Blackout, l’Italia senza corrente per condizionatori e cavi surriscaldati. Ecco cosa fare
Torino, Milano, Napoli: nelle ultime settimane diverse città italiane hanno subito interruzioni di corrente a causa dell’ondata di calore. Consigli su comportamenti utili.
Ascensori bloccati, supermercati al buio, famiglie senza corrente per oltre quindici ore di fila. Tra venerdì 20 e domenica 22 giugno si sono verificati cali di tensione e interruzioni di corrente in diverse città italiane: Torino, Bergamo, Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese, nell’hinterland milanese. Il fenomeno, legato all’ondata di caldo estremo che sta attraversando il paese e buona parte d’Europa, ha raggiunto poi anche Napoli, dove corso Umberto ha registrato un blackout che ha lasciato circa 300 utenze senza energia nella notte del 22 giugno.
A Torino la situazione è stata particolarmente critica. Il quartiere Mirafiori Nord ha subito oltre quindici ore di interruzione, con ascensori fermi che impedivano agli anziani di muoversi, congelatori da svuotare e una task force di oltre 150 operatori Ireti, la società che gestisce la distribuzione di energia elettrica a Torino, al lavoro su tutto il territorio, mentre la città toccava il picco storico di 500 megawatt di richiesta energetica. Situazione simile nell’hinterland milanese: a Opera il guasto ha coinvolto 29 cabine elettriche e circa 3.400 utenti, con un incremento dei consumi del 40% rispetto alla settimana precedente.
Le cause di questa serie di blackout hanno a che fare con le conseguenze della cupola di calore che staziona da giorni sopra parte del continente europeo e che, come spiega dai suoi canali social il climatologo Luca Lombroso, secondo i modelli climatici dovrebbe attenuarsi attorno a martedì della prossima settimana per lasciare spazio a violenti temporali.
Sono principalmente due le dinamiche che contribuiscono ai problemi elettrici. Il primo è che la rete elettrica urbana è composta da migliaia di chilometri di cavi interrati a circa un metro e mezzo di profondità: quando le temperature salgono, l’asfalto si scalda e i cavi faticano a disperdere il calore generato dalla corrente. Così il materiale isolante si degrada più rapidamente e i giunti diventano fragili. Ogni riparazione d’emergenza, peraltro, peggiora strutturalmente la situazione: i tratti di cavo sostituiti producono nuovi giunti, moltiplicando i punti deboli della rete.
A questo si somma l’aumento dei consumi legato all’uso massiccio di condizionatori, che aumenta ulteriormente il flusso di energia e quindi il calore generato.
Il problema non è nuovo, ma sta diventando più frequente e più grave. Oltre il 60% delle abitazioni italiane dispone oggi di un impianto di climatizzazione, una quota raddoppiata rispetto al 2013, mentre le temperature che un tempo erano eccezionali si stanno facendo sempre più ordinarie e durature per via della crisi climatica generata dalle emissioni climalteranti prodotte dagli esseri umani. Un circolo che si autoalimenta: più caldo, più condizionatori accesi, più stress sulla rete, più blackout.
Ma cosa possiamo fare? Innanzitutto, per convivere con temperature di questo tipo, è importante imparare a utilizzare il condizionatore in maniera responsabile, senza demonizzarlo e senza abusarne. Su come utilizzare il condizionatore in modo consapevole, riducendo i consumi senza rinunciare al refrigerio, su Italia che Cambia abbiamo pubblicato un articolo nel 2023, sempre molto attuale.
Anche sul fronte delle soluzioni strutturali, qualcosa si muove. Duereti, che gestisce la rete di distribuzione in diversi comuni lombardi, ha annunciato – secondo quanto riporta il Giorno – un piano di investimenti da 650 milioni di euro nel quinquennio 2026-2030 per innovazione e sviluppo infrastrutturale.
La Città metropolitana di Milano ha recentemente annunciato la piantumazione di 62mila nuovi alberi e arbusti, grazie ad un investimento pubblico di circa 3 milioni di euro da fondi del Pnrr. Firenze e Bologna hanno creato mappe dei rifugi climatici, luoghi freschi dove ripararsi dal caldo estremo. Diverse città stanno adottando piani di depavimentazione.
Il nodo, però, rimane quello della rete di distribuzione locale: l’ultimo miglio che porta la corrente nelle case, che è più difficile da aggiornare in modo sistematico, proprio perché si estende per migliaia di chilometri sotto le strade delle città.






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