Emergenza caldo, sanità fragile e pressione turistica – Rassegna stampa sarda settimanale
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Trascrizione episodio
C’è una combo che tra le cronache sarde inizia a destare qualche timore, quella ovvero data dall’arrivo di El Niño – che non è un nuovo esponente del raggaeton ma un fenomeno climatico tra i principali regolatori naturali del clima globale, che potrebbe portare a un anno record per le temperature – e la conseguente minaccia alla salute di un numero sempre più crescente di persone esposte a temperature sempre più elevate. La questione poi in Sardegna non può che essere declinata in un contesto in cui l’accesso al diritto alla salute è sempre più elitario e sempre meno garantito in tutti i territori dell’Isola, ma non solo. Ulteriore fenomeno in crescita è quello della pressione legata alla presenza dei turisti, che se combinato al deficit di assistenza sanitaria territoriale aggiunge pesantezza a una situazione che ha già un suo peso specifico importante, e impattante. In settimana un articolo sull’Unione sarda della giornalista Cristina Cossu si è concentrato sulla continuità assistenziale a singhiozzo legata alle Guardie mediche. Ci sono territori che hanno una copertura dello 0% per giugno, come Irgoli e Luogosanto, ma anche Orosei che su quaranta turni ne ha soltanto uno operativo. Tirando le somme, su 5360 turni totali di continuità assistenziale, questo mese 780 non verranno garantiti, e luglio e agosto restano in forse. Per Antonello Desole, segretario sassarese della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, si tratta di una “sofferenza” legata alla carenza cronica dei medici, altro tema ormai onnipresente tra le cronache. Sto però a Sassari perché per comprendere meglio quali siano le criticità vissute nei territori abbiamo chiesto a Liliana Pais, coordinatrice Emergency Sassari di raccontarci come procede il lavoro portato avanti a Sassari con il Programma Italia di Emergency, progetto che nasce dalla volontà di rendere concreto, per ogni individuo, il diritto alla cura sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana. All’interno dei presidi di Emergency a Sassari è possibile usufruire di servizio di medicina generale, infermieristico, orientamento sociosanitario ed educazione sanitaria. Quello che ci raccontano è che attualmente è composto da 2 ambulatori e se fino a qualche anno l’utenza era principalmente composta da persone straniere, ora il maggior numero di pazienti sono persone sarde over 65.
Fonti:
Caldo, il killer silenzioso che minaccia la vita dei lavoratori
Cure di notte e nei weekend, la Sardegna abbassa la Guardia (medica)
I componenti civili di nomina regionale del Co.Mi.Pa, il Comitato Misto Paritetico per le Servitù Militari della Sardegna, hanno inviato una formale richiesta di chiarimenti al Ministro Della Difesa Crosetto e al Presidente del CoMiPa Sardegna Generale Scanu circa le esercitazioni militari nell’arcipelago di La Maddalena previste per il periodo dal 15 giugno al 5 luglio 2026, in piena stagione estiva e in apparente violazione dei protocolli d’intesa sottoscritti tra il Ministero della Difesa e la Regione Sardegna. Il Comipa ha informato in merito anche la Presidente della Regione Sardegna, Il Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna e tutti i Capi Gruppo in Consiglio Regionale, parlando di possibili effetti sulla navigazione, sulla sicurezza, sull’accessibilità delle aree marine e sulla fruizione del territorio. La richiesta evidenzia inoltre come la mancata discussione preventiva di un’attività così rilevante appare in contrasto con i principi di trasparenza, partecipazione e leale collaborazione tra amministrazioni e rappresentanze territoriali, anche alla luce della normativa sulle servitù militari e delle garanzie di coinvolgimento delle comunità locali. I componenti civili del Co.Mi.Pa chiedono quindi innanzitutto quali siano le ragioni operative, strategiche e logistiche che hanno determinato la scelta di svolgere queste esercitazioni ma anche quali siano le motivazioni per cui l’esercitazione in oggetto non sia stata portata all’esame del CoMiPa Sardegna, quali misure (ancora) siano previste per garantire la sicurezza della navigazione, la tutela dell’ambiente marino e costiero e l’adeguata informazione ai cittadini, e infine – ultimo ma non per importanza – quali iniziative siano previste per ridurre l’incidenza delle servitù militari sui territori maggiormente gravati. In attesa delle risposte richieste al Ministero della Difesa e alla Presidenza del CoMiPa Sardegna, la vicenda sembra inserirsi in una storia che sull’isola ha ormai il sapore dell’ordinaria amministrazione: quella di servitù militari che, ben oltre il significato tecnico e giuridico del termine, finiscono spesso per tradursi in una condizione di subordinazione dei territori e delle comunità locali alle esigenze dello Stato.
Giovedì 18 giugno, oltre dodicimila studentesse e studenti sardi hanno varcato le soglie delle aule scolastiche per la prima prova di Italiano, a cui è seguita venerdì 19 giugno il secondo scritto ministeriale. Subito dopo si procederà all’estrazione della lettera alfabetica, adempimento formale che stabilirà il calendario e i turni per i colloqui orali. Leggo da Cagliaripad che riporta come i dati definitivi delineano la distribuzione territoriale dei 12.305 candidati sardi (in calo dello 0,6% rispetto allo scorso anno). Rispetto al panorama italiano, quello che emerge dai numeri è che qua si trova il numero più alto di bocciati, nell’Isola infatti il via libera alle prove è stato dato al 93% degli studenti, a fronte di una media italiana del 96,8%. Un divario che interroga sullo stato del sistema scolastico regionale, da anni alle prese con criticità strutturali legate alla dispersione scolastica, alle disuguaglianze territoriali e alla difficoltà di garantire pari opportunità formative tra aree urbane e zone interne, pensiamo al tema dell’accorpamento scolastico. Al netto di numeri, statistiche e criticità strutturali, resta il fatto che per oltre dodicimila ragazze e ragazzi sardi questi sono giorni che difficilmente dimenticheranno. A loro va il più sincero in bocca al lupo.
Fonti:
Maturità, domani la prima prova: Sardegna con percentuale più bassa di ammessi all’esame
“Sa Reina”, il maestoso olivo monumentale simbolo della comunità di Villamassargia, ha circa 758 anni. Al Comune di Villamassargia sono infatti pervenuti i risultati della ricerca condotta dalla dottoressa Maria Azzurra Collu, nell’ambito di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Sassari. Leggo dalla Provincia del Sulcis Iglesiente che riporta come lo studio scientifico su s’Ortu Mannu ha affrontato la complessa sfida di determinare l’età dei suoi esemplari, e i risultati hanno permesso di definire una stima considerata particolarmente affidabile e coerente con le caratteristiche ambientali del territorio. «I rilievi – ha spiegato il professor Maurizio Mulas, responsabile scientifico della ricerca – indicano che Sa Reina è l’esemplare più antico, mentre gli altri mostrano età comprese tra i 300 e i 500 anni. Mediamente le ceppaie sono più antiche dei fusti che spesso si ricostituiscono dopo la distruzioni per taglio o incendio.» Il progetto di ricerca ha inoltre approfondito il recupero e la valorizzazione sostenibile dei residui della filiera olivicola nel territorio di Villamassargia, evidenziando il potenziale dei materiali di potatura dell’olivo. Una buona notizia che non è solo scientifica, ma anche identitaria: la conferma dell’età di Sa Reina restituisce infatti ancora più valore a un monumento naturale che da secoli accompagna la nostra storia.
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