L’isola bruciata dagli incendi, un’emergenza annunciata – INMR Sicilia #27
Emergenza incendi in Sicilia, inquinamento del mare e falle nella depurazione, coste rivalutate, integrazioni richieste ai progetti dei due termovalorizzatori di Palermo e Catania e l’appello di Addiopizzo per il controllo della criminalità organizzata dall’interno delle carceri.
Fonti
#Incendi
QdS.it – La Sicilia brucia e le risorse antincendio rimangono limitate. Savarino: “Servono Canadair ma si fanno aerei da guerra”
QdS.it – La Sicilia che non si volta dall’altra parte di fronte all’emergenza incendi, la petizione: “Chiediamo droni e IA per la prevenzione”
DirettaSicilia – Arrestato piromane seriale, è stato beccato ad appiccare incendio
Change.org – Proteggiamo la Sicilia dai piromani: subito droni e termocamere nei nostri boschi
#Mare e fogne
QdS.it – “Liberiamo il nostro mare: che fine ha fatto il collettore?”: la protesta ad Aci Trezza. Il sindaco Scandurra: “Non dipende dal Comune”
QdS.it – Fogne a mare, la Sicilia nuota nella melma. Perchè nella costa catanese il depuratore non arriva mai
Goletta verde – Il 70% dei campioni prelevati nelle coste siciliane è oltre i limiti di legge: più della metà è risultato fortemente inquinato
QdS.it – Depurazione a Catania, Fatuzzo: “Affidata a Sidra la gara per i lavori nella rete fognaria”
#Coste
QdS.it – Coste siciliane, 15 milioni per la cura: i progetti che riceveranno i fondi dalla Regione
QdS.it – Noto, le spiagge arretrano di oltre mezzo metro all’anno: il progetto della Regione per tutelarle
Argo – Catania, tempi duri per i porti turistici. Confermata dal TAR la bocciatura del progetto Tood’s
Corriere della Sera – Prima storica nidificazione dei fenicotteri rosa nelle Saline di Trapani e Paceco: nati tre piccoli
#Addiopizzo denuncia
La Sicilia – Caso carceri, Addiopizzo con De Lucia: «Senza sicurezza difficile chiedere ai commercianti di denunciare»
#Termovalorizzatori
QdS.it – Oltre 90 chiarimenti richiesti dalla commissione tecnico-specialistica incaricata di valutare i progetti per la realizzazione degli impianti di Palermo e Catania
#SCC
Italia che Cambia – Una proposta concreta per affrontare gli incendi in Sicilia
Italia che Cambia – Come ha fatto Santa Teresa di Riva a salvare la stagione dopo il ciclone Harry
Italia che Cambia – Alessio Mamo, fotoreporter siciliano del Guardian: “fotografo i conflitti per raccontare le persone”
Italia che Cambia – La povertà educativa apre la strada alla criminalità giovanile. La soluzione? Migliorare i servizi scolastici
Trascrizione Episodio
La Sicilia brucia da settimane e, questa volta, il fuoco ha fatto anche una vittima. Alessandro Marchì, 59 anni, capo reparto dei Vigili del fuoco di Caltanissetta, è morto mentre partecipava alle operazioni di spegnimento di un incendio nelle campagne di San Cataldo.
Non si tratta di un unico grande rogo, ma di decine di fronti aperti quasi contemporaneamente in tutta l’isola: dall’Agrigentino al Palermitano, dal Catanese al Ragusano, fino alle province di Enna, Siracusa e Trapani.
Sono stati veri e propri giorni di fuoco e il bilancio, all’indomani degli incendi, assomiglia a un bollettino di guerra. Ogni ettaro bruciato produce conseguenze che possono durare per decenni: perdita di biodiversità, erosione del suolo, minore capacità di assorbire anidride carbonica e trattenere l’acqua, aumento del rischio di frane e impoverimento del paesaggio.
A Santo Stefano Quisquina, nell’Agrigentino, il fuoco alimentato dallo scirocco ha raggiunto le vicinanze del centro abitato. Più di cento persone sono state evacuate e 22 pazienti di una clinica sono stati trasferiti in altre strutture. Le fiamme hanno anche minacciato il Teatro Andromeda. La strada statale 118 è stata temporaneamente chiusa e in alcune zone sono saltate le comunicazioni telefoniche.
A Bivona sono state evacuate diverse abitazioni e sono state danneggiate aziende agricole e zootecniche. Il Comune ha avviato le procedure per chiedere lo stato di crisi, mentre durante l’emergenza sono state compromesse anche alcune condutture idriche.
A Cammarata le fiamme hanno raggiunto il potabilizzatore di Piano Amata. Per circa 24 ore il funzionamento dell’acquedotto Fanaco è stato sospeso o fortemente ridotto, provocando disagi a Casteltermini, Canicattì, San Giovanni Gemini, Favara, Aragona, Comitini e Porto Empedocle.
A Termini Imerese sono intervenute 17 squadre dei Vigili del fuoco, affiancate da cinque squadre di volontari della Protezione civile regionale. A preoccupare era soprattutto la vicinanza delle fiamme alla zona industriale.
A Castronovo di Sicilia sono state danneggiate abitazioni rurali e aziende. Nel territorio dell’Acese, invece, un incendio ha minacciato il Bosco di Aci, un’area di 126 ettari riaperta appena un anno fa e caratterizzata da superfici boscate, sentieri naturalistici, aree attrezzate e strutture ricettive.
In questo caso, grazie all’intervento immediato e alla collaborazione tra soccorritori e territorio, il peggio è stato evitato. Il bosco è rimasto integro e i sentieri sono ancora praticabili. Le fiamme hanno però distrutto un boschetto di lecci, con la speranza che queste piante, particolarmente resilienti, riescano a riprendersi.
In molte altre aree, invece, gli incendi hanno devastato tutto. Un paio di piromani sono stati individuati, ma non basta.
Su Italia che Cambia abbiamo dedicato un approfondimento proprio alla gestione degli incendi da parte della Regione Siciliana che continua a mostrare gravi limiti. Ogni anno viene annunciato che la macchina dell’antincendio è pronta, poi arrivano luglio e agosto e si ripetono puntualmente le stesse dichiarazioni: servono più Canadair, più uomini e più risorse.
Il problema è che la risposta continua a concentrarsi sull’emergenza quando le fiamme sono già partite, mentre servirebbe lavorare durante tutto l’anno sulla prevenzione, sulla manutenzione del territorio, sul controllo delle aree più vulnerabili e sulla gestione della vegetazione.
La crisi climatica non appicca direttamente gli incendi, ma crea condizioni sempre più favorevoli alla loro diffusione: aumenta la siccità della vegetazione, accelera la propagazione delle fiamme e rende più difficili le operazioni di spegnimento. Serve davvero un cambiamento strutturato e sistemico.
Vi segnalo infine una petizione lanciata su Change.org da una giovane studentessa siciliana che dice di non tollerare più questo copione ormai tristemente prevedibile e chiede alle istituzioni di investire davvero nella prevenzione. Una richiesta condivisa da moltissime persone che vivono ogni estate la stessa angoscia.
Con le temperature di questi giorni, il mare rappresenta uno dei pochi refrigeri ma i dati diffusi da Goletta Verde restituiscono un quadro preoccupante: sulle coste siciliane, 16 dei 23 campioni analizzati tra la fine di giugno e l’inizio di luglio sono risultati oltre i limiti di legge e più della metà è stata classificata come fortemente inquinata.
Le criticità riguardano diverse province dell’isola e si accompagnano a un aumento delle segnalazioni da parte di cittadini e bagnanti, soprattutto lungo la costa ionica, tra Messina e Catania. Al centro del problema c’è ancora una volta la depurazione: da anni l’Unione europea sanziona l’Italia per le gravi carenze presenti in diverse regioni del Sud, tra cui la Sicilia.
Un caso emblematico è quello di Aci Castello. Qui, il 24 luglio, il Comitato spontaneo Aci Castello ha organizzato la manifestazione “Abbracciamo il mare”, per protestare contro l’inquinamento e il mancato avvio di un collettore fognario progettato nove anni fa e costato circa 20 milioni di euro.
Il progetto prevede che i reflui di Aci Castello, insieme a quelli provenienti da Capomulini, Aci Trezza e parte dell’area delle Aci, vengano raccolti dal nuovo collettore e portati fino alla rete fognaria di Catania. Da lì dovrebbero confluire nel depuratore di Pantano d’Arci, che è il recapito finale. Non può entrare pienamente in funzione finché non vengono risolte alcune criticità nella rete catanese, tra cui quelle legate al vecchio allacciante e al cosiddetto sifone Galatea.
Durante la protesta, il sindaco di Aci Castello Carmelo Scandurra ha denunciato una situazione di stallo e un continuo rimpallo di responsabilità tra gestori, amministrazioni, Ati idrico, Regione e commissario straordinario per la depurazione.
Nei giorni successivi è però arrivato un aggiornamento. Il commissario Fabio Fatuzzo ha annunciato di avere affidato a Sidra l’incarico di bandire una gara per una serie di interventi straordinari sulla rete fognaria di Catania e sul depuratore di Pantano d’Arci (a cui dovrebbe collegarsi quello di Aci Castello). I lavori dovrebbero servire a superare le criticità del vecchio allacciante, ripristinare il corretto trasferimento dei reflui verso il depuratore e rendere finalmente possibile anche il collegamento del collettore proveniente da Aci Castello e Aci Trezza.
L’investimento annunciato è di circa 30 milioni di euro. Fatuzzo ha però precisato che il commissario può intervenire soltanto sulle opere straordinarie, mentre la manutenzione ordinaria della rete rimane una responsabilità del gestore e del Comune proprietario degli impianti.
Intanto il collettore di Aci Castello resta fermo e il territorio continua a pagare le conseguenze di anni di ritardi, conflitti di competenze e confusione nella gestione del servizio idrico.
Il Tar ha bocciato il progetto di porto turistico privato promosso dalla società Tood’s. previsto accanto alla Scogliera d’Armisi, a Catania, È la terza decisione contraria a nuovi interventi portuali nell’area. Tra le numerose criticità evidenziate, mancava anche la Valutazione di impatto ambientale e la società non avrebbe rispettato prescrizioni imposte già nel 2003. Il Tar ha quindi escluso qualsiasi risarcimento a favore della Tood’s.
La sentenza conferma che un porto turistico in quella zona è ritenuto incompatibile con la pianificazione urbana, ferroviaria e ambientale. La Regione ha concluso la selezione dei progetti destinati alla salvaguardia della biodiversità e al recupero ambientale delle aree di pregio del demanio marittimo, mettendo a disposizione quasi 15 milioni di euro. L’avviso era stato pubblicato alla fine del 2024 e, dopo un lungo iter di valutazione, sono stati finanziati cinque interventi.
Al primo posto c’è “Plasticare”, il progetto dell’Area marina protetta di Capo Milazzo dedicato all’intercettazione e al recupero della plastica. Seguono un intervento nella Riserva naturale Ciane e Saline di Siracusa, la riqualificazione della fascia costiera dell’Arenella e i progetti presentati dai Comuni di Oliveri e Milazzo.
Parallelamente, a Lido di Noto si sta lavorando a un progetto contro l’arretramento delle spiagge. Tra il 1998 e il 2015, in questa zona la linea di costa ha perso più di mezzo metro di spiaggia ogni dodici mesi. Tra le cause ci sono la diminuzione delle piogge, l’urbanizzazione del retrospiaggia e gli interventi realizzati nel tempo sui torrenti, che hanno ridotto l’arrivo naturale di sabbia e detriti verso il mare. Il progetto prevede il ripascimento delle spiagge, cioè l’aggiunta di sabbia e materiali compatibili con quelli presenti, e la costruzione di tre pennelli in pietra per rallentare l’erosione e mantenere, nel tratto più esposto, una fascia di spiaggia larga almeno trenta metri.
Per la prima volta i fenicotteri rosa hanno nidificato nella Riserva naturale delle Saline di Trapani e Paceco, dove sono nati tre piccoli. Nel sito, gestito dal WWF, dalla primavera sono presenti stabilmente oltre 600 esemplari e sono stati censiti circa 50 nidi, con altre covate ancora in corso.
È un risultato importante perché finora le saline erano state soprattutto un luogo di passaggio durante le migrazioni. Secondo i responsabili della riserva, la nidificazione conferma l’efficacia del lavoro di tutela portato avanti negli anni: monitoraggio degli habitat, riduzione del disturbo umano, divieto di sorvolo e rimozione di elettrodotti pericolosi per gli uccelli. Prima dell’istituzione della Riserva Naturale, il fenicottero rosa era una presenza occasionale nelle Saline di Trapani e Paceco, e durante le migrazioni se ne osservavano non più di una quindicina. In quegli anni, inoltre, non era raro che alcuni individui venissero abbattuti proprio quando raggiungevano quest’area in cerca di cibo e di un luogo sicuro dove sostare dopo le lunghe migrazioni.
La riserva protegge circa mille ettari di zone umide e negli anni il numero delle specie di uccelli censite nella Riserva è più che raddoppiato, arrivando a circa 240, tra cui numerose di elevato valore conservazionistico come il fratino, il pollo sultano e le spatole. Fondamentale è anche il ruolo dei salinari: la produzione del sale e la gestione delle vasche contribuiscono infatti a mantenere gli ambienti necessari alla biodiversità.
Addiopizzo interviene nel dibattito sulle carceri dopo le dichiarazioni del procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, secondo cui la criminalità organizzata continua a esercitare un forte controllo dall’interno degli istituti penitenziari.
L’associazione denuncia una grave recrudescenza di estorsioni e intimidazioni nel mandamento mafioso di Tommaso Natale–San Lorenzo, a Palermo. Secondo Addiopizzo, queste falle rendono ancora più difficile convincere commercianti e imprenditori a denunciare il racket. Chi trova il coraggio di collaborare con magistratura e forze dell’ordine si domanda infatti come sia possibile sentirsi protetto se alcuni boss riescono a continuare a impartire ordini dal carcere.
Diversi sindacati della polizia penitenziaria condividono l’allarme, sottolineando sovraffollamento, violenze e capacità delle organizzazioni criminali di gestire traffici anche dall’interno delle carceri. Altri, invece, contestano l’espressione “carceri in mano alla mafia”, perché rischierebbe di rappresentare uno Stato sconfitto e di svalutare il lavoro degli agenti.
Addiopizzo chiede al ministro della Giustizia e all’intero Parlamento risposte concrete, contrasto alla mafia, conclude, non può ricadere soltanto su magistrati, forze dell’ordine e sui pochi imprenditori che scelgono di ribellarsi.
La Commissione tecnico-specialistica regionale ha chiesto quasi cento chiarimenti e integrazioni sui progetti dei due termovalorizzatori previsti a Palermo e Catania, finanziati dalla Regione con circa 800 milioni di euro. 44 chiarimenti per l’impianto di Bellolampo e 52 per quello previsto a Catania.
Per Palermo, la Commissione chiede di spiegare con precisione quali rifiuti alimenteranno l’impianto, quando entreranno in funzione le piattaforme pubbliche che dovrebbero produrre il combustibile e come saranno gestiti percolato, reflui, falde acquifere, ceneri e residui del trattamento dei fumi.
Servono inoltre maggiori informazioni sulle tecnologie scelte, sulle emissioni, sulla vicinanza ai centri abitati e sui possibili rischi sanitari in un’area già segnata dalla presenza della discarica di Bellolampo. Per Catania, oltre alle verifiche sulla qualità delle acque sotterranee e sugli effetti cumulativi con le industrie già presenti, viene chiesto di valutare l’impatto dell’impianto sulle attività della vicina caserma dei Vigili del fuoco.
Un punto particolare riguarda l’Etna. La Regione dovrà dimostrare che cenere vulcanica e fumi non possano intasare o danneggiare i sistemi di aspirazione, i filtri e gli impianti di depurazione dei fumi, e spiegare come il termovalorizzatore funzionerebbe durante una forte attività eruttiva.
La Commissione ha rilevato anche alcuni possibili errori nella documentazione, tra cui il riferimento all’Autorità di bacino dell’Appennino meridionale, che non riguarda la Sicilia. Il percorso quindi prosegue, ma i progetti dovranno essere integrati in modo sostanziale prima di poter ottenere le autorizzazioni ambientali.
Secondo Guido Bissanti, agronomo e autore della legge sull’agroecologia in Sicilia, le comunità che custodiscono il territorio sono una delle chiavi per la prevenzioni degli incendi sempre più gravi in Sicilia.
A sei mesi dal ciclone Harry Santa Teresa di Riva, il Comune più colpito, ha riaperto il lungomare e salvato la stagione estiva grazie al lavoro congiunto di amministrazione, cittadini e volontari. Ma ricostruire non basta.
Abbiamo intervistato Alessio Mamo, fotoreporter catanese e collaboratore del Guardian, che racconta guerre, migrazioni e crisi umanitarie mettendo al centro le relazioni e la responsabilità della testimonianza.
Povertà educativa e criminalità giovanile. Tempo pieno fermo al 13%, pochi asili nido, abbandono scolastico da record e criminalità minorile tra le più alte d’Italia. A Catania un dossier mette in relazione povertà educativa e devianza minorile, indicando scuola, servizi e comunità educanti come prime risposte per spezzare il ciclo.
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