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28 Luglio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

La più grande evacuazione civile in tempi di pace – 28/7/2026

Incendi record in Francia e Spagna, mentre nel Regno Unito resta secretato un rapporto dell’intelligence sul collasso degli ecosistemi; l’attentato al Pride di Berlino; Trump sospende i bombardamenti sull’Iran.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
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Trascrizione episodio

Sui suoi profili social Giovanni Mori, collega divulgatore, ingegnere ambientale, esperto di energia e transizione, l’ha definita con una formula secondo me molto efficace “La più grande evacuazione civile in tempi di pace”.

Il riferimento è agli incendi che continuano a colpire Francia e Spagna e che hanno costretto al momento 325mila persone a evacuare. C’è anche un’immagine che sta facendo il giro dei giornali, molto potente e simbolica, con una coppia in spiaggia a Moutchic, sulle rive del lago di Lacanau, che osservano il lago sovrastati da una goigantesca nuvola di cenere che si alza dall’orizzonte.

Leggo dall’articolo di Luisiana Gaita sul Fatto Quotidiano:

Mentre gli incendi devastano le foreste di Francia e Spagna, le previsioni di un’altra ondata di caldo minacciano di aggravare la crisi. Nei due Paesi, oltre 325mila persone sono fuggite dalle proprie case a causa dei roghi che continuano a minacciare il sud-ovest della Francia e la Spagna centrale, anche vicino a Madrid. Emmanuel Macron ha convocato una riunione di gabinetto d’emergenza, per fare il punto: sono al momento 240 le abitazioni distrutte dalle fiamme in Gironda, il dipartimento del sud-ovest del Paese colpito da incendi record, dove nelle operazioni di spegnimento delle fiamme sono rimasti feriti 84 pompieri. Tre vigili del fuoco, invece, hanno perso la vita nei giorni scorsi, due a Mérignac, in Gironda (vicino all’aeroporto di Bordeaux), uno in Savoia. 

“I roghi che stanno devastando la Francia, tra i più grandi dal secondo dopoguerra, hanno generato un ‘pirocumulonembo’ senza precedenti: una gigantesca nube di fuoco che crea venti propri e produce fulmini, alimentando così ulteriori incendi” ha spiegato la Federazione nazionale dei vigili del fuoco di Francia (Fnspf). 

Ok, pausa. What? Che sono adesso questi pirocumulonembi? In realtà è un effetto abbastanza tipico quando ci sono incendi giganteschi. In pratica sono nuvole generate dagli incendi stessi: il calore fortissimo fa salire l’aria come nella canna di un camino, fino a oltre 12mila metri, dove l’umidità condensa formando queste nubi bianche e panciute. Il problema è che, invece di spegnere il fuoco, lo peggiorano, perché tutto questo sistema genera venti fortissimi, fulmini ma quasi niente pioggia utile. 

E questo rende quasi impossibile o comunque rischiosissimo per i vigili del fuoco intervenire e al tempo stesso disperde cenere e tizzoni ardenti anche a grande distanza, allargando l’incendio. In più gli aerosol che finiscono così in alto possono restare in atmosfera per settimane o mesi, oscurando parzialmente il sole con un effetto paragonabile a un mini inverno nucleare.

Complessivamente nella regione francese sono bruciati 42mila ettari, e 220mila delle 325mila persone evacuate provengono proprio da lì. 45 campeggi chiusi. Il problema è che anche se la situazione si è stata abbastanza stabilizzata, da oggi è prevista un ulteriore aumento delle temperature nella regione di Gironda, com massime superiori ai 40 gradi, e questo potrebbe acuire ancora più le fiamme, che ora minacciano l’area verso Bordeaux.

In Spagna, invece, la situazione resta molto molto grave. Complessivamente sono state evacuate oltre 90mila persone tra Madrid, Ávila e Toledo. L’incendio di Avila è considerato quello più grande e devastante che abbia mai colpito il Paese e unito a quello di Madrid ha bruciato 77mila ettari. Sono quattro volte l’estensione di Milano completamente bruciata. Una roba gigantesca.

Poi c’è un altro fronte a Castellón, con 6.500 ettari bruciati e 16mila sfollati. Secondo Sánchez nel solo 2026 sono bruciati 150mila ettari, quindi 8 Milano. Ci sono stati 13 morti per gli incendi, oltre 3.800 per il caldo.

In tutto ciò stiamo entrando nel picco anche della stagione turistica, e l’afflusso di turisti potrebbe complicare le operazioni e rendere più difficile eventuali nuovi sfollamenti.

L’articolo del Fatto riporta anche le dichiarazioni di Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea, nonché ex ministra della Transizione ecologica in Spagna. Una che sa il fatto suo. Vi leggo le sue dichiarazioni, rilasciate al Pais:

 “L’Europa non è preparata alle conseguenze dei cambiamenti climatici che stiamo già osservando. E lo abbiamo constatato in queste ultime settimane, con il collasso delle reti ferroviarie ed elettriche, il sovraffollamento dei pronto soccorsi ospedalieri, la mancanza di adeguamenti agli sbalzi termici negli edifici nella maggior parte delle città del nord”. 

Ribera ha anche ricordato che a febbraio, in seno alla Commissione, è stato adottato un importante pacchetto sugli incendi. E poi ripercorre come la condivisione dei servizi di intervento (quindi il fatto che ad esempio mezzi e vigili del fuoco siano inviati anche da altri paesei) si è sviluppata a partire dall’incendio di Guadalajara del 2005 e dalla creazione dell’Unità militare di emergenza (Ume) in Spagna.

Dice: “Da allora abbiamo fatto molti progressi ma continuiamo a non essere chiaramente preparati per una realtà che non solo è terribile, ma anche profondamente ingiusta dal punto di vista sociale”. Ribera, nel corso dell’intervista, ha ricordato che la Commissione dovrà approvare in ottobre una strategia e una comunicazione in materia di adattamento ai cambiamenti climatici. “Si tratta di un aggiornamento molto più approfondito e trasversale rispetto alle politiche adottate finora. È un’impresa complessa e la prima cosa da evitare è il negazionismo criminale da parte di determinate forze politiche a livello europeo che pensano che nascondendo il problema o negandolo, questo si risolverà o scomparirà” ha avvertito la vicepresidente della Commissione Ue.

A proposito di crisi climatica, c’è un report che il governo britannico sta cercando da mesi di occultare. 

Ne parla il Guardian, che già a gennaio scorso aveva svelato la cose, e ora racconta di come il Parlamento, anzi alcuni membri del parlamento ne abbiano richiesto la sua pubblicazione integrale.

Ma di che report stiamo parlando? E perché il governo britannico sembra averne così paura?

Scrive Fiona Harvey sul Guardian: “Alcuni parlamentari hanno chiesto la pubblicazione integrale di un rapporto esplosivo redatto dai vertici dell’intelligence britannica, secondo il quale il collasso degli ecosistemi in altri Paesi avrebbe conseguenze catastrofiche sulla sicurezza nazionale del Regno Unito. I deputati hanno avvertito che il Paese «non ha futuro» se non si interviene con urgenza sulla base delle conclusioni del documento.

Ok, provo a raccontarvi la storia dall’inizio: più di un anno fa, un gruppo di lavoro che coinvolge il Joint Intelligence Committee — cioè l’intelligence britannica — insieme ad altri dipartimenti governativi, prepara un rapporto di massima importanza sul futuro del paese. Si tratta di un’analisi che collega il collasso degli ecosistemi in varie parti del mondo alla sicurezza nazionale del Regno Unito. Ed è un rapporto che giunge a conclusioni durissime. 

Dice, in sostanza, che gli ecosistemi fondamentali del pianeta continuano a degradarsi, e fa vari esempi, fra cui la foresta amazzonica, che rischia di trasformarsi da assorbitore di CO2 a fonte di emissioni, ma cita tanti altri ecosistemi che si stanno degradando e stanno smettendo di svolgere le loro funzioni. 

E dice: se questo trend non viene arrestato immediatamente, le conseguenze per la Gran Bretagna sarebbero pesantissime: non avremmo cibo a sufficienza (entro cinque anni, scrivono), aumenterebbero ancora le migrazioni, aumenterebbe l’instabilità politica (fra l’altro ora capite perché le estreme destre negano il cambiamento lcimatico no? Perché se ammettessero che esiste e che non stanno facendo niente per contrastarlo, starebbero ammettendo di alimentare la principale causa di migrazioni presenti e future). E citano, in un sistema con risorse sempre più scarse, anche l’ipotesi di ulteriori conflitti armati, con scenari dai più soft ai più apocalittici.

Il rapporto viene redatto, viene presentato al governo ed era previsto che venisse presentato pubblicamente a ottobre, durante un evento al Museo di storia naturale di Londra, addirittura alla presenza di re Carlo. Ma all’ultimo momento, Downing Street blocca tutto. Qualche settimana dopo ci riprovano i ministri di due dipartimenti — quello per l’Ambiente e quello per l’Energia — che provano a far uscire il rapporto in occasione della Cop30 in Brasile. Bloccato di nuovo. E secondo alcune fonti interne, dietro a questi stop ci sarebbe l’ex consigliere del premier Keir Starmer, Morgan McSweeney.

A ottobre però il Guardian riesce ad ottenere una versione parziale del rapporto e pubblica uno scoop, per cui la questione diventa comunque di dominio pubblico. A gennaio, sotto la pressione di richieste di accesso agli atti ripetute, il governo cede parzialmente: pubblica una versione ridotta, censurata, di appena 14 pagine. Ma la versione integrale resta blindata.

E così arriviamo al presente, cioè a mercoledì scorso, quando la commissione parlamentare per il controllo ambientale convoca un’audizione proprio su questo rapporto. E succede una cosa piuttosto clamorosa: il governo si rifiuta di mandare qualcuno che possa mostrare la versione completa. Mentre il Regno Unito attraversa la terza ondata di calore estremo della stagione, il Cabinet Office, che è co-responsabile del rapporto, non manda né un ministro né un funzionario. C’è solo Mary Creagh, ministra dell’Ambiente, che dice ai parlamentari che le 14 pagine censurate dovrebbero bastare.

Mi sembra che questa storia racconti molto dell’atteggiamento di una buona fetta della politica, forse di una buona fetta dell’umanità, di fronte alla crisi climatica. Seppellire il problema sotto il tappeto, lasciando che sia qualcuno in futuro a occuparsene. Solo che il futuro è sempre più presente.

Sempre Giovanni Mori, che citavo all’inizio, nel suo commento cita la prima pagina del Times, uno dei giornali più influenti al mondo, che due giorni fa è uscito in prima pagina con questa infelice accoppiata. Il titolo principale dice “Net zero risks blackout” e come immagine a corredo sceglie proprio la foto iconica della coppia in spiaggia che osserva l’incendio.

Ora, credo che ci sia un paradosso evidente. E involontariamente – credo – la foto diventa la chiave di lettura del titolo. La potenza dell’immagine sta nella tranquillità apparente con cui la coppia, in vacanza, osserva uno degli incendi più devastanti di sempre in Francia come se fosse lo sfondo di una cartolina. 

Il filosofo Slavoj Žižek chiamava questa postura “diniego feticistico”: sappiamo benissimo che una cosa è vera, ma continuiamo a comportarci come se non lo fosse. 

Il paradosso è che la postura di un giornale che sceglie di abbinare a quella foto un titolo come “Net zero risks blackout”, quindi “raggiungere le emissioni zero rischia di causare blackout” è esattamente la stessa postura della coppia nella foto. Osservare la realtà senza capirne le ripercussioni. 

Ora, non so se il Times abbia voluto fare una raffinatissima operazione di metagiornalismo, usando la figura retorica del paradosso per denunciare in realtà la connivenza dei media e la loro incapacità di leggere la realtà. Ne dubito fortemente. 

E se non è così, capite che abbiamo un problema. È come se di fronte a una malattia gravissima, per cui la mia unica speranza è prendere un certo farmaco, la prima cosa che il medico mi dice è “attento però eh, perché può causare mal di testa”. 

Ok. Respiriamo. Io per primo. A volte è davvero frustrante osservare come intere fette di mondo preferiscano negare il problema, o concentrarsi su aspetti marginali, per paura. Paura di cambiare, di perdere dei privilegi. Mentre tutto attorno l’energia nell’atmosfera aumenta, e aumenta l’energia nelle nostre società sempre più caotiche. Dobbiamo davvero mettere a terra questa energia verso le cose sensate. Noi cerchiamo di raccontarle, spero sia utile. 

Sabato sera un minivan bianco si è lanciato sulla folla del Pride di Berlino, uccidendo una donna e ferendo 29 persone. alla guida c’era un ventunenne identificato., già noto alla polizia e con legami con ambienti islamisti, anche se gli inquirenti non hanno ancora chiarito il movente né se abbia agito da solo. Domenica sera la polizia tedesca lo ha ucciso durante uno scontro a fuoco in un’operazione speciale nel quartiere berlinese di Spandau, mettendo fine a una caccia all’uomo durata oltre 24 ore.

Sul fronte Iran, invece, dopo tredici notti consecutive di raid, Trump ha sospeso improvvisamente la sua campagna di bombardamenti, e anche l’Iran ha fatto sapere che fermerà i propri attacchi finché durerà la pausa americana. Dietro alla scelta ci sarebbero le preoccupazioni sollevate dal generale Dan Caine sulle scorte di munizioni statunitensi e su altre possibili conseguenze negative di un’ulteriore escalation, più il tentativo di lasciare spazio alla diplomazia — anche se Teheran, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, ha comunque chiarito che quella attuale non può essere definita una tregua.

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