di sostenere la candidatura del figlio, descritto come “carne della mia carne”. Il fatto che sia un algoritmo a pronunciare quelle parole ovviamente è una novità e si colloca in un vuoto normativo, perchè la sentenza si applica a bolsonaro ma non a suoi avatar.
Anche se il presidente uscente Lula ha depositato un ricorso presso il tribunale elettorale, sostenendo che il video violi due limiti distinti — il divieto personale imposto a Bolsonaro di esprimersi pubblicamente, e le regole molto rigide che il Brasile applica all’uso dell’IA in campagna elettorale, che vietano i deepfake capaci di riprodurre l’immagine o la voce di una persona per favorire o danneggiare una candidatura, salvo segnalazione esplicita del contenuto sintetico.
Leggo dal manifesto:
Dopo la Francia anche la Svezia – e ben prima che ci pensi l’Unione europea – ha deciso di vietare i Pfas (sostanze perfluoroalchiliche dette «veleni eterni») negli elettrodomestici da cucina e nell’abbigliamento. «E’ una grande vittoria per la salute umana e per l’ambiente svedese», ha dichiarato la ministra per l’Ambiente Romina Pourmokhtari. E soprattutto è la dimostrazione che i Pfas si possono eliminare fin da subito in molti prodotti di uso comune. L’Unione europea dovrebbe avanzare proposte legislative per eliminare questi 10 mila composti chimici dannosi entro il 2027, ma ci vorrà del tempo affinché vengano «digerite» e applicate dai vari paesi – le resistenze della lobby chimica sono fortissime. La Svezia vieterà queste sostanze in alcuni prodotti di largo consumo, tra cui abbigliamento, scarpe, agenti impermeabilizzanti, stoviglie, cosmetici e cere per sci.
Ancora sul manifesto:
L’azienda spagnola «Nueva Pescanova», dopo una lunga campagna di proteste condotta da associazioni animaliste e scienziati ricercatori, ha deciso di rinunciare al primo allevamento intensivo di polpi al mondo che sarebbe stato costruito a La Palmas, sull’isola di Gran Canaria (Spagna). La vicenda risale a cinque anni fa quando l’azienda aveva fatto molto rumore annunciando un allevamento che sarebbe stato in grado di allevare e in seguito fare a pezzi circa un milione di polpi all’anno. Diverse associazioni, guidate da «Compassion in World Farmign», fin da subito avevano sollevato diverse obiezioni relative al benessere animale e ai danni ambientali. L’associazione esulta: «E’ una vittoria enorme per i polpi e per gli oceani… il futuro del cibo non può essere costruito sulla sofferenza degli animali e su pratiche insostenibili». L’auspicio: i governi devono impedire l’espansione dell’acquacoltura di specie carnivore.
Oggi pubblichiamo un articolo molto interessante di Elisa Cutuli sul tema degli incendi. Gli incendi sono uno di quegli argomenti di cui si parla poco durante tutto l’anno, se ne parla molto quando poi d’estate divampano in maniere sempre più devastanti, e poi si torna a non parlarne.
E anche il modo in cui se ne parla rischia di essere un po’ sterile. Anche quando si parla di prevenzione, si parla di prevenzione punto. Per questo ho trovato molto interessante questo articolo, che tramite un’intervista a Guido Bissanti, l’agronomo che ha scritto la legge sull’agroecologia in Sicilia e che avanza una proposta a riguardo. Fino agli anni Sessanta – ci ha spiegato – le campagne siciliane erano abitate, percorse e curate ogni giorno. Oggi vaste porzioni dell’entroterra sono abbandonate e l’assenza di gestione produce il combustibile perfetto per gli incendi (che – va ricordato – quasi sempre sono innescati dagli esseri umani, volontariamente o no): vegetazione secca, sottobosco mai ripulito, terreni che nessuno controlla più. “È come abbandonare una casa”, dice Bissanti. “Prima o poi qualcuno potrebbe entrare a svaligiarla”.
La sua proposta, però, non guarda un ritorno al passato ma a un presente diverso. Dice che per prevenire gli incendi la tecnologia è indispensabile, sistemi di allerta precoce, droni, ia, ma che ancor di più servono delle comunità che si prendono cura dei terreni. Parla di contadini vedetta, di gruppi di persone che si attivano. Cita anche un modello, delle Firewise Communities americane, già sperimentate in Toscana. Vi consiglio vivamente la lettura dell’articolo.
Pranab Doley è un attivista indigeno per i diritti umani. È detenuto da oltre 3 settimane, dopo essere stato praticamente rapito da oltre 100 poliziotti in piena notte il 12 luglio. È leader della tribù dei Mising della zona del Kaziranga National Park, in India, parco iper militarizzato con politica di “sparare a vista”.
Pranab si batte da anni contro la politica di sfratti per “far spazio” al parco naturale e al turismo. Una politica economica che a volte si traveste da ambientalismo, a discapito dei diritti indigeni. L’ultima battaglia che ha condotto è contro la costruzione di un hotel di lusso che sfratterebbe molte famiglie. Motivo per cui è stato arrestato.
Il Community Network Against Protected Areas (CNAPA) e Survival international si sono attivati per il suo rilascio.
Stiamo cercando di raccogliere quante più firme possibile soprattutto internazionali, per fare pressione per la loro liberazione. C’è anche una raccolta firme in atto, vi lascio il link per firmare se volete supportare la sua causa.
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