Bosco Ospizio, dopo lo sgombero e l’abbattimento degli alberi accelera il boicottaggio di Conad
In diversi Conad dell’Emilia-Romagna cittadini e attivisti occupano i carrelli e li lasciano vuoti. L’Assemblea del Bosco Ospizio rilancia in tutta Italia la campagna “Spesa senza Conad”.
La mobilitazione per Bosco Ospizio, l’area verde di Reggio Emilia abbattuta per far posto a un nuovo supermercato Conad, cambia terreno e arriva dentro i punti vendita della catena. Secondo quanto comunicato oggi dall’Assemblea del Bosco Ospizio sui propri canali social, in diversi Conad dell’Emilia-Romagna alcune persone hanno raccolto l’appello del comitato: sono entrate nei negozi, hanno occupato i carrelli e poi li hanno lasciati vuoti. È la nuova fase di una protesta che, dopo lo sgombero del presidio e il taglio degli alberi, punta sul boicottaggio in tutta Italia.
Come avevamo raccontato nel nostro primo articolo sulla mobilitazione, l’assemblea riunisce cittadine, cittadini, associazioni e movimenti come Extinction Rebellion, Lipu e Legambiente per difendere il bosco urbano del quartiere Ospizio. Il 3 agosto le ruspe hanno tentato per la prima volta di entrare nell’area. Il presidio le ha respinte per due giorni consecutivi e da allora non ha mai lasciato il cancello. Nei giorni successivi anche ricercatori e docenti si sono schierati in difesa del bosco. A fine agosto c’è stato l’incontro tra l’assemblea e Conad, dal quale gli attivisti sono usciti con un no netto sulla riduzione della parte da cementificare.
Il cantiere è partito il 30 settembre. All’alba polizia in assetto antisommossa ha bloccato tutti gli accessi al bosco e le ruspe hanno avviato gli abbattimenti. Il presidio permanente, attivo dal 3 agosto, è stato sgomberato. Oltre al punto vendita, il progetto prevede una biblioteca, una casa della salute, ambulatori medici e un polo sociale. Conad aveva acquistato l’area nel 2015 e ha poi esercitato i propri diritti edificatori attraverso una convenzione firmata con il Comune di Reggio a inizio anno.
Anche sul fronte giudiziario la partita non è chiusa. Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza urgente presentata da Legambiente e dall’assemblea per fermare i lavori. L’udienza sul merito resta però fissata per l’8 ottobre. In precedenza il Tar aveva respinto la sospensiva, sostenendo che quello di Ospizio non fosse un “bosco” secondo gli standard normativi. Anche i numeri dell’intervento sono contestati. Per i promotori della petizione il cantiere cancella oltre quattro ettari di verde e più di 154 alberi adulti. Conad, sul sito dedicato al progetto, parla invece di 98 alberi abbattuti e 1.348 nuove piantumazioni. La petizione su Change.org ha superato – nel momento di pubblicazione di questo articolo – le 66mila firme.
L’idea del boicottaggio non nasce adesso. Già da settimane l’Assemblea porta avanti la campagna “Spesa senza Conad”, che invita a non fare acquisti nei punti vendita della catena e a restituire la tessera fedeltà insieme a una lettera che spieghi le ragioni della scelta. Nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre Extinction Rebellion ha coperto di manifesti la sede nazionale di Conad a Bologna, invitando a boicottare la catena. La campagna, inoltre, è già uscita dai confini della provincia. Nicolò Casucci, che cura i social del presidio, ha raccontato al Fatto Quotidiano che arrivano richieste da altre città italiane, dove gruppi di persone si organizzano in autonomia, stampano volantini e chiedono aggiornamenti per un’azione coordinata.
Il presidio, intanto, resta attivo. L’assemblea si riunisce ogni sera alle 19, e quella del 2 ottobre era la sessantaduesima dal primo blocco del 3 agosto. L’obiettivo dichiarato ora è salvare quel che resta e impedire che inizi la cementificazione. L’attivista Attilia Notari ha spiegato che gli alberi possono ricrescere, mentre il cemento distrugge tutto. Al di là dell’esito, come abbiamo raccontato nel focus “Evolvere la democrazia”, Bosco Ospizio ha già lasciato un’eredità fatta di nuove forme di collaborazione e auto-organizzazione dal basso. Nel comunicato diffuso oggi l’Assemblea rivendica la diffusione della protesta con un’immagine che è anche un programma: i semi piantati in questi mesi, scrivono, sono pronti a germogliare ovunque.





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